Spagna, rinviata a giudizio la sorella del re Felipe VI
Cristina di Borbone è accusata di reati fiscali commessi con il marito Inaki Urdangarin
MADRID - Cristina di Borbone, sorella del re di Spagna Felipe VI, è stata rinviata a giudizio al termine delle indagini sul caso Noos. La secondogenita di Juan Carlos è accusata di reati fiscali commessi con il marito Inaki Urdangarin nel 2007 e 2008. Si tratta della prima tegola per il nuovo sovrano, che ha assunto la guida del Paese appena una settimana fa, dopo l'abdicazione del padre, e nel suo discorso d'investitura in Parlamento ha promesso "una condotta integra, onesta e trasparente" della corona e reiterato al contempo rispetto per l'indipendenza della magistratura. E il commento ufficiale della Corona alla decisione del giudice istruttore Josè Castro è stato in linea con quell'impegno: "Pieno rispetto per la decisione giudiziaria".
Cristina, settima nella linea di successione, sarà il primo membro della Casa reale spagnola a finire sul banco degli imputati. Da più parti si invoca la sua rinuncia ai diritti dinast…
Cristina, settima nella linea di successione, sarà il primo membro della Casa reale spagnola a finire sul banco degli imputati. Da più parti si invoca la sua rinuncia ai diritti dinast…
MADRID - Cristina di Borbone, sorella del re di Spagna Felipe VI, è stata rinviata a giudizio al termine delle indagini sul caso Noos. La secondogenita di Juan Carlos è accusata di reati fiscali commessi con il marito Inaki Urdangarin nel 2007 e 2008. Si tratta della prima tegola per il nuovo sovrano, che ha assunto la guida del Paese appena una settimana fa, dopo l'abdicazione del padre, e nel suo discorso d'investitura in Parlamento ha promesso "una condotta integra, onesta e trasparente" della corona e reiterato al contempo rispetto per l'indipendenza della magistratura. E il commento ufficiale della Corona alla decisione del giudice istruttore Josè Castro è stato in linea con quell'impegno: "Pieno rispetto per la decisione giudiziaria".
Cristina, settima nella linea di successione, sarà il primo membro della Casa reale spagnola a finire sul banco degli imputati. Da più parti si invoca la sua rinuncia ai diritti dinastici e secondo molti osservatori, sarebbe stata proprio l'imminente incriminazione a indurre Juan Carlos I ad accelerare la sua abdicazione.
Nell'ordinanza di 167 pagine, emessa al termine di un'inchiesta durata tre anni, il giudice istruttore dell'Audiencia Nacional di Maiorca ha citato in giudizio con rito abbreviato la secondogenita di Juan Carlos I e di Sofia di Grecia, accusata di riciclaggio di capitali e reati fiscali, commessi in concorso con il marito Inaki Urdangarin, fra il 2007 e il 2008, con l'evasione al fisco di oltre 337.138 euro. L'ex campione di pallamano, assieme al suo socio nella Fondazione Noos, Diego Torres, sarà processato per otto reati: malversazione di fondi pubblici, prevaricazione, falso in documenti, corruzione, falsificazione, truffa e frode all'amministrazione, oltre a riciclaggio di capitali ed evasione fiscale. Complessivamente, sono 15 i rinviati a giudizio, incluso l'ex presidente delle Baleari, Jaume Matas.
I tanti "non ricordo" con i quali la sorella del re rispose lo scorso 8 febbraio al giudice Castro in un interrogatorio durato otto ore, non hanno dissipato i dubbi. Al contrario, nell'ordinanza il magistrato evidenzia che "ci sono indizi in abbondanza che donna Cristina di Borbone e Grecia sia intervenuta da un lato lucrando in proprio beneficio, dall'altro operando affinché lo facesse suo marito mediante la collaborazione del 50% del capitale sociale" nella società Aizoon.
L'indagine prende le mosse dalle attività dell'Istituto Noos per la promozione di eventi sportivi senza scopo di lucro presieduto da Inaki Urdangarin, accusato con il socio di aver drenato oltre sei milioni di fondi pubblici per l'organizzazione di avvenimenti per le Comunità Valenziana e delle Isole Baleari mediante una rete di imprese montata allo scopo. Fra queste, la società familiare Aizoon, condivisa con Cristina e, secondo l'accusa, "scudo fiscale" creato nel 2002 "con il deliberato proposito" di occultare al fisco i profitti che l'istituto Noos "otteneva illecitamente", di riciclare il denaro pubblico e "far figurar spese proprie come quelle dell'attività" della società, evadendo il fisco.
Gli ex duchi di Palma avrebbero utilizzato il denaro per ristrutturare il palazzetto di Pedralbes, a Barcellona - la residenza per la quale Cristina avrebbe ricevuto 1,2 milioni di euro dal padre Juan Carlos - per l'acquisto di opere d'arte, lezioni di flamenco, abiti, viaggi di lusso e feste di compleanno. Il magistrato sottolinea che i coniugi "si alternavano alla presidenza dell'ente" ed "entrambi contrattavano personale per Aizoon", poi impiegato come personale domestico, "sapendo che mai avrebbe prestato servizio per la società".
Esclusa da tempo dagli atti ufficiali e da una settimana non più membro della famiglia reale, avendo perduto la condizione di infanta, Cristina rischia fino a 19 anni di carcere. Ha ricevuto la notizia dell'incriminazione a Ginevra, dove si è trasferita con la famiglia per sfuggire allo scandalo e dove è stata visitata lunedì dalla madre Sofia, nel suo primo atto da ex sovrana.
La Procura Anticorruzione, contraria all'imputazione, come l'Agenzia tributaria, ha annunciato un nuovo ricorso contro l'ordinanza del giudice Castro. Sulla stessa linea uno dei legali della difesa, Miquel Roca, per il quale Cristina "non ha commesso nessun reato" e "non ci sono prove". Roca presenterà fra lunedì e mercoledì prossimi ricorso di appello all'Audiencia Nacional di Palma "perché decida sul processo".
Cristina, settima nella linea di successione, sarà il primo membro della Casa reale spagnola a finire sul banco degli imputati. Da più parti si invoca la sua rinuncia ai diritti dinastici e secondo molti osservatori, sarebbe stata proprio l'imminente incriminazione a indurre Juan Carlos I ad accelerare la sua abdicazione.
Nell'ordinanza di 167 pagine, emessa al termine di un'inchiesta durata tre anni, il giudice istruttore dell'Audiencia Nacional di Maiorca ha citato in giudizio con rito abbreviato la secondogenita di Juan Carlos I e di Sofia di Grecia, accusata di riciclaggio di capitali e reati fiscali, commessi in concorso con il marito Inaki Urdangarin, fra il 2007 e il 2008, con l'evasione al fisco di oltre 337.138 euro. L'ex campione di pallamano, assieme al suo socio nella Fondazione Noos, Diego Torres, sarà processato per otto reati: malversazione di fondi pubblici, prevaricazione, falso in documenti, corruzione, falsificazione, truffa e frode all'amministrazione, oltre a riciclaggio di capitali ed evasione fiscale. Complessivamente, sono 15 i rinviati a giudizio, incluso l'ex presidente delle Baleari, Jaume Matas.
I tanti "non ricordo" con i quali la sorella del re rispose lo scorso 8 febbraio al giudice Castro in un interrogatorio durato otto ore, non hanno dissipato i dubbi. Al contrario, nell'ordinanza il magistrato evidenzia che "ci sono indizi in abbondanza che donna Cristina di Borbone e Grecia sia intervenuta da un lato lucrando in proprio beneficio, dall'altro operando affinché lo facesse suo marito mediante la collaborazione del 50% del capitale sociale" nella società Aizoon.
L'indagine prende le mosse dalle attività dell'Istituto Noos per la promozione di eventi sportivi senza scopo di lucro presieduto da Inaki Urdangarin, accusato con il socio di aver drenato oltre sei milioni di fondi pubblici per l'organizzazione di avvenimenti per le Comunità Valenziana e delle Isole Baleari mediante una rete di imprese montata allo scopo. Fra queste, la società familiare Aizoon, condivisa con Cristina e, secondo l'accusa, "scudo fiscale" creato nel 2002 "con il deliberato proposito" di occultare al fisco i profitti che l'istituto Noos "otteneva illecitamente", di riciclare il denaro pubblico e "far figurar spese proprie come quelle dell'attività" della società, evadendo il fisco.
Gli ex duchi di Palma avrebbero utilizzato il denaro per ristrutturare il palazzetto di Pedralbes, a Barcellona - la residenza per la quale Cristina avrebbe ricevuto 1,2 milioni di euro dal padre Juan Carlos - per l'acquisto di opere d'arte, lezioni di flamenco, abiti, viaggi di lusso e feste di compleanno. Il magistrato sottolinea che i coniugi "si alternavano alla presidenza dell'ente" ed "entrambi contrattavano personale per Aizoon", poi impiegato come personale domestico, "sapendo che mai avrebbe prestato servizio per la società".
Esclusa da tempo dagli atti ufficiali e da una settimana non più membro della famiglia reale, avendo perduto la condizione di infanta, Cristina rischia fino a 19 anni di carcere. Ha ricevuto la notizia dell'incriminazione a Ginevra, dove si è trasferita con la famiglia per sfuggire allo scandalo e dove è stata visitata lunedì dalla madre Sofia, nel suo primo atto da ex sovrana.
La Procura Anticorruzione, contraria all'imputazione, come l'Agenzia tributaria, ha annunciato un nuovo ricorso contro l'ordinanza del giudice Castro. Sulla stessa linea uno dei legali della difesa, Miquel Roca, per il quale Cristina "non ha commesso nessun reato" e "non ci sono prove". Roca presenterà fra lunedì e mercoledì prossimi ricorso di appello all'Audiencia Nacional di Palma "perché decida sul processo".