Esteri

Siria, autobomba vicino Damasco: due morti. Combattimenti tra gruppi jihadisti

(reuters)
L'attentato è avvenuto a Duma, zona controllata da insorti anti-regime. Offensiva in Siria del fronte al-Nusra e dell'Esercito siriano libero contro l'Isis, i miliziani che stanno insidiando il governo iracheno contando anche delle sue posizioni nello stato di Assad
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DAMASCO - Oltre tre anni di sanguinosa guerra civile in Siria, e le tensioni non accennano a diminuire. Oggi è tornato a scorrere sangue nella capitale Damasco, in una zona controllata dai ribelli anti-Assad: un'autobomba è esplosa uccidendo due persone, due adolescenti, e ferendone decine. L'ordigno è esploso in una zona di mercato, affollata di persone che facevano la spesa il giorno prima dell'inizio del Ramadan, il mese del digiuno.

La tensione che sfiora la capitale continua a travolgere moltissime zone periferiche, dove si combatte ancora duramente tra l'esercito e i ribelli, e tra i gruppi ribelli. La crisi siriana si intreccia ormai fittamente con quella irachena, visto che l'Isis, lo Stato islamico del Iraq e della Siria (o del Levante, Isil) controlla ormai ampie zone al confine tra Siria e Iraq e ormai è senza dubbio il gruppo più potente dell'area.
 
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Nella strategia del gruppo, al momento le priorità si sono spostate verso est, ovvero sul territorio iracheno, dove l'avanzata contro l'esercito di Bagdad e le forze sciite è travolgente. Nei giorni scorsi hanno occupato la città irachena di al-Qaim, che è oltre la frontiera rispetto alla siriana Albu Kamal, già in mano all'Isis. Proprio per spezzare questo importante collegamento, che garantisce uomini e risorse agli scontri in Iraq, oggi le milizie ribelli siriane del fronte al-Nusra e dell'Esercito siriano libero hanno lanciato un'offensiva contro i combattenti dell'Isis per riconquistare Albu Kamal. E secondo alcune fonti avrebbero ottenuto il controllo della città.

La maggior parte della provincia di Deir Ezzor, di cui Albu Kamal è una delle località principali, è nelle mani dell'Isis.

Il mondo guarda con attenzione a quello che succede in quest'area, come confermano le parole del viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov, in visita a Damasco dove ha incontrato il presidente siriano Bashar al-Assad. "Non resteremo a braccia conserte", ha detto Ryabkov, di fronte all'avanzata delle milizie jihadiste "che cercano di propagare il terrorismo nella regione".