BAGDAD - Tenterà di restare al governo, nonostante le pressioni, per il terzo mandato consecutivo. Il premier iracheno uscente, Nuri al-Maliki ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di ritirare la propria candidatura alla guida del nuovo esecutivo anche se la comunità internazionale, gli Stati Uniti in particolare oltre che diversi esponenti all'interno del suo blocco sciita, continuano a chiedere che si faccia da parte. A riferirlo è stata la tv panaraba al-Arabiya, con una scritta in sovrimpressione.
Al-Maliki si ricandiderà in quanto a capo del primo partito secondo l'esito delle elezioni legislative del 30 aprile. "Non potrò mai deludere il popolo che mi ha eletto", ha rimarcato nella dichiarazione riportata dai media locali, sottolineando che "il voto è un diritto del cittadino iracheno attraverso il quale ha deciso chi vuole" a guida del Paese. "Nessuno ha il diritto di porre delle condizioni, perché ciò equivarrebbe a una dittatura". E ancora "rititarsi dal campo di battaglia di fronte a organizzazioni terroristiche ostili all'islam e all'umanità significherebbe mancare alle responsabilità legali, nazionali e morali: giuro di voler rimanere a fianco delle forze armate e dei volontari per combattere fino alla sconfitta finale dei nemici dell'Iraq e del suo popolo", ha concluso al Maliki.
La dichiarazione del premier arriva poche ore dopo la rinuncia del leader della coalizione sunnita 'Uniti per le Riforme' Osama al-Nujayfi a ricandidarsi per la presidenza della nuova Assemblea al fine di favorire un accordo per la nascita di una governo di unità nazionale. Il sunnita al-Nujayfi è uno dei principali rivali politici di Maliki. "Nell'interesse del popolo e del Paese ho deciso di non candidarmi", ha detto Nujayfi, secondo il testo di un discorso pubblicato sulla sua pagina Facebook. Il primo luglio si è conclusa in pochi minuti la prima sessione del nuovo Parlamento di Bagdad: a causa delle divergenze tra le forze parlamentari sulle nomine dei vertici dell'assemblea e il prossimo governo in aula è infatti mancato il quorum. Una nuova seduta è stata fissata per martedì prossimo.
Secondo fonti governative al-Maliki è quasi sicuramente destinato a pagare la crescente instabilità del paese, che da due anni sta scivolando di nuovo verso une guerra civile fra sciiti e sunniti di cui il premier, con la sua politica di marginalizzazione della minoranza sunnita, viene ritenuto responsabile principale.
L'alternativa sarebbe quella di un governo di unità sempre a guida sciita - agli sciiti, per una legge non scritta, spetta il primo ministro così come la presidenza della repubblica ai curdi - per il quale non mancano i candidati, dall'ex vicepresidente Adel Abdel Mehdi, considerato secondo alcune fonti il favorito, all'ex premier Ibrahim al-Jaafari o al suo vice Ahmed Chalabi.
Sebbene al premier uscente non manchino ancora gli appoggi in seno all'alleanza sciita - composta di vari blocchi, non tutti a lui favorevoli - rimane da considerare il fatto che l'apparente incapacità dell'esercito iracheno di far fronte alle milizie sunnite, assai meno numerose, potrebbe riflettere anche la volontà di una parte dello sciismo di liberarsi di al maliki che non ha dimostrato la capacità di poter condurre una politica di convivenza pacifica fra le comunità irachene.
Attentato suicida a Samarra. E' di almeno 15 morti e 25 feriti il bilancio delle vittime di un attentato suicida contro un posto di controllo dell'esercito nei pressi della località di Samarra. Il kamikaze ha lanciato l'auto imbottita di esplosivo contro un posto di controllo uccidendo dei militari e dei volontari civili.
Nel Paese gli scontri non si placano. Nella zona di al Athim, nella provincia sunnita irachena di Diyala, l'esercito di Bagdad e i ribelli sunniti fedeli allo Stato islamico continuano a combattere. Gli scontri, secondo l'emittente televisiva "al Maiadin", vedono i ribelli avvicinarsi sempre di più alla capitale, nonostante qualche lieve successo conseguito nei giorni scorsi dall'esercito intorno a Tikrit. Oggi trenta militanti sunniti sono rimasti uccisi in un raid aereo delle forze governative per il controllo della raffineria di Beiji, la più grande dell'Iraq, che si trova a nord di Bagdad. Lo rende noto il portavoce delle forze antiterrorismo irachene, Sabah al-Nuaman, spiegando che nell'attacco aereo erano stati presi di mira otto veicoli. I combattenti del gruppo jihadista dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil), che hanno occupato gran parte del nord e dell'ovest dell'Iraq, cercano da settimane di conquistare la raffineria di petrolio del Paese.
Scali sotto controllo. Intanto oggi anche la Francia, su richiesta degli Stati Uniti, ha rafforzato le misure di sicurezza nei propri aeroporti per i voli verso gli Stati Uniti durante il periodo estivo, che potrebbero causare dei ritardi. Lo ha reso noto l'aviazione civile in una nota. Ieri Washington aveva chiesto ad una quindicina di Paesi in Europa e Medio Oriente di rafforzare i controlli nei propri scali perché esiste la possibilità di minacce terroristiche contro gli Stati Uniti, in particolare dallo Stato Islamico in Iraq e nel Levante (Isis).
Liberate le infermiere indiane rapite. Sono state liberate le 46 infermiere indiane bloccate a Tikrit, in Iraq, nella zona controllata dai militanti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante. Lo ha reso noto oggi il governatore dello stato indiano del Kerala, Oommen Chandy. Le donne torneranno a casa su un aereo speciale organizzato dal governo indiano. Sono attese domani nella città di Kochi, nel sud dell'India.
Al-Maliki si ricandiderà in quanto a capo del primo partito secondo l'esito delle elezioni legislative del 30 aprile. "Non potrò mai deludere il popolo che mi ha eletto", ha rimarcato nella dichiarazione riportata dai media locali, sottolineando che "il voto è un diritto del cittadino iracheno attraverso il quale ha deciso chi vuole" a guida del Paese. "Nessuno ha il diritto di porre delle condizioni, perché ciò equivarrebbe a una dittatura". E ancora "rititarsi dal campo di battaglia di fronte a organizzazioni terroristiche ostili all'islam e all'umanità significherebbe mancare alle responsabilità legali, nazionali e morali: giuro di voler rimanere a fianco delle forze armate e dei volontari per combattere fino alla sconfitta finale dei nemici dell'Iraq e del suo popolo", ha concluso al Maliki.
La dichiarazione del premier arriva poche ore dopo la rinuncia del leader della coalizione sunnita 'Uniti per le Riforme' Osama al-Nujayfi a ricandidarsi per la presidenza della nuova Assemblea al fine di favorire un accordo per la nascita di una governo di unità nazionale. Il sunnita al-Nujayfi è uno dei principali rivali politici di Maliki. "Nell'interesse del popolo e del Paese ho deciso di non candidarmi", ha detto Nujayfi, secondo il testo di un discorso pubblicato sulla sua pagina Facebook. Il primo luglio si è conclusa in pochi minuti la prima sessione del nuovo Parlamento di Bagdad: a causa delle divergenze tra le forze parlamentari sulle nomine dei vertici dell'assemblea e il prossimo governo in aula è infatti mancato il quorum. Una nuova seduta è stata fissata per martedì prossimo.
Secondo fonti governative al-Maliki è quasi sicuramente destinato a pagare la crescente instabilità del paese, che da due anni sta scivolando di nuovo verso une guerra civile fra sciiti e sunniti di cui il premier, con la sua politica di marginalizzazione della minoranza sunnita, viene ritenuto responsabile principale.
L'alternativa sarebbe quella di un governo di unità sempre a guida sciita - agli sciiti, per una legge non scritta, spetta il primo ministro così come la presidenza della repubblica ai curdi - per il quale non mancano i candidati, dall'ex vicepresidente Adel Abdel Mehdi, considerato secondo alcune fonti il favorito, all'ex premier Ibrahim al-Jaafari o al suo vice Ahmed Chalabi.
Sebbene al premier uscente non manchino ancora gli appoggi in seno all'alleanza sciita - composta di vari blocchi, non tutti a lui favorevoli - rimane da considerare il fatto che l'apparente incapacità dell'esercito iracheno di far fronte alle milizie sunnite, assai meno numerose, potrebbe riflettere anche la volontà di una parte dello sciismo di liberarsi di al maliki che non ha dimostrato la capacità di poter condurre una politica di convivenza pacifica fra le comunità irachene.
Attentato suicida a Samarra. E' di almeno 15 morti e 25 feriti il bilancio delle vittime di un attentato suicida contro un posto di controllo dell'esercito nei pressi della località di Samarra. Il kamikaze ha lanciato l'auto imbottita di esplosivo contro un posto di controllo uccidendo dei militari e dei volontari civili.
Nel Paese gli scontri non si placano. Nella zona di al Athim, nella provincia sunnita irachena di Diyala, l'esercito di Bagdad e i ribelli sunniti fedeli allo Stato islamico continuano a combattere. Gli scontri, secondo l'emittente televisiva "al Maiadin", vedono i ribelli avvicinarsi sempre di più alla capitale, nonostante qualche lieve successo conseguito nei giorni scorsi dall'esercito intorno a Tikrit. Oggi trenta militanti sunniti sono rimasti uccisi in un raid aereo delle forze governative per il controllo della raffineria di Beiji, la più grande dell'Iraq, che si trova a nord di Bagdad. Lo rende noto il portavoce delle forze antiterrorismo irachene, Sabah al-Nuaman, spiegando che nell'attacco aereo erano stati presi di mira otto veicoli. I combattenti del gruppo jihadista dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil), che hanno occupato gran parte del nord e dell'ovest dell'Iraq, cercano da settimane di conquistare la raffineria di petrolio del Paese.
Scali sotto controllo. Intanto oggi anche la Francia, su richiesta degli Stati Uniti, ha rafforzato le misure di sicurezza nei propri aeroporti per i voli verso gli Stati Uniti durante il periodo estivo, che potrebbero causare dei ritardi. Lo ha reso noto l'aviazione civile in una nota. Ieri Washington aveva chiesto ad una quindicina di Paesi in Europa e Medio Oriente di rafforzare i controlli nei propri scali perché esiste la possibilità di minacce terroristiche contro gli Stati Uniti, in particolare dallo Stato Islamico in Iraq e nel Levante (Isis).
Liberate le infermiere indiane rapite. Sono state liberate le 46 infermiere indiane bloccate a Tikrit, in Iraq, nella zona controllata dai militanti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante. Lo ha reso noto oggi il governatore dello stato indiano del Kerala, Oommen Chandy. Le donne torneranno a casa su un aereo speciale organizzato dal governo indiano. Sono attese domani nella città di Kochi, nel sud dell'India.