Esteri

Aereo abbattuto in Ucraina, coppia australiana in pellegrinaggio sul luogo del disastro

(reuters)
Jerzy Dyczynski e sua moglie Angela si sono messi in viaggio nonostante gli avvertimenti delle autorità australiane sui rischi per la loro sicurezza. Più forte il richiamo verso quel campo desolato, cosparso di detriti, lamiere contorte e pezzi di esistenze, come l'ultimo attimo di vita di Fatima, la loro unica figlia. Aveva 25 anni, studiava ingegneria aeronautica e sognava di diventare pilota
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KIEV - Sul volo MH17 della Malaysia Airlines abbattuto il 17 luglio mentre sorvolava l'Ucraina orientale viaggiavano 28 australiani e nove persone residenti in Australia in modo permanente. Qualche giorno dopo il disastro, provocato presumibilmente da un missile lanciato dai ribelli filorussi, il governo di Canberra aveva accusato Mosca di "volersi lavare le mani" da ogni responsabilità. Oggi la telefonata tra il premier australiano Tony Abbott e il presidente russo Vladimir Putin sembra raffreddare i toni e alimentare uno spirito di collaborazione. I due leader, riferisce il Cremlino, concordano sulla necessità di una messa in opera "coerente" della risoluzione Onu 2166, per un cessate il cessate il fuoco che garantisca "l'accesso senza ostacoli agli esperti internazionali alla zona della tragedia" in cui ad oggi vige la tregua unilaterale osservata dal governo di Kiev.

Mentre le cancellerie lavorano, proprio dall'Australia sono giunti sul luogo del disastro i primi parenti delle vittime. Quello di Jerzy Dyczynski e Angela Rudhart-Dyczynski è stato un pellegrinaggio toccante e voluto fortemente. La coppia si è messa in viaggio nonostante gli avvertimenti delle autorità australiane sui rischi per la loro sicurezza in quella zona di guerra. Perché più forte era il richiamo verso quel campo desolato, cosparso di detriti, lamiere contorte e pezzi di esistenze, tra cui immaginano aleggi ancora l'ultimo attimo di vita di Fatima, la loro unica figlia. Aveva 25 anni, studiava ingegneria aeronautica e sognava di diventare pilota. Aveva preso quel volo da Amsterdam a Kuala Lumpur per poi proseguire verso l'Australia, dove avrebbe riabbracciato i genitori.
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Jerzy e Angela camminano silenziosi tra l'erba bruciata, tra i frammenti dell'aereo, tra i cumuli di oggetti ammucchiati durante le ricerche e il recupero dei corpi. Depositano un grande mazzo di fiori. Jerzy indossa una maglietta bianca con impressa la foto di Fatima, bionda, giovane, bella. Sotto la scritta: "Fatima ti amiamo". Nei momenti di umanissima debolezza, Angela si stringe al suo uomo, poggia la mano sul petto di Jerzy per carezzare il volto di Fatima. E sospira ripetutamente una frase: "Era così piena di vita". Ai media australiani, prima di partire, Jerzy Dyczynski aveva confessato la sua incrollabile speranza: Fatima è ancora viva. Il suo sguardo smarrito, mentre percorre a piedi, lentamente, palmo a palmo, il terreno dove è finito il volo MH17, racconta meglio di ogni parola anche la fine della speranza.

I familiari delle altre vittime australiane si recheranno in Olanda dove, dopo le prime 198 bare, sono arrivati i resti di altre 35 passeggeri con un aereo proveniente da Kharkiv, in Ucraina. Completata l'identificazione, potranno riportare i loro cari in patria. Venerdì, Canberra ha inviato un centinaio di agenti in Europa, oltre ai 90 già dispiegati, per partecipare a una missione internazionale finalizzata a preservare il luogo del disastro e ad assicurare che tutti i corpi siano ritrovati. Perché la missione possa aver luogo, deve essere ratificata da un voto del Parlamento ucraino in sessione straordinaria, prevista per giovedì prossimo. Nell'attesa, i separatisti hanno avvisato l'Ocse: non accetteranno più di 35 stranieri nell'area.