YAOUNDE - Miliziani della setta fondamentalista islamica Boko Haram hanno attaccato la città di Kolofata, nell'estremo nord del Camerun e vicina al confine con la Nigeria, mettendo a segno il sequestro di diverse persone, tra cui la moglie del vicepremier Amadou Ali.
A dare la notizia è stato un comandante militare della regione. "La situazione al momento è molto critica - ha dichiarato il colonnello Felix Nji Formekong -. Mentre vi parlo alcuni elementi di Boko Haram sono ancora a Kolofata e combattono contro i nostri soldati. Ma altri sono già fuggiti portandosi via la moglie del vicepremier e la sua servitù. Le sue guardie del corpo sono invece riuscite ad allontanare dalla città Amadou Ali portandolo a Mora".
Un portavoce del governo del Camerun ha poi affermato che nell'attacco alla residenza del vicepremier sono rimaste uccise tre persone. "Posso confermare che la casa del vicepremier Amadou Ali a Kolofata è stata duramente attaccata da militanti di Boko Haram - le parole del portavoce Tchiroma al telefono con la Reuters -. Purtroppo hanno rapito sua moglie. I miliziani hanno attaccato anche la residenza del 'lamido' (il leader religioso), anche lui è stato rapito".
Il nome del 'lamido' è Seini Boukar Lamine. Fonti concordanti parlano di un doppio attacco simultaneo alle residenze dei due notabili a Kolofata alle cinque ora locale, le sei in Italia. Un familiare di Boukar coperto da anonimato all'Afp ha raccontato di quattro persone uccise, tra cui il fratello minore del 'sultano', mentre lui veniva sequestrato assieme alla moglie e ai figli. "Avevo parlato con Boukar qualche giorno fa e mi aveva confessato di sentirsi in pericolo".
I timori del leader religioso erano dunque fondati. Soprattutto alla luce dei ripetuti attacchi portati da Boko Haram nell'estremo nord del Camerun, contro obiettivi militari e civili. Giovedì sera, due soldati erano stati uccisi durante un confronto armato con i miliziani che avevano attaccato un villaggio frontaliero. Tra venerdì e stamattina la setta aveva effettuato altre due azioni in Camerun, prima di puntare al bersaglio grosso, il viceministro e il 'lamido'. Ancora venerdì scorso 22 sospetti, detenuti a Maroua dallo scorso marzo, sono stati condannati con pene tra i 10 e i 20 anni di reclusione perché ritenuti adepti di Boko Haram.
Dal 2009, Boko Haram conduce in Nigeria una sanguinosa guerriglia che ha mietuto migliaia di vittime, oltre 2mila dall'inizio del 2014, sconfinando nei Paesi vicini. Come il Camerun, che ha intensificato la lotta contro Boko Haram sulla scia dell'indignazione internazionale seguita al sequestro di oltre 200 studentesse nigeriane lo scorso 14 aprile. La zona frontaliera tra Nigeria e Camerun è considerata il rifugio della setta fondamentalista, il santuario da cui muovere per le sue scorribande, ma anche territorio di transito e di stoccaggio di armi ed esplosivo.
A dare la notizia è stato un comandante militare della regione. "La situazione al momento è molto critica - ha dichiarato il colonnello Felix Nji Formekong -. Mentre vi parlo alcuni elementi di Boko Haram sono ancora a Kolofata e combattono contro i nostri soldati. Ma altri sono già fuggiti portandosi via la moglie del vicepremier e la sua servitù. Le sue guardie del corpo sono invece riuscite ad allontanare dalla città Amadou Ali portandolo a Mora".
Un portavoce del governo del Camerun ha poi affermato che nell'attacco alla residenza del vicepremier sono rimaste uccise tre persone. "Posso confermare che la casa del vicepremier Amadou Ali a Kolofata è stata duramente attaccata da militanti di Boko Haram - le parole del portavoce Tchiroma al telefono con la Reuters -. Purtroppo hanno rapito sua moglie. I miliziani hanno attaccato anche la residenza del 'lamido' (il leader religioso), anche lui è stato rapito".
Il nome del 'lamido' è Seini Boukar Lamine. Fonti concordanti parlano di un doppio attacco simultaneo alle residenze dei due notabili a Kolofata alle cinque ora locale, le sei in Italia. Un familiare di Boukar coperto da anonimato all'Afp ha raccontato di quattro persone uccise, tra cui il fratello minore del 'sultano', mentre lui veniva sequestrato assieme alla moglie e ai figli. "Avevo parlato con Boukar qualche giorno fa e mi aveva confessato di sentirsi in pericolo".
I timori del leader religioso erano dunque fondati. Soprattutto alla luce dei ripetuti attacchi portati da Boko Haram nell'estremo nord del Camerun, contro obiettivi militari e civili. Giovedì sera, due soldati erano stati uccisi durante un confronto armato con i miliziani che avevano attaccato un villaggio frontaliero. Tra venerdì e stamattina la setta aveva effettuato altre due azioni in Camerun, prima di puntare al bersaglio grosso, il viceministro e il 'lamido'. Ancora venerdì scorso 22 sospetti, detenuti a Maroua dallo scorso marzo, sono stati condannati con pene tra i 10 e i 20 anni di reclusione perché ritenuti adepti di Boko Haram.
Dal 2009, Boko Haram conduce in Nigeria una sanguinosa guerriglia che ha mietuto migliaia di vittime, oltre 2mila dall'inizio del 2014, sconfinando nei Paesi vicini. Come il Camerun, che ha intensificato la lotta contro Boko Haram sulla scia dell'indignazione internazionale seguita al sequestro di oltre 200 studentesse nigeriane lo scorso 14 aprile. La zona frontaliera tra Nigeria e Camerun è considerata il rifugio della setta fondamentalista, il santuario da cui muovere per le sue scorribande, ma anche territorio di transito e di stoccaggio di armi ed esplosivo.