LONDRA - La guerra di Gaza, interrotta per una tregua che si spera definitiva, fa una vittima politica a Londra. Si è dimessa dal suo incarico, importante, di sottosegretario agli Esteri la baronessa Sayeeda Warsi, la prima donna musulmana chiamata in un governo britannico. La Warsi era anche "junior minister" per le fedi e l'integrazione, e in questa veste poteva partecipare alle riunioni di governo. Ieri la baronessa ha scritto una lunga lettera al premier David Cameron, e poi l'ha messa su Internet. Attacca l'atteggiamento "moralmente indifendibile", di tolleranza del governo inglese per gli attacchi israeliani e spiega che a questo punto "per me è insostenibile continuare a far parte del governo".
Dopo una fase iniziale in cui tutto il partito conservatore si è schierato compatto nel difendere il diritto di Israele a difendersi con le armi, negli ultimi giorni contro Cameron si sono schierati prima il capo dell'opposizione laburista Ed Miliband, ma poi anche esponenti minori del partito conservatore, che non hanno attaccato direttamente il premier ma si sono allontanati dalla sua linea filo-israeliana. Lo stesso nuovo ministro degli Esteri Philip Hammond ha criticato duramente gli ultimi attacchi di Israele contro scuole Onu in cui si erano rifugiati civili palestinesi, seguendo le obiezioni dell'amministrazione Obama.
Ma Cameron, in vacanza in Portogallo, non è riuscito a tenere tutto insieme. Le dimissioni della Warsi sono imbarazzanti innanzitutto perché il premier ha atteso troppo a fare quello che altri leader europei hanno fatto, chiedere a Israele di cessare gli attacchi contro i civili e condannare le uccisioni dei rifugiati nelle scuole Onu. Poi perché la Warsi era un simbolo accuratamente ricercato da Cameron nella formazione del suo governo. Nata in Gran Bretagna da genitori pachistani, nominata baronessa dalla regina per i suoi meriti nel lavoro (è avvocato ed è stata giudice) e in politica, la Warsi era anche un segnale del tentativo dei Tory di tenersi collegati all'elettorato musulmano, tendenzialmente di sinistra, che alle elezioni vota massicciamente ed ha un peso ormai strategico.
"Il nostro approccio, il nostro linguaggio durante questa crisi di Gaza è stato moralmente indifendibile - ha scritto la baronessa - non è nell'interesse nazionale britannico e a lungo termine avrà un impatto negativo sulla reputazione internazionale e nazionale" del nostro partito.
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Il caso Warsi ha messo in evidenza le contraddizioni del governo sulla guerra di Gaza. Innanzitutto il vicepremier liberaldemocratico, Nick Clegg aveva criticato per primo gli eccessi negli attacchi militari israeliani. Adesso ha confermato che "non è un segreto il fatto che ci siano opinioni diverse nel governo". Il più duro è stato il capo del Labour, Ed Miliband, ma naturalmente per lui era facile farlo, visto che il suo elettorato di riferimento è in stragrande maggioranza più favorevole ai palestinesi della media dell'elettorato britannico.
L'imbarazzo del governo Cameron è stato dimostrato anche da una mossa poco lineare: Londra non ha mai criticato gli eccessi militari di Israele a Gaza, ma Cameron ha però deciso di avviare una "revisione delle licenze" per l'export di armi e attrezzature militare verso Israele. Non è chiaro perché la revisione sarebbe stata ordinata, visto che non è stato contestato nulla a Netanyahu, e soprattutto non è chiaro a cosa servirà adesso che la tregua è scattata.
Dopo una fase iniziale in cui tutto il partito conservatore si è schierato compatto nel difendere il diritto di Israele a difendersi con le armi, negli ultimi giorni contro Cameron si sono schierati prima il capo dell'opposizione laburista Ed Miliband, ma poi anche esponenti minori del partito conservatore, che non hanno attaccato direttamente il premier ma si sono allontanati dalla sua linea filo-israeliana. Lo stesso nuovo ministro degli Esteri Philip Hammond ha criticato duramente gli ultimi attacchi di Israele contro scuole Onu in cui si erano rifugiati civili palestinesi, seguendo le obiezioni dell'amministrazione Obama.
Ma Cameron, in vacanza in Portogallo, non è riuscito a tenere tutto insieme. Le dimissioni della Warsi sono imbarazzanti innanzitutto perché il premier ha atteso troppo a fare quello che altri leader europei hanno fatto, chiedere a Israele di cessare gli attacchi contro i civili e condannare le uccisioni dei rifugiati nelle scuole Onu. Poi perché la Warsi era un simbolo accuratamente ricercato da Cameron nella formazione del suo governo. Nata in Gran Bretagna da genitori pachistani, nominata baronessa dalla regina per i suoi meriti nel lavoro (è avvocato ed è stata giudice) e in politica, la Warsi era anche un segnale del tentativo dei Tory di tenersi collegati all'elettorato musulmano, tendenzialmente di sinistra, che alle elezioni vota massicciamente ed ha un peso ormai strategico.
"Il nostro approccio, il nostro linguaggio durante questa crisi di Gaza è stato moralmente indifendibile - ha scritto la baronessa - non è nell'interesse nazionale britannico e a lungo termine avrà un impatto negativo sulla reputazione internazionale e nazionale" del nostro partito.
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Il caso Warsi ha messo in evidenza le contraddizioni del governo sulla guerra di Gaza. Innanzitutto il vicepremier liberaldemocratico, Nick Clegg aveva criticato per primo gli eccessi negli attacchi militari israeliani. Adesso ha confermato che "non è un segreto il fatto che ci siano opinioni diverse nel governo". Il più duro è stato il capo del Labour, Ed Miliband, ma naturalmente per lui era facile farlo, visto che il suo elettorato di riferimento è in stragrande maggioranza più favorevole ai palestinesi della media dell'elettorato britannico.
L'imbarazzo del governo Cameron è stato dimostrato anche da una mossa poco lineare: Londra non ha mai criticato gli eccessi militari di Israele a Gaza, ma Cameron ha però deciso di avviare una "revisione delle licenze" per l'export di armi e attrezzature militare verso Israele. Non è chiaro perché la revisione sarebbe stata ordinata, visto che non è stato contestato nulla a Netanyahu, e soprattutto non è chiaro a cosa servirà adesso che la tregua è scattata.