L'EPIDEMIA di ebola continua, e si lotta disperatamente nei quattro Paesi colpiti per cercare di limitarne la diffusione. Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale in Sierra Leone, Liberia e Nigeria, la Guinea (dove le vittime sono già alcune centinaia) ha prima annunciato la chiusura delle frontiere con la Sierra Leone e la Liberia, salvo poi precisare che intende soltanto intensificare i controlli. E lo Zambia, dove non si registrano casi, ha deciso di limitare l'ingresso ai viaggiatori in arrivo da questi quattro Stati.
Il bilancio delle vittime si aggrava: l'Organizzazione mondiale della sanità ora parla di 1.779 contagiati, 961 dei quali sono morti. Il Paese più colpito è proprio la Guinea, con 367 morti e 495 casi; in Liberia 294 morti e 554 casi; nella Sierra Leone 298 morti e 717 casi; in Nigeria, dove l'infezione finora non è ancora epidemica, 2 morti e 13 casi.
DOSSIER / L'epidemia di ebola
Intanto nel mondo si intensificano i controlli per evitare la diffusione del virus. In ogni Paese, gli aeroporti utilizzano strumenti che verificano la temperatura dei pazienti in arrivo. In Canada registrato un caso sospetto: una persona di ritorno dalla Nigeria e con sintomi compatibili con l'infezione è in quarantena all'ospedale William Osler di Brampton, in Ontario, vicino a Toronto. Il paziente, con febbre e altri sintomi, è stato messo in isolamento per precauzione, considerato il suo soggiorno in Nigeria.
E si torna a parlare delle speranze di un vaccino (diverso dal siero sperimentale usato negli Usa e che ha causato qualche polemica nei giorni scorsi) che potrebbe arrivare sul mercato l'anno prossimo: messo a punto dal laboratorio britannico Gsk, potrebbe essere sottoposto a test clinici dal prossimo mese. A fare il punto sulla questione il direttore del dipartimento vaccini e immunizzazione dell'Oms alla Radio Rfi. "Puntiamo sul mese di settembre per cominciare i test clinici, prima negli Stati Uniti e certamente un Paese africano perché è là che si sono verificati i casi", ha precisato Jean-Marie Okwo Bele. Poiché si tratta di una emergenza - ha aggiunto - "possiamo applicare delle procedure speciali per fare in modo che nel 2015 il vaccino sia pronto".
A proposito del siero sperimentale ZMapp, finora applicato solo a due cittadini americani infettati in Liberia, da Madrid arriva la notizia che sarà utilizzato anche per il missionario spagnolo Miguel Pajares, ricoverato all'ospedale Carlos III della capitale iberica.
Il bilancio delle vittime si aggrava: l'Organizzazione mondiale della sanità ora parla di 1.779 contagiati, 961 dei quali sono morti. Il Paese più colpito è proprio la Guinea, con 367 morti e 495 casi; in Liberia 294 morti e 554 casi; nella Sierra Leone 298 morti e 717 casi; in Nigeria, dove l'infezione finora non è ancora epidemica, 2 morti e 13 casi.
DOSSIER / L'epidemia di ebola
Intanto nel mondo si intensificano i controlli per evitare la diffusione del virus. In ogni Paese, gli aeroporti utilizzano strumenti che verificano la temperatura dei pazienti in arrivo. In Canada registrato un caso sospetto: una persona di ritorno dalla Nigeria e con sintomi compatibili con l'infezione è in quarantena all'ospedale William Osler di Brampton, in Ontario, vicino a Toronto. Il paziente, con febbre e altri sintomi, è stato messo in isolamento per precauzione, considerato il suo soggiorno in Nigeria.
E si torna a parlare delle speranze di un vaccino (diverso dal siero sperimentale usato negli Usa e che ha causato qualche polemica nei giorni scorsi) che potrebbe arrivare sul mercato l'anno prossimo: messo a punto dal laboratorio britannico Gsk, potrebbe essere sottoposto a test clinici dal prossimo mese. A fare il punto sulla questione il direttore del dipartimento vaccini e immunizzazione dell'Oms alla Radio Rfi. "Puntiamo sul mese di settembre per cominciare i test clinici, prima negli Stati Uniti e certamente un Paese africano perché è là che si sono verificati i casi", ha precisato Jean-Marie Okwo Bele. Poiché si tratta di una emergenza - ha aggiunto - "possiamo applicare delle procedure speciali per fare in modo che nel 2015 il vaccino sia pronto".
A proposito del siero sperimentale ZMapp, finora applicato solo a due cittadini americani infettati in Liberia, da Madrid arriva la notizia che sarà utilizzato anche per il missionario spagnolo Miguel Pajares, ricoverato all'ospedale Carlos III della capitale iberica.