IL CAIRO - Sono tornate al Cairo le delegazioni di israeliani e palestinesi, che oggi riprenderanno i colloqui indiretti mediati dall'Egitto nel tentativo di raggiungere un accordo su una tregua a lungo termine. Attualmente è in vigore nella Striscia di Gaza un cessate il fuoco di cinque giorni fra Israele e Hamas, la cui scadenza è prevista per la mezzanotte locale di lunedì (le 23 di domani in Italia). Uno dei negoziatori palestinesi, parlando oggi con l'Associated Press, si è detto "meno ottimista" sull'esito dei colloqui, spiegando che le distanze fra le parti sono ancora significative e che è tutt'altro che sicuro che possa essere raggiunto un accordo prima della scadenza del cessate il fuoco.
"Siamo meno ottimisti di quanto eravamo prima", ha affermato, sottolineando che il nodo principale da sciogliere resta che Hamas insiste sul fatto che, prima della conclusione dei negoziati, Israele debba promettere di porre fine al blocco a Gaza. La delegazione palestinese è tornata al Cairo dopo avere avuto consultazioni in Qatar, Libano e altri Paesi del Medioriente. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, ieri il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha inviato a Doha un proprio emissario (il negoziatore capo Saeb Erekat) per convincere il leader di Hamas, Khaled Meshal, ad assecondare le proposte egiziane per un tregua con Israele a Gaza. I media riportano una dichiarazione di Osama Hamdan, dell'Ufficio politico di Hamas, il quale afferma che le proposte formulate finora al Cairo "non soddisfano le richieste dei palestinesi". Hamas, in particolare, chiede garanzie perché "Israele cessi le aggressioni" e revochi il blocco alla Striscia di Gaza, riapra i valichi a persone e merci, e che la Striscia possa dotarsi di un porto e di un aeroporto.
Dall'altra parte, le stesse dichiarazioni odierne di Netanyahu non hanno toni distensivi: "Se Hamas crede di sopperire alla sua sconfitta militare con un successo politico al tavolo dei negoziati, si sbaglia - ha detto il premier aprendo la seduta settimanale del governo - . Fintanto che sul terreno non ci sarà la calma, Hamas continuerà a subire o nostri colpi. La delegazione israeliana al Cairo - ha ribadito il premier - ha ricevuto ordine di concentrarsi sui nostri interessi di sicurezza".
Appelli all'apertura sono arrivati ieri dalla manifestazione organizzata a Tel Aviv da sinistra e movimenti per la pace. Tra i presenti c'era anche lo scrittore David Grossman: "Subito dopo che la tregua a Gaza si sarà stabilizzata - ha detto Grossman stamattina alla radio militare - , Israele e l'Anp, rappresentata dal governo di unità nazionale palestinese, devono avviare colloqui diretti con l'obiettivo di portare la pace ai due popoli. Questa è la cosa centrale". Nella manifestazione di ieri, la leader del partito Meretz (sinistra sionista), Zahava Galon, ha accusato il premier Benyamin Netanyahu di "aver trascinato Israele a Gaza, in una guerra che non era inevitabile". La parlamentare laburista Merav Michaeli invece ha accusato il premier di aver mantenuto a giugno un atteggiamento di chiusura verso il governo di riconciliazione nazionale palestinese, sostenuto da al-Fatah e da Hamas. All'indomani del conflitto, ha aggiunto Michaeli, quello stesso governo è adesso il partner di Israele ai colloqui del Cairo.
"Siamo meno ottimisti di quanto eravamo prima", ha affermato, sottolineando che il nodo principale da sciogliere resta che Hamas insiste sul fatto che, prima della conclusione dei negoziati, Israele debba promettere di porre fine al blocco a Gaza. La delegazione palestinese è tornata al Cairo dopo avere avuto consultazioni in Qatar, Libano e altri Paesi del Medioriente. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, ieri il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha inviato a Doha un proprio emissario (il negoziatore capo Saeb Erekat) per convincere il leader di Hamas, Khaled Meshal, ad assecondare le proposte egiziane per un tregua con Israele a Gaza. I media riportano una dichiarazione di Osama Hamdan, dell'Ufficio politico di Hamas, il quale afferma che le proposte formulate finora al Cairo "non soddisfano le richieste dei palestinesi". Hamas, in particolare, chiede garanzie perché "Israele cessi le aggressioni" e revochi il blocco alla Striscia di Gaza, riapra i valichi a persone e merci, e che la Striscia possa dotarsi di un porto e di un aeroporto.
Dall'altra parte, le stesse dichiarazioni odierne di Netanyahu non hanno toni distensivi: "Se Hamas crede di sopperire alla sua sconfitta militare con un successo politico al tavolo dei negoziati, si sbaglia - ha detto il premier aprendo la seduta settimanale del governo - . Fintanto che sul terreno non ci sarà la calma, Hamas continuerà a subire o nostri colpi. La delegazione israeliana al Cairo - ha ribadito il premier - ha ricevuto ordine di concentrarsi sui nostri interessi di sicurezza".
Appelli all'apertura sono arrivati ieri dalla manifestazione organizzata a Tel Aviv da sinistra e movimenti per la pace. Tra i presenti c'era anche lo scrittore David Grossman: "Subito dopo che la tregua a Gaza si sarà stabilizzata - ha detto Grossman stamattina alla radio militare - , Israele e l'Anp, rappresentata dal governo di unità nazionale palestinese, devono avviare colloqui diretti con l'obiettivo di portare la pace ai due popoli. Questa è la cosa centrale". Nella manifestazione di ieri, la leader del partito Meretz (sinistra sionista), Zahava Galon, ha accusato il premier Benyamin Netanyahu di "aver trascinato Israele a Gaza, in una guerra che non era inevitabile". La parlamentare laburista Merav Michaeli invece ha accusato il premier di aver mantenuto a giugno un atteggiamento di chiusura verso il governo di riconciliazione nazionale palestinese, sostenuto da al-Fatah e da Hamas. All'indomani del conflitto, ha aggiunto Michaeli, quello stesso governo è adesso il partner di Israele ai colloqui del Cairo.