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Battaglia e fumo a Tripoli (ansa)

Libia sempre più nel caos, nuovi raid. L'Egitto: "Non siamo stati noi"

E' ancora mistero sui responsabili degli ultimi bombardamenti aerei contro le milizie islamiche che minacciano Tripoli e che ieri hanno conquistato l'aeroporto. Salta la Coppa d'Africa nel 2017. E la battaglia tra il generale ribelle laico Haftar e gli estremisti potrebbe rendere la situazione ancora più esplosiva

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TRIPOLI - L'Egitto smentisce "categoricamente" ogni suo coinvolgimento negli attacchi aerei che negli ultimi giorni hanno preso di mira a Tripoli le milizie islamiche libiche, provocando almeno 15 morti. Oggi altri aerei non identificati hanno bombardato nuovamente la capitale. Residenti hanno udito delle esplosioni, precedute dall'avvistamento di jet militari. Nei giorni scorsi, i miliziani libici, riunitisi da tempo sotto la sigla "Operazione Alba", avevano accusato il Cairo ed Emirati d'essere responsabili dei raid, definendo "il Parlamento di Tripoli complice". Ieri le milizie islamiste hanno addirittura preso il controllo dell'aeroporto di Tripoli, teatro da settimane di violenti scontri fra opposte fazioni, da un lato quelle di Zintan, dall'altro quelle di Misurata. Lo scalo è chiuso dallo scorso 13 luglio. Su Twitter alcuni giornalisti hanno cominciato a postare foto di un incendio dell'aeroporto, probabilmente appiccato dai ribelli.
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L'assalto alla tv.
I combattenti islamici libici della milizia di Misurata hanno attaccato in queste ore nella capitale Tripoli anche la sede di una tv locale vicina alla milizia rivale (e nazionalista) di Zintan. Lo riferiscono i responsabili della stessa emittente, Al-Asima (La capitale), secondo i quali "uomini armati" hanno fatto irruzione devastando gli uffici e distruggendo materiale vario. Proprio oggi il parlamento libico - in preda alle divisioni e costretto da tempo a riunirsi a Tobruk per sfuggire alla minaccia delle milizie che combattono a Tripoli e fanno il bello e il cattivo tempo a Bengasi - ha bollato come "gruppo terroristico" l'organizzazione "Operazione Alba": una sorta di coordinamento delle milizie islamiche libiche animato in particolare dagli ex 'rivoluzionari' di Misurata, ma rivale dei ribelli di Zintan.
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Stato a pezzi. Il paese, oramai, è letteralmente nel caos, tanto che ieri ha annunciato di dover rinunciare anche all'organizzazione della Coppa d'Africa prevista nel 2017. Dopo la rivoluzione nel 2011 che ha deposto il dittatore Muammar Gheddafi, lo Stato centrale ha perso totalmente il controllo nel Sud e nell'Est del Paese, la Cirenaica, dove proliferano al momento milizie islamiche e gruppi fondamentalisti legati ad Al Qaeda e probabilmente anche allo Stato Islamico, come Ansar al Sharia.

Il summit domani al Cairo. Proprio domani in Egitto prende il via il vertice dei paesi del nord Africa per discutere della situazione in Libia. Fra gli organizzatori dell'incontro, il ministro degli Esteri algerino Ramadan Lamamra. I disordini che stanno avvenendo in Libia rappresentano una minaccia per i paesi confinanti, in particolare l'Egitto e Algeria. In questi giorni il Consiglio dei giovani musulmani, gruppo vicino ad al Qaeda, ha giustiziato un cittadino egiziano, Mohamed Ahmed, all'interno di uno stadio di calcio situato in quartiere nord-orientale di Derna. Secondo un'analisi pubblicata dell'agenzia egiziana "Mena" fra le preoccupazioni dei leader vi è il costante flusso di armi illegale fra la Libia e l'Egitto che ha permesso a molti estremisti islamici locali di armarsi e di compiere attentati in tutto il paese. Le forze islamiste hanno ucciso molti cittadini egiziani e di altre nazionalità presenti sul territorio libico, spingendo migliaia di persone a fuggire. Per sicurezza lo scorso 22 agosto Egitto e Tunisia hanno chiuso il loro spazio aereo ai voli provenienti dalla Libia.
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La battaglia del generale ribelle. Negli ultimi tempi, nel conflitto civile mai sopito nel paese, si è resa sempre più popolare una figura per molti controversa. E cioè il generale ribelle, anti-islamista, Khalifa Haftar, secondo il quale l'esercito sta facendo poco o nulla contro la minaccia fondamentalista. Per questo, da mesi Haftar, pur non avendo un ok da Tripoli, porta avanti autonomamente azioni militari contro gli estremisti (che lo vogliono morto) aumentando il caos nel Paese. Si dice che sia lui ad aver ordinato i raid aerei, anche se non ci sono conferme. Nelle ultime settimane, si sussurra in Libia anche di un possibile colpo di Stato di Haftar a Tripoli, ma sinora anche quest'ipotesi sembra improbabile.
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Chi è Haftar. 71 anni, Haftar aveva frequentato l'Accademia militare a Bengasi prima del colpo di Stato del 1969 di Muhammar Gheddafi. Sostenitore del gruppo di ufficiali che si schierò con il colonnello, venne poi sconfessato dal rais: secondo Tripoli, il generale non faceva parte dell'esercito libico. A quel punto intervennero gli Stati Uniti, che con un'operazione semi-clandestina lo liberarono e gli concessero asilo politico. Dopo vent'anni di negli Usa, Haftar rientrò a Bengasi nel marzo 2011, allo scoppio della rivolta contro Gheddafi. Un buon numero di ufficiali che avevano servito nell'esercito gheddafiano lo sostenne come possibile nuovo capo di Stato maggiore della Libia rivoluzionaria, ma i nuovi capi politici del paese si unirono contro Haftar, di cui non si fidavano. Adesso, però, con il suo ritorno, è ufficiale l'avvio di una resa dei conti fra milizie islamiche e gruppi laici per la conquista del potere a 3 anni dalla scomparsa di Muhammar Gheddafi.