Esteri

Lucescu: "Che pena per Donetsk in mano ai banditi"

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"COME diceva Hemingway? Per chi suona la campana... Questa guerra ci riguarda tutti, sappiatelo. Noi, che siamo fuggiti a Kiev e siamo in pena per chi è rimasto a Donetsk e a Lugansk. Ma anche voi, nel resto d'Europa: ormai le distanze si sono accorciate, nessuno è più isolato, non si può più dire che si è lontani e che dunque certe cose non ci interessano, no. Quando un uomo muore fa morire un pezzo di tutti noi, scriveva Hemingway. Anche se la frase sulla campana l'aveva presa da John Donne, vero?".

Verissimo, Mircea Lucescu. Lei, rumeno, allena dal 2004 lo Shakhtar Donetsk, che da maggio si è trasferito a Kiev e gioca a Leopoli. Com'è la situazione nel paese?
"A Kiev è tutto tranquillo: domenica hanno festeggiato l'Indipendenza, è venuta la Merkel, nessun problema. Come a Leopoli e in tante città. Ma a oriente accade di tutto e ci arrivano notizie strane. È una guerra strana. L'esercito è uscito da Donetsk, ma la città ora è in balia di gente armata che distrugge quello che capita. Perché non finisce tutto, se l'esercito non c'è più? Perché saccheggiano le case? Perché compiono atti vandalici? Per Donetsk girano mercenari, banditi, gente che non saprei neppure qualificare. Mi ricorda la rivoluzione in Romania, che vissi personalmente: dopo la caduta di Ceausescu, non si sa come né perché, il paese finì in mano a gente armata che dettò legge, seminando il terrore, e almeno mille persone vennero uccise. Fu il caos".

Sabato hanno anche colpito il vostro stadio, la Donbass Arena.
"Ma io dico: cosa c'entrava la nostra bellissima casa? È il simbolo e l'orgoglio dell'intera regione, ci ha fatto conoscere nel mondo. E tempo fa hanno gettato una molotov anche dove gioca la squadra di hockey, che è fortissima, ai livelli delle russe. Hanno bombardato centri culturali. Come se volessero colpire cose che in futuro serviranno a risollevare il morale della popolazione. Sarà difficilissimo ripartire".

E in qualche modo li state aiutando, vero?
"Io e i giocatori, di tasca nostra. Mandiamo aiuti, medicinali. Ora abbiamo inviato il necessario per studiare a 900 bambini nel campo di Burdyansk, e oltre ai quaderni e ai libri anche maglie e indumenti per fare sport, per muoversi un po', povere anime. Lei non sa che sofferenza c'è laggiù. Si vive nel panico e nella paura".

A Leopoli voi ospiterete anche le partite di Champions League: se venisse a giocarci un'italiana, la sicurezza è garantita?
"Ma certo, è tutto tranquillo e c'è un bellissimo stadio. Lo abbiamo riqualificato noi, perché dopo gli Europei del 2012 non ci aveva giocato più nessuno: la squadra di casa, dato che ci aveva perso due partite, aveva deciso che portava sfortuna. Ma ora tornerà".

Lucescu, lei ha 69 anni, vive nel calcio e gira il mondo da una vita...
"Ne ho passate tante, volevo finire la carriera in modo diverso. Sono sorpreso, amareggiato e deluso da questo mondo. Rinuncio a capire la follia della guerra. E lo ammetto: è un periodo che sto pensando davvero di chiuderla qui".