Papa Francesco tra i caduti della Grande Guerra. "Una follia, anche dei nostri giorni"
Il Pontefice nel cimitero austroungarico di Fogliano e nel Sacrario italiano di Redipuglia, in provincia di Gorizia, dove celebra la messa. "Anche oggi le vittime sono tante. Ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere. Gli affaristi della guerra, il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Chiedo a tutti la conversione: dal 'a me che importa' di Caino al pianto"
GORIZIA - "Trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia. La guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!". Questo un passaggio dell'omelia di Papa Francesco durante la messa celebrata nel Sacrario di Redipuglia, in occasione del centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale.
Bergoglio si è messo in viaggio questa mattina per il Friuli Venezia Giulia, a bordo di un Airbus A319 dell'Aeronautica militare decollato poco dopo le otto dall'aeroporto di Ciampino. Al suo arrivo all'aeroporto di Ronchi dei Legionari è stato accolto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e dal presidente della Regione, Debora Serracchiani. Quindi Bergoglio si è diretto verso il cimitero austro-ungarico…
Bergoglio si è messo in viaggio questa mattina per il Friuli Venezia Giulia, a bordo di un Airbus A319 dell'Aeronautica militare decollato poco dopo le otto dall'aeroporto di Ciampino. Al suo arrivo all'aeroporto di Ronchi dei Legionari è stato accolto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e dal presidente della Regione, Debora Serracchiani. Quindi Bergoglio si è diretto verso il cimitero austro-ungarico…
GORIZIA - "Trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia. La guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!". Questo un passaggio dell'omelia di Papa Francesco durante la messa celebrata nel Sacrario di Redipuglia, in occasione del centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale.
Bergoglio si è messo in viaggio questa mattina per il Friuli Venezia Giulia, a bordo di un Airbus A319 dell'Aeronautica militare decollato poco dopo le otto dall'aeroporto di Ciampino. Al suo arrivo all'aeroporto di Ronchi dei Legionari è stato accolto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e dal presidente della Regione, Debora Serracchiani. Quindi Bergoglio si è diretto verso il cimitero austro-ungarico di Fogliano, poi al sacrario di Redipuglia, in provincia di Gorizia. Terminato il pellegrinaggio, il Papa è ripartito per Roma, ancora dall'aeroporto di Ronchi dei Legionari. Prima del decollo, il Pontefice ha ricevuto alcuni doni e benedetto i presenti. L'atterraggio a Ciampino è avvenuto alle 12,43.
LE FOTO
In mezzo a due ali di folla, il Papa è arrivato a Fogliano di Redipuglia, prima tappa del suo pellegrinaggio, non con la papamobile ma a bordo di un'auto comune, in segno di rispetto i morti della prima guerra mondiale tumulati nel cimitero austroungarico, dove riposano circa 15 mila soldati "nemici" di cinque diverse nazioni, di cui solo 2.406 identificati. In solitudine, il Pontefice si è raccolto in un momento di preghiera per una decina di minuti. Deposto un mazzo di fiori, Francesco si è fermato a conversare brevemente con un gruppo di bambini che lo attendevano. Poi è ripartito.
Al Sacrario militare italiano di Redipuglia, che custodisce le salme di 100.187 caduti della Prima Guerra Mondiale, Bergoglio è stato accolto da monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare per l'Italia. Alle ore 10 il Papa ha dato inizio alla celebrazione della Messa con i cardinali Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria. Presenti numerosi presuli provenienti da Slovenia, Austria, Ungheria e Croazia e dalle diocesi del Friuli Venezia Giulia, oltre a centinaia di sacerdoti, provenienti da tutti i paesi in guerra nel 1915-18. Le celebrazione è stata seguita da circa 10 mila fedeli. Fra i 7500 militari, rappresentanti della base americana di Aviano, anche un centinaio di soldati ungheresi, accompagnati dal ministro della Difesa, e un centinaio di un militari slovacchi. La messa è stata accompagnata da un coro composto da 180 militari italiani, tra soldati e marinai.
Giovane soldato fu anche il nonno paterno del Papa, Giovanni Carlo Bergoglio, bersagliere radiotelegrafista classe 1884, che combattè in trincea nei pressi del fiume Isonzo. "Ho sentito molte storie dolorose dalle labbra di mio nonno", ha ricordato il Papa in merito alla vicenda familiare. Lo stesso nonno, una volta terminata la guerra, con l'economia italiana in difficoltà, decise di emigrare in Argentina dove il futuro Pontefice nacque.
"Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano... trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia", ha affermato Papa Francesco nell'omelia. "Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge".
"La cupidigia, l'intolleranza, l'ambizione al potere. Sono motivi che spingono avanti la decisione bellica. E questi motivi sono spesso giustificati da un'ideologia; ma prima c'è la passione, c'è l'impulso distorto", ha proseguito il Papa, "l'ideologia è una giustificazione, e quando non c'è un'ideologia, c'è la risposta". E qui Bergoglio ha citato la risposta di Caino alla domanda del Signore su dove fosse Abele: "A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?". Aggiungendo: "La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà... A me che importa?".
"Questo atteggiamento - ha sottolineato il Pontefice - è esattamente l'opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo. Abbiamo ascoltato: lui è nel più piccolo dei fratelli: lui, il Re, il Giudice del mondo, è l'affamato, l'assetato, il forestiero, l'ammalato, il carcerato. Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore. Chi non lo fa, chi con le sue omissioni dice 'a me che importa?', rimane fuori".
Bergoglio ha ribadito nell'occasione una sua convinzione, già espressa durante le ripetute invocazioni di aiuto per la minoranza cristiana perseguitata in Iraq. "L'ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un'altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta 'a pezzi', con crimini, massacri, distruzioni".
"Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C'è il pianto, c'è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre. Anche oggi le vittime sono tante - ha proseguito Bergoglio -. Come è possibile questo? E' possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante".
"E' proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere - ha osservato il Pontefice -. Con quel 'A me che importa?' che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere".
"Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da quel 'a me che importa?', al pianto. Per tutti i caduti della 'inutile strage', per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L'umanità ha bisogno di piangere, e questa è l'ora del pianto". Citazione, questa, di papa Benedetto XV, che nel 1917 usò quelle parole per condannare il primo conflitto mondiale.
Le parole di Papa Francesco sono state seguite in silenzio dalla folla. Il silenzio è proseguito anche dopo che il Pontefice ha terminato l'omelia, con i fedeli che si sono raccolti per qualche minuto in memoria dei caduti e di riflessione.
Un momento da ricordare è stato vissuto durante l'offertorio: i genitori del maggiore Giuseppe La Rosa, l'ultimo italiano caduto in Afghanistan, hanno consegnato il cappello da bersagliere del militare, morto l'8 giugno 2013 in Afghanistan, insignito della medaglia d'oro al valor militare per aver fatto scudo ai suoi commilitoni. L'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di Stato Maggiore della Difesa, insieme a quello dell'Esercito, generale Claudio Graziano, ha consegnato invece al Pontefice il foglio matricolare del nonno. Il ministro Roberta Pinotti ha donato al Papa un altare da campo.
Anche il Papa aveva in serbo un dono. Alla fine della celebrazione eucaristica Bergoglio ha consegnato ai vescovi presenti e agli ordinari militari, provenienti da tutto il mondo, la "Luce di Francesco", una lampada proveniente dal Sacro Convento di Assisi, da accendere nelle rispettive diocesi con l'olio offerto dall'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. Un simbolo di pace per illuminare le celebrazioni di commemorazione della guerra.
Bergoglio si è messo in viaggio questa mattina per il Friuli Venezia Giulia, a bordo di un Airbus A319 dell'Aeronautica militare decollato poco dopo le otto dall'aeroporto di Ciampino. Al suo arrivo all'aeroporto di Ronchi dei Legionari è stato accolto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e dal presidente della Regione, Debora Serracchiani. Quindi Bergoglio si è diretto verso il cimitero austro-ungarico di Fogliano, poi al sacrario di Redipuglia, in provincia di Gorizia. Terminato il pellegrinaggio, il Papa è ripartito per Roma, ancora dall'aeroporto di Ronchi dei Legionari. Prima del decollo, il Pontefice ha ricevuto alcuni doni e benedetto i presenti. L'atterraggio a Ciampino è avvenuto alle 12,43.
LE FOTO
In mezzo a due ali di folla, il Papa è arrivato a Fogliano di Redipuglia, prima tappa del suo pellegrinaggio, non con la papamobile ma a bordo di un'auto comune, in segno di rispetto i morti della prima guerra mondiale tumulati nel cimitero austroungarico, dove riposano circa 15 mila soldati "nemici" di cinque diverse nazioni, di cui solo 2.406 identificati. In solitudine, il Pontefice si è raccolto in un momento di preghiera per una decina di minuti. Deposto un mazzo di fiori, Francesco si è fermato a conversare brevemente con un gruppo di bambini che lo attendevano. Poi è ripartito.
Al Sacrario militare italiano di Redipuglia, che custodisce le salme di 100.187 caduti della Prima Guerra Mondiale, Bergoglio è stato accolto da monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare per l'Italia. Alle ore 10 il Papa ha dato inizio alla celebrazione della Messa con i cardinali Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria. Presenti numerosi presuli provenienti da Slovenia, Austria, Ungheria e Croazia e dalle diocesi del Friuli Venezia Giulia, oltre a centinaia di sacerdoti, provenienti da tutti i paesi in guerra nel 1915-18. Le celebrazione è stata seguita da circa 10 mila fedeli. Fra i 7500 militari, rappresentanti della base americana di Aviano, anche un centinaio di soldati ungheresi, accompagnati dal ministro della Difesa, e un centinaio di un militari slovacchi. La messa è stata accompagnata da un coro composto da 180 militari italiani, tra soldati e marinai.
Giovane soldato fu anche il nonno paterno del Papa, Giovanni Carlo Bergoglio, bersagliere radiotelegrafista classe 1884, che combattè in trincea nei pressi del fiume Isonzo. "Ho sentito molte storie dolorose dalle labbra di mio nonno", ha ricordato il Papa in merito alla vicenda familiare. Lo stesso nonno, una volta terminata la guerra, con l'economia italiana in difficoltà, decise di emigrare in Argentina dove il futuro Pontefice nacque.
"Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano... trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia", ha affermato Papa Francesco nell'omelia. "Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge".
"La cupidigia, l'intolleranza, l'ambizione al potere. Sono motivi che spingono avanti la decisione bellica. E questi motivi sono spesso giustificati da un'ideologia; ma prima c'è la passione, c'è l'impulso distorto", ha proseguito il Papa, "l'ideologia è una giustificazione, e quando non c'è un'ideologia, c'è la risposta". E qui Bergoglio ha citato la risposta di Caino alla domanda del Signore su dove fosse Abele: "A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?". Aggiungendo: "La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà... A me che importa?".
"Questo atteggiamento - ha sottolineato il Pontefice - è esattamente l'opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo. Abbiamo ascoltato: lui è nel più piccolo dei fratelli: lui, il Re, il Giudice del mondo, è l'affamato, l'assetato, il forestiero, l'ammalato, il carcerato. Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore. Chi non lo fa, chi con le sue omissioni dice 'a me che importa?', rimane fuori".
Bergoglio ha ribadito nell'occasione una sua convinzione, già espressa durante le ripetute invocazioni di aiuto per la minoranza cristiana perseguitata in Iraq. "L'ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un'altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta 'a pezzi', con crimini, massacri, distruzioni".
"Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C'è il pianto, c'è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre. Anche oggi le vittime sono tante - ha proseguito Bergoglio -. Come è possibile questo? E' possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante".
"E' proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere - ha osservato il Pontefice -. Con quel 'A me che importa?' che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere".
"Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da quel 'a me che importa?', al pianto. Per tutti i caduti della 'inutile strage', per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L'umanità ha bisogno di piangere, e questa è l'ora del pianto". Citazione, questa, di papa Benedetto XV, che nel 1917 usò quelle parole per condannare il primo conflitto mondiale.
Le parole di Papa Francesco sono state seguite in silenzio dalla folla. Il silenzio è proseguito anche dopo che il Pontefice ha terminato l'omelia, con i fedeli che si sono raccolti per qualche minuto in memoria dei caduti e di riflessione.
Un momento da ricordare è stato vissuto durante l'offertorio: i genitori del maggiore Giuseppe La Rosa, l'ultimo italiano caduto in Afghanistan, hanno consegnato il cappello da bersagliere del militare, morto l'8 giugno 2013 in Afghanistan, insignito della medaglia d'oro al valor militare per aver fatto scudo ai suoi commilitoni. L'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di Stato Maggiore della Difesa, insieme a quello dell'Esercito, generale Claudio Graziano, ha consegnato invece al Pontefice il foglio matricolare del nonno. Il ministro Roberta Pinotti ha donato al Papa un altare da campo.
Anche il Papa aveva in serbo un dono. Alla fine della celebrazione eucaristica Bergoglio ha consegnato ai vescovi presenti e agli ordinari militari, provenienti da tutto il mondo, la "Luce di Francesco", una lampada proveniente dal Sacro Convento di Assisi, da accendere nelle rispettive diocesi con l'olio offerto dall'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. Un simbolo di pace per illuminare le celebrazioni di commemorazione della guerra.