[[ge:rep-locali:repubblica:95940938]]
EDIMBURGO - Alla vigilia del referendum sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito, nuovi sondaggi danno i "no" in vantaggio di circa quattro punti percentuali. Secondo quello dell'istituto Icm per Scotsman gli unionisti sarebbero il 45% e i secessionisti il 41%. La rilevazione di Opinium per il Daily Telegraph vede i "no" al 49% e i "sì" al 45%. Stessa distanza in quella di Survation per il Daily Mail: 48% a 44%. Nel caso del primo sondaggio il dato fondamentale è quello relativo agli indecisi, ben il 14%. Dato che scende al 6% nella seconda indagine e all'8% nella terza.
A questa fetta di elettorato si rivolgono i leader scozzesi dell'uno e dell'altro campo, ma anche quelli britannici. Per convincere gli indecisi a votare contro l'indipendenza, i leader dei principali partiti fanno fronte comune e mettono nero su bianco l'impegno a concedere maggiori poteri alla Scozia se venerdì mattina sarà ancora parte del Regno Unito. La promessa, con tanto di firme in calce del conservatore David Cameron, del laburista Ed Miliband e del liberaldemocratico Nick Clegg, è stata pubblicata in prima pagina sul quotidiano scozzese Daily Record.
Tre i punti principali del documento: "vasti poteri" per il Parlamento scozzese "secondo la tabella di marcia stabilita" dai partiti e illustrata dall'ex premier Gordon Brown nei giorni scorsi, garanzia di "condivisione delle risorse in maniera equa", impegno "categorico" nel riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale che costituisce una delle maggiori incognite in caso di indipendenza secondo parte dell'elettorato.
La "promessa" non smuove minimamente il premier scozzese, il leader indipendentista Alex Salmond, che la bolla come una concessione fuori tempo massimo: "E' una disperata offerta last minute e sul nulla. Non riuscirà a dissuadere gli scozzesi dalla grande opportunità di affidare il futuro della Scozia nelle mani della Scozia". La sua vice, Nicola Sturgeon, va oltre: "Se le intenzioni erano serie allora perché solo adesso?". E accusa: "Stanno trattando gli elettori scozzesi con condiscendenza".
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A mano a mano che il voto si avvicina il dibattito si fa più vivace che mai, con botta e risposta a ritmo serrato. Secondo il Times, gli indipendentisti hanno programmato un 'blitz' pubblicitario senza precedenti: nelle ultime ore prima del voto distribuiranno 2,6 milioni di volantini e tappezzeranno tutta la Scozia con 300 cartelloni e un unico messaggio: "Yes". La macchina unionista appare meno massiccia: i volantini sarebbero 1,5 milioni e i cartelloni 200.
Che il clima del dibattito con l'approssimarsi del voto si vada surriscaldando lo dimostra poi la prima vittima di contestazioni: sopraffatto da urla e insulti nel pomeriggio Ed Miliband - che giocherebbe anche "in casa" nella Scozia tradizionalmente importante bacino elettorale laburista - ha dovuto interrompere un incontro con gli elettori in un centro commerciale nel centro di Edimburgo.
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EDIMBURGO - Alla vigilia del referendum sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito, nuovi sondaggi danno i "no" in vantaggio di circa quattro punti percentuali. Secondo quello dell'istituto Icm per Scotsman gli unionisti sarebbero il 45% e i secessionisti il 41%. La rilevazione di Opinium per il Daily Telegraph vede i "no" al 49% e i "sì" al 45%. Stessa distanza in quella di Survation per il Daily Mail: 48% a 44%. Nel caso del primo sondaggio il dato fondamentale è quello relativo agli indecisi, ben il 14%. Dato che scende al 6% nella seconda indagine e all'8% nella terza.
A questa fetta di elettorato si rivolgono i leader scozzesi dell'uno e dell'altro campo, ma anche quelli britannici. Per convincere gli indecisi a votare contro l'indipendenza, i leader dei principali partiti fanno fronte comune e mettono nero su bianco l'impegno a concedere maggiori poteri alla Scozia se venerdì mattina sarà ancora parte del Regno Unito. La promessa, con tanto di firme in calce del conservatore David Cameron, del laburista Ed Miliband e del liberaldemocratico Nick Clegg, è stata pubblicata in prima pagina sul quotidiano scozzese Daily Record.
Tre i punti principali del documento: "vasti poteri" per il Parlamento scozzese "secondo la tabella di marcia stabilita" dai partiti e illustrata dall'ex premier Gordon Brown nei giorni scorsi, garanzia di "condivisione delle risorse in maniera equa", impegno "categorico" nel riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale che costituisce una delle maggiori incognite in caso di indipendenza secondo parte dell'elettorato.
La "promessa" non smuove minimamente il premier scozzese, il leader indipendentista Alex Salmond, che la bolla come una concessione fuori tempo massimo: "E' una disperata offerta last minute e sul nulla. Non riuscirà a dissuadere gli scozzesi dalla grande opportunità di affidare il futuro della Scozia nelle mani della Scozia". La sua vice, Nicola Sturgeon, va oltre: "Se le intenzioni erano serie allora perché solo adesso?". E accusa: "Stanno trattando gli elettori scozzesi con condiscendenza".
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A mano a mano che il voto si avvicina il dibattito si fa più vivace che mai, con botta e risposta a ritmo serrato. Secondo il Times, gli indipendentisti hanno programmato un 'blitz' pubblicitario senza precedenti: nelle ultime ore prima del voto distribuiranno 2,6 milioni di volantini e tappezzeranno tutta la Scozia con 300 cartelloni e un unico messaggio: "Yes". La macchina unionista appare meno massiccia: i volantini sarebbero 1,5 milioni e i cartelloni 200.
Che il clima del dibattito con l'approssimarsi del voto si vada surriscaldando lo dimostra poi la prima vittima di contestazioni: sopraffatto da urla e insulti nel pomeriggio Ed Miliband - che giocherebbe anche "in casa" nella Scozia tradizionalmente importante bacino elettorale laburista - ha dovuto interrompere un incontro con gli elettori in un centro commerciale nel centro di Edimburgo.
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