Esteri

Scozia, su Twitter hanno vinto i Sì

Un'analisi dell'università di Oxford sottolinea l'enorme mobilitazione prodotta dalla campagna Yes Scotland rispetto agli unionisti di Better Together: oltre il doppio delle discussioni sul social dell'uccellino. Ma non è solo questione di numeri: oltre all'apertura al voto per i 16enni, lo studio evidenzia come gli indipendentisti abbiano seminato più ottimismo. Tutti gli hashtag per seguire la giornata

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SU TWITTER, in queste ore, si seguono gli sviluppi con una quantità di hashtag. Uno su tutti, per chi vuole stare davvero dentro alla storica giornata referendaria scozzese: #indyref . Seguono poi #ScotlandDecides, #ScottishReferendum, #Scotland2014, #ScotlandIndependence e così via. Almeno per quanto riguarda quelli neutrali.

Perché la sfida, in queste settimane e anche in queste ore, è stata fondamentalmente fra il coinvolgimento prodotto sui social network dai sostenitori del comitato Yes Scotland e gli unionisti di Better Together capitanati dall'ex premier e scozzese doc Gordon Brown. Da una parte parole d'ordine come #YesBeacuse, #YesScotland, #YouYesYet, #HopeOverFear  -  come si legge in un'analisi di Anna Longhini per Ispi -  dall'altra controslogan come #NoThanks, #ScotlandNo e, appunto, l'azzeccato #BetterTogether.

La sfida, almeno nell'agorà digitale, sembra tuttavia già decisa: hanno vinto gli indipendentisti. Secondo le rilevazioni in tempo reale dell'università di Oxford firmate da Karo Moilanen  -  che ha messo sotto la lente oltre un milione di cinguettii a partire dal 28 agosto  -  la campagna per il Sì ha raggiunto quota 782mila tweet contro i 341mila di chi si batte affinché Edimburgo rimanga nel Regno Unito. Numeri evidentemente cresciuti nelle ultime ore. Per non parlare dei follower degli account ufficiali (102mila per il Sì, appena 42.200 per il No).

Il picco, secondo quando registrato da TheySay, il software messo a punto all'interno dell'ateneo britannico dal docente specializzato in linguistica computazionale, è stato ovviamente raggiunto nel corso della giornata di mercoledì. Per quanto entrambi gli schieramenti abbiano alzato la potenza di fuoco il fronte pro-indipendenza è rimasto comunque  -  e comprensibilmente  -  al vertice della mobilitazione, generando più del doppio degli interventi rispetto a chi vuole rimanere con Londra.

Ma non è solo una faccenda di numeri. Come è evidente dall'analisi online, l'indagine ha anche approfondito, attraverso alcuni algoritmi di analisi linguistica, il tono dei tweet. Quello degli indipendentisti è risultato più gioioso e ottimistico rispetto a quello degli unionisti: "I tweet nella campagna per il No hanno espresso più rabbia, paura, agitazione e tristezza  -  ha commentato l'autore  -  quelli per l'indipendenza erano evidentemente più fiduciosi e proiettati al futuro".

Non è un caso che perfino il campione di tennis Andy Murray abbia alluso (sempre in un cinguettio) alla "negatività" della campagna per il No. Il continuo ricorso ai pericoli di crack economico, ai posti di lavoro a rischio, all'aumento dei prezzi, all'addio definitivo e senza appello al Regno Unito non deve aver funzionato molto. Almeno, non sulle piattaforme sociali dove l'approccio sintetico si conferma preponderante su quello analitico.

Non basta: la vittoria degli indipendentisti su Twitter potrebbe anche essere legata, come ha fatto notare Mark Gilbert di Bloomberg News, al fortissimo coinvolgimento dei giovani. Per la prima volta in un'importante consultazione in Gran Bretagna stanno infatti votando anche i sedicenni. Mentre l'elettorato attivo è stato abbassato di due anni in molti Paesi sudamericani, in Europa le urne per gli adolescenti sono ancora serrate tranne rari casi, come in Austria: "I ragazzi sono più orientati all'uso dei social media rispetto agli adulti, questo potrebbe aver influenzato l'attività online". Conclusione plausibile ma non scontata. Perché scontato non è l'appoggio degli adolescenti  -  secondo Generation Yes sono circa 120mila le new entry attese alle urne per decidere il futuro del Paese  -  alla campagna per il Sì.