Russia, Putin stritola i media: a società straniere non più del 20%
Sottoposta a iter accelerato e approvata dalla Duma in seconda e terza lettura, la legge riduce il tetto delle quote nei giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet e impone il divieto di fondarne di nuovi. Nel mirino anche il quotidiano economico Vedomosti. Mosca: "Garantisce la sicurezza dell'informazione"
MOSCA - Per le case editrici straniere si tratta di una vera e propria stangata: oggi la Duma, il ramo del Parlamento ha approvato una legge secondo la quale le società straniere non potranno possedere più del 20 per cento nei media russi. E' l'ulteriore giro di vite di Vladimir Putin contro l'influsso occidentale nel braccio di ferro sull'Ucraina.
La legge che riduce dal 50% al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet), inclusi quelli controllati indirettamente attraverso partner russi, è stato approvato dalla Duma in seconda e terza lettura, quella definitiva. Martedì, la legge era stata approvata in prima lettura alla Camera bassa del parlamento russo con 434 voti a favore e uno contrario, dopo una intenso dibattito che ha visto alcuni deputati attaccare l'Occidente per l'utilizzo della stampa come strumento contro il governo russo. In particolare nel mirino, secondo gli analisti…
La legge che riduce dal 50% al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet), inclusi quelli controllati indirettamente attraverso partner russi, è stato approvato dalla Duma in seconda e terza lettura, quella definitiva. Martedì, la legge era stata approvata in prima lettura alla Camera bassa del parlamento russo con 434 voti a favore e uno contrario, dopo una intenso dibattito che ha visto alcuni deputati attaccare l'Occidente per l'utilizzo della stampa come strumento contro il governo russo. In particolare nel mirino, secondo gli analisti…
MOSCA - Per le case editrici straniere si tratta di una vera e propria stangata: oggi la Duma, il ramo del Parlamento ha approvato una legge secondo la quale le società straniere non potranno possedere più del 20 per cento nei media russi. E' l'ulteriore giro di vite di Vladimir Putin contro l'influsso occidentale nel braccio di ferro sull'Ucraina.
La legge che riduce dal 50% al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet), inclusi quelli controllati indirettamente attraverso partner russi, è stato approvato dalla Duma in seconda e terza lettura, quella definitiva. Martedì, la legge era stata approvata in prima lettura alla Camera bassa del parlamento russo con 434 voti a favore e uno contrario, dopo una intenso dibattito che ha visto alcuni deputati attaccare l'Occidente per l'utilizzo della stampa come strumento contro il governo russo. In particolare nel mirino, secondo gli analisti, il quotidiano economico Vedomosti e la versione russa di Forbes, entrambi spesso critici verso il potere. Ma la tagliola si abbatterà anche sul quotidiano in lingua inglese Moscow Times e su colossi come Axel Springer, Ctc Media, Burda, Condè Nast, in gran parte legati a riviste glamour che hanno plasmato i gusti e le mode della nuova elite post sovietica.
LEGGI Putin pronto a bloccare Internet 'in caso di emergenza'
L'iter giuridico. Sottoposta a iter accelerato, la legge ha colto di sorpresa tutti nel mondo dei mass media russi nonostante fossero già in allerta per il giro di vite sulla stampa iniziato l'anno scorso dal Cremlino, in diversi fasi. Secondo fonti proprio del quotidiano economico Vedomosti, l'iniziativa è riconducibile direttamente all'amministrazione presidenziale e non certo alla Duma. Ufficialmente, la bozza di legge è stata promossa da tre deputati del Partito comunista, Liberal-democratico e Russia Giusta, e sostenuta dalla formazione di governo Russia Unita. Di fatto, propone emendamenti alla legge federale sui media, spiegati con la necessità di garantire la "sicurezza dell'informazione" nel Paese, sullo sfondo delle crescenti tensioni con l'Occidente per la crisi ucraina.
I limiti severi della legge. Tra le altre cose, il testo prevede il divieto per stranieri, o russi con doppio passaporto, di fondare nuovi media. Secondo il presidente della Duma, Serghei Naryshkin, il documento è in linea con le norme adottate da altri Paesi. Secondo quanto riportato dalla stessa Vedomosti, limiti così severi per la proprietà straniera nella carta stampata, però, non esistono all'estero: il settore più regolamentato rimane quello delle emittenti tv tradizionali, ma non quelle via cavo o satellite. A oggi la legge russa prevede il limite del 50% delle quote in mano a stranieri nelle tv e nelle radio, che trasmettono su un territorio dove viva metà o più della metà della popolazione russa. Stesso limite per giornali e riviste con tiratura da un milione di copie in sù.
Con la guerra in Ucraina ancora in corso e le relazioni con l'Occidente al livello più basso dalla Guerra Fredda, Mosca sta lavorando per modellare la sua immagine sia sui media internazionali, che locali. Mentre lo Stato ha da tempo consolidato il suo controllo sui maggiori network tv nazionali, dal 2013 si è assistito a un graduale giro di vite anche sui media online e la carta stampata. La maggiore agenzia statale Ria Novosti, negli ultimi anni vista come uno dei media ufficiali più aperto all'innovazione, è stata chiusa e incorporata nella nuova holding 'Russia Oggi', guidata da uno dei giornalisti più allineato col Cremlino. Mosca ha inoltre aumentato i finanziamenti ai media di Stato: l'emittente Russia Today, che trasmette in diverse lingue, ha visto il suo budget per il 2015 salire del 30% a 15,4 miliardi di rubli (401 milioni di dollari), secondo quanto ha riportato il giornale Rbc.
Stretta sul web. Dal primo gennaio del 2015, anziché dal settembre 2016, scatta l'obbligo di registrarsi in Russia, spostando i server nel Paese, per le società di comunicazione online straniere. Lo ha ricordato Roscomnadzor, l'ente statale russo preposto al controllo dei mass media, a Facebook, Gmail and Twitter, come riferisce il quotidiano Izvestia. In luglio Putin aveva firmato una legge che impone ai servizi di posta elettronica e ai social network di conservare sul territorio russo ogni dato personale degli utenti, a pena di chiusura. Ma nei giorni scorsi la Duma ha anticipato la data di entrata in vigore del provvedimento all'inizio del prossimo anno.
La legge che riduce dal 50% al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet), inclusi quelli controllati indirettamente attraverso partner russi, è stato approvato dalla Duma in seconda e terza lettura, quella definitiva. Martedì, la legge era stata approvata in prima lettura alla Camera bassa del parlamento russo con 434 voti a favore e uno contrario, dopo una intenso dibattito che ha visto alcuni deputati attaccare l'Occidente per l'utilizzo della stampa come strumento contro il governo russo. In particolare nel mirino, secondo gli analisti, il quotidiano economico Vedomosti e la versione russa di Forbes, entrambi spesso critici verso il potere. Ma la tagliola si abbatterà anche sul quotidiano in lingua inglese Moscow Times e su colossi come Axel Springer, Ctc Media, Burda, Condè Nast, in gran parte legati a riviste glamour che hanno plasmato i gusti e le mode della nuova elite post sovietica.
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L'iter giuridico. Sottoposta a iter accelerato, la legge ha colto di sorpresa tutti nel mondo dei mass media russi nonostante fossero già in allerta per il giro di vite sulla stampa iniziato l'anno scorso dal Cremlino, in diversi fasi. Secondo fonti proprio del quotidiano economico Vedomosti, l'iniziativa è riconducibile direttamente all'amministrazione presidenziale e non certo alla Duma. Ufficialmente, la bozza di legge è stata promossa da tre deputati del Partito comunista, Liberal-democratico e Russia Giusta, e sostenuta dalla formazione di governo Russia Unita. Di fatto, propone emendamenti alla legge federale sui media, spiegati con la necessità di garantire la "sicurezza dell'informazione" nel Paese, sullo sfondo delle crescenti tensioni con l'Occidente per la crisi ucraina.
I limiti severi della legge. Tra le altre cose, il testo prevede il divieto per stranieri, o russi con doppio passaporto, di fondare nuovi media. Secondo il presidente della Duma, Serghei Naryshkin, il documento è in linea con le norme adottate da altri Paesi. Secondo quanto riportato dalla stessa Vedomosti, limiti così severi per la proprietà straniera nella carta stampata, però, non esistono all'estero: il settore più regolamentato rimane quello delle emittenti tv tradizionali, ma non quelle via cavo o satellite. A oggi la legge russa prevede il limite del 50% delle quote in mano a stranieri nelle tv e nelle radio, che trasmettono su un territorio dove viva metà o più della metà della popolazione russa. Stesso limite per giornali e riviste con tiratura da un milione di copie in sù.
Con la guerra in Ucraina ancora in corso e le relazioni con l'Occidente al livello più basso dalla Guerra Fredda, Mosca sta lavorando per modellare la sua immagine sia sui media internazionali, che locali. Mentre lo Stato ha da tempo consolidato il suo controllo sui maggiori network tv nazionali, dal 2013 si è assistito a un graduale giro di vite anche sui media online e la carta stampata. La maggiore agenzia statale Ria Novosti, negli ultimi anni vista come uno dei media ufficiali più aperto all'innovazione, è stata chiusa e incorporata nella nuova holding 'Russia Oggi', guidata da uno dei giornalisti più allineato col Cremlino. Mosca ha inoltre aumentato i finanziamenti ai media di Stato: l'emittente Russia Today, che trasmette in diverse lingue, ha visto il suo budget per il 2015 salire del 30% a 15,4 miliardi di rubli (401 milioni di dollari), secondo quanto ha riportato il giornale Rbc.
Stretta sul web. Dal primo gennaio del 2015, anziché dal settembre 2016, scatta l'obbligo di registrarsi in Russia, spostando i server nel Paese, per le società di comunicazione online straniere. Lo ha ricordato Roscomnadzor, l'ente statale russo preposto al controllo dei mass media, a Facebook, Gmail and Twitter, come riferisce il quotidiano Izvestia. In luglio Putin aveva firmato una legge che impone ai servizi di posta elettronica e ai social network di conservare sul territorio russo ogni dato personale degli utenti, a pena di chiusura. Ma nei giorni scorsi la Duma ha anticipato la data di entrata in vigore del provvedimento all'inizio del prossimo anno.