✕
(ap)

Iran: attaccheremo Is in Iraq se arriverà ai nostri confini. Turchia pronta a schierare truppe

Obama nel discorso via radio e internet: "America leader mondiale contro l'Is". Minaccia dal fronte al-Nusra, che conferma i legami tra qaedisti e miliziani Is: colpiremo i paesi della coalizione in tutto il mondo. La Russia: "Washington usa la forza per difendere i suoi interessi"
3 minuti di lettura
WASHINGTON - Gli Stati Uniti e i partner della coalizione hanno compiuto nuovi raid aerei contro le posizioni dei jihadisti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. I raid hanno colpito sette obiettivi in Siria, ha detto il Centcom, il comando Usa responsabile per il Medio Oriente e l'Asia Centrale, fra cui degli edifici dell'Is e due blindati in prossimità della città curda di Ain al-Arab, conosciuta anche come Kobane, da dieci giorni difesa dai peshmerga dall'avanzata dei jihadisti, che ha fatto fuggire 160.000 persone oltre il vicino confine con la Turchia.

Confermato anche il raid su Raqqa, roccaforte dell'Is, dove "sono stati danneggiati un aeroporto occupato dall'Is, una caserma e un campo di addestramento". In Iraq, tre raid a sud ovest di Erbil hanno distrutto quattro veicoli blindati e una postazione militare, ha precisato ancora il Centcom. Secondo la Bbc, ai bombardamenti in Iraq hanno partecipato due caccia britannici partiti dalla base…
WASHINGTON - Gli Stati Uniti e i partner della coalizione hanno compiuto nuovi raid aerei contro le posizioni dei jihadisti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. I raid hanno colpito sette obiettivi in Siria, ha detto il Centcom, il comando Usa responsabile per il Medio Oriente e l'Asia Centrale, fra cui degli edifici dell'Is e due blindati in prossimità della città curda di Ain al-Arab, conosciuta anche come Kobane, da dieci giorni difesa dai peshmerga dall'avanzata dei jihadisti, che ha fatto fuggire 160.000 persone oltre il vicino confine con la Turchia.

Confermato anche il raid su Raqqa, roccaforte dell'Is, dove "sono stati danneggiati un aeroporto occupato dall'Is, una caserma e un campo di addestramento". In Iraq, tre raid a sud ovest di Erbil hanno distrutto quattro veicoli blindati e una postazione militare, ha precisato ancora il Centcom. Secondo la Bbc, ai bombardamenti in Iraq hanno partecipato due caccia britannici partiti dalla base di Akrotiri, a Cipro, per la prima volta da quando il Parlamento di Londra ha autorizzato gli attacchi aerei contro le forze dello Stato Islamico.

Incassata l'adesione britannica, ma anche belga e danese, alla forza multinazionale da impegnare nei raid aerei contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria, il presidente americano Barack Obama si è rivolto alla nazione nel consueto discorso settimanale del sabato alla radio e su internet. "La leadership americana è l'unica sempre costante in un mondo incerto. Lo abbiamo dimostrato questa settimana, durante la quale abbiamo mobilitato il mondo per far fronte ad una delle sfide più urgenti", - ha detto Obama riferendosi alla coalizione internazionale a cui partecipano anche Paesi arabi. "L'America - ha sottolineato il presidente Usa - è il leader mondiale nella lotta per indebolire e distruggere il gruppo terrorista conosciuto con il nome di Is".

Ma se l'occidente si mobilita, anche lo Stato islamico di Abu Bakr al-Baghdadi non è solo. E' ormai confermata l'alleanza con i gruppi terroristici legati ad al-Qaeda, come hanno dimostrato le recenti prese di posizioni di Aqmi (al-Qaeda nel Maghreb islamico) e Aqpa (al-Qaeda nella Penisola araba) e oggi quella del fronte al-Nusra, la branca qaedista in Siria: "Colpiremo i paesi della coalizione in tutto il mondo, perché hanno dichiarato guerra all'Islam", ha fatto sapere il gruppo.

E agli Stati Uniti guida della coalizione arrivano le accuse della Russia: "Washington ha apertamente dichiarato il suo diritto di usare la forza unilateralmente ovunque nel mondo per difendere i suoi interessi", ha detto il ministro degli esteri Sergei Lavrov intervenendo all'Assemblea generale dell'Onu.


Sembra intenzionato a rompere gli indugi anche il presidente Recep Tayyp Erdogan. Di ritorno dall'Assemblea Generale dell'Onu a New York e intervistato dal quotidiano Hurriyet, ha affermato che contro i jihadisti non bastano i raid aerei, ma serve un'operazione di terra nell'ambito della quale potrebbe avvenire l'entrata della Turchia al fianco della coalizione internazionale. Le forze armate turche, ha spiegato il numero uno di Ankara, potrebbero essere impiegate per strappare al controllo dei jihadisti alcune zone della Siria e portare al sicuro la popolazione in fuga dai miliziani dell'Is. "La logica secondo la quale la Turchia non prende una posizione militare è sbagliata", ha sottolineato Erdogan, rivelando che sono in corso negoziati per determinare quali Paesi possano partecipare a un'eventuale operazione di terra, da affiancare ai raid aerei. "Nella distribuzione delle responsabilità, ogni Paese avrà un compito determinato, qualunque sia il compito della Turchia lo assolveremo".

Alla coalizione guidata dagli Usa non ha invece aderito l'Iran. Anche loro all'Onu nei giorni scorsi, sia il presidente iraniano Hassan Rohani che il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif hanno respinto un invito in tal senso rivolto al regime di Teheran dal premier britannico David Cameron. Oggi è il comandante delle forze di terra iraniane, generale Ahmad Reza Pourdestana, ad affermare, in una dichiarazione riportata dall'agenzia Irna, che l'Iran attaccherà i jihadisti dell'Is all'interno dell'Iraq se questi si avvicineranno al confine con l'Iran. "Se il gruppo terroristico Is si avvicinasse ai nostri confini, noi attaccheremmo in profondità nel territorio iracheno e non gli consentiremo di avvicinarsi di nuovo".

L'Iran ha già inviato aiuti militari sia al governo di Baghdad, sia alle forze curde che combattono contro l'Is. Il presidente iraniano Rohani aveva anche parlato di "obbligo morale" nel sostegno all'Iraq contro l'Is. Ma intanto, proprio da Bagdad sta per essere rivolta a Teheran una precisa richiesta: la restituzione di un centinaio di aerei da combattimento che Saddam Hussein fece riparare sul territorio iraniano nel 1991, durante la Prima guerra del Golfo. La richiesta è stata anticipata da fonti diplomatiche a Baghdad, citate dai media iracheni.

Ed è arrivata oggi in Iraq la terza commessa di armi acquistate dalla Russia lo scorso anno, nel corso di un viaggio dell'ex premier Nouri al Maliki a Mosca. La consegna include dieci elicotteri d'attacco al suolo MI-35, in grado di fare la differenza nella lotta contro Isis. Si tratta di un'evoluzione della "cannoniera volante" Mi-24 Hind, usata in Afghanistan dai sovietici, realizzati nel 1994 dall'azienda di elicotteri Rostov.