Ebola, il Texas: 80 persone monitorate per il virus
Dopo il primo caso registrato negli Stati Uniti, l'autorità sanitaria texana lancia l'allarme. Thomas Eric Duncan era stato visitato e rimandato a casa da un ospedale che non si era accorto della malattia. Ricoverato alle Hawaii un paziente con i sintoni dell'Ebola
DALLAS - In tutto sono 80 le persone monitorate per essere venute a contatto, direttamente o indirettamente, con Thomas Eric Duncan, il primo caso di ebola registrato negli States. A dirlo è il Dallas County Health Services (autorità sanitaria texana), che dal 28 settembre scorso - da quando è esploso il caso ebola - tenta di ricostruire tutti gli spostamenti del "caso zero" per evitare uno sviluppo della malattia.
L'autorità chiarisce che nel calcolo sono comprese le 12 /18 persone che hanno direttamente incontrato il paziente, con l'aggiunta di quelle che, questa dozzina, può aver incontrato, per un totale di 80 persone. La situazione comunque è sotto controllo, garantiscono le autorità, assicurando che il virus è contagioso solo una volta manifestati i sintomi influenzali, questo esclude la possibilità che tutti siano stati automaticamente infettati.
Per ora, il Dchs tiene sotto osservazione domiciliare so…
L'autorità chiarisce che nel calcolo sono comprese le 12 /18 persone che hanno direttamente incontrato il paziente, con l'aggiunta di quelle che, questa dozzina, può aver incontrato, per un totale di 80 persone. La situazione comunque è sotto controllo, garantiscono le autorità, assicurando che il virus è contagioso solo una volta manifestati i sintomi influenzali, questo esclude la possibilità che tutti siano stati automaticamente infettati.
Per ora, il Dchs tiene sotto osservazione domiciliare so…
DALLAS - In tutto sono 80 le persone monitorate per essere venute a contatto, direttamente o indirettamente, con Thomas Eric Duncan, il primo caso di ebola registrato negli States. A dirlo è il Dallas County Health Services (autorità sanitaria texana), che dal 28 settembre scorso - da quando è esploso il caso ebola - tenta di ricostruire tutti gli spostamenti del "caso zero" per evitare uno sviluppo della malattia.
L'autorità chiarisce che nel calcolo sono comprese le 12 /18 persone che hanno direttamente incontrato il paziente, con l'aggiunta di quelle che, questa dozzina, può aver incontrato, per un totale di 80 persone. La situazione comunque è sotto controllo, garantiscono le autorità, assicurando che il virus è contagioso solo una volta manifestati i sintomi influenzali, questo esclude la possibilità che tutti siano stati automaticamente infettati.
Per ora, il Dchs tiene sotto osservazione domiciliare solamente i quattro parenti del "casozero", ai quali ha ordinato di rimanere in casa e di non ricevere visite, per evitare un'ulteriore diffusione. Il confinamento durerà almeno fino al 19 ottobre. Inoltre è fatto divieto di ricevere visite di parenti o amici, e ai familiari di fornire campioni di sangue per effettuare tutti i test necessari.
Nel frattempo continuano le polemiche contro la macchina sanitaria che non si è accorta tempestivamente dei sintomi della malattia. Duncan, infatti, prima di essere isolato al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas il 28 settembre, è stato rimandato a casa dalla stessa struttura due giorni prima, dove si era recato per un malore. In quel caso i dottori lo avevano dimesso dalla struttura con il consiglio di riguardarsi e prendere alcuni antibiotici, nonostante Duncan avesse informato i medici di essere appena rientrato dopo un viaggio in Africa.
United Airlines, la compagnia aerea su cui ha viaggiato Thomas Duncan su due dei tre voli che lo hanno portato negli Stati Uniti, sta cercando di contattare gli oltre 400 passeggeri dei due aerei su cui l'uomo al centro del primo caso Ebola negli Stati Uniti ha viaggiato la scorsa settimana.
United dice che nessun viaggiatore è a rischio, ma che stanno prendendo la misura per un eccesso di prudenza. Duncan non aveva sintomi nei giorni del volo. La linea aerea non parla dei passeggeri che hanno volato sui jet usati da Duncan dopo il suo approdo negli Usa.
L'emittente americana Abc fa sapere di un nuovo caso sospetto di Ebola negli Stati Uniti, stavolta alle Hawaii. Da quanto si conosce, una persona è stata messa in isolamento mercoledì al Queen medical center di Honolulu per accertamenti, per aver mostrato sintomi compatibili con quelli provocati dal virus della febbre emorragica. Il dipartimento di sanità hawaiano, per bocca di Melissa Vray, fa sapere di essere " attento a prendere le dovute precauzioni, assicurando che il paziente resti in isolamento e la popolazione al sicuro", sottolineando che si tratta "ancora di un'ipotesi Ebola".
Dall'altra parte dell'Atlantico la situazione continua ad essere drammatica. Le ultime informazioni dalla Liberia, Sierra Leone e Guinea parlano di 7.718 persone attualmente infette dal virus Ebola e di 3.338 morte a causa della malattia. Dall'Organizzazione mondiale della sanità fanno sapere che per ora non ci sono "evidenti segni che il virus sia divenuto epidemico nella zona dell'Africa occidentale", anche se oggi, Antony Banbury, capo della missione Onu che opera nelle zone dell'Africa colpite dalla malattia, dalle pagine del Telegraph lancia un nuovo preoccupante allarme. "Il virus Ebola - ha detto - potrebbe mutare e diffondersi per via aerea se l'epidemia non verrà tenuta sotto controllo velocemente". Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei due centri ad alta specializzazione per l'assistenza e la diagnosi su ebola, rassicura: "Non esiste alcuna prova di una diffusione del virus ebola per via aerea e se anche dovesse mutare non è detto che ciò determi tale modalità di diffusione". Per ora, le autorità sanitarie di tutto il mondo continuano a ricordare che Ebola si può trasmettere esclusivamente attraverso lo scambio di fluidi corporei.
L'autorità chiarisce che nel calcolo sono comprese le 12 /18 persone che hanno direttamente incontrato il paziente, con l'aggiunta di quelle che, questa dozzina, può aver incontrato, per un totale di 80 persone. La situazione comunque è sotto controllo, garantiscono le autorità, assicurando che il virus è contagioso solo una volta manifestati i sintomi influenzali, questo esclude la possibilità che tutti siano stati automaticamente infettati.
Per ora, il Dchs tiene sotto osservazione domiciliare solamente i quattro parenti del "casozero", ai quali ha ordinato di rimanere in casa e di non ricevere visite, per evitare un'ulteriore diffusione. Il confinamento durerà almeno fino al 19 ottobre. Inoltre è fatto divieto di ricevere visite di parenti o amici, e ai familiari di fornire campioni di sangue per effettuare tutti i test necessari.
Nel frattempo continuano le polemiche contro la macchina sanitaria che non si è accorta tempestivamente dei sintomi della malattia. Duncan, infatti, prima di essere isolato al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas il 28 settembre, è stato rimandato a casa dalla stessa struttura due giorni prima, dove si era recato per un malore. In quel caso i dottori lo avevano dimesso dalla struttura con il consiglio di riguardarsi e prendere alcuni antibiotici, nonostante Duncan avesse informato i medici di essere appena rientrato dopo un viaggio in Africa.
United Airlines, la compagnia aerea su cui ha viaggiato Thomas Duncan su due dei tre voli che lo hanno portato negli Stati Uniti, sta cercando di contattare gli oltre 400 passeggeri dei due aerei su cui l'uomo al centro del primo caso Ebola negli Stati Uniti ha viaggiato la scorsa settimana.
United dice che nessun viaggiatore è a rischio, ma che stanno prendendo la misura per un eccesso di prudenza. Duncan non aveva sintomi nei giorni del volo. La linea aerea non parla dei passeggeri che hanno volato sui jet usati da Duncan dopo il suo approdo negli Usa.
L'emittente americana Abc fa sapere di un nuovo caso sospetto di Ebola negli Stati Uniti, stavolta alle Hawaii. Da quanto si conosce, una persona è stata messa in isolamento mercoledì al Queen medical center di Honolulu per accertamenti, per aver mostrato sintomi compatibili con quelli provocati dal virus della febbre emorragica. Il dipartimento di sanità hawaiano, per bocca di Melissa Vray, fa sapere di essere " attento a prendere le dovute precauzioni, assicurando che il paziente resti in isolamento e la popolazione al sicuro", sottolineando che si tratta "ancora di un'ipotesi Ebola".
Dall'altra parte dell'Atlantico la situazione continua ad essere drammatica. Le ultime informazioni dalla Liberia, Sierra Leone e Guinea parlano di 7.718 persone attualmente infette dal virus Ebola e di 3.338 morte a causa della malattia. Dall'Organizzazione mondiale della sanità fanno sapere che per ora non ci sono "evidenti segni che il virus sia divenuto epidemico nella zona dell'Africa occidentale", anche se oggi, Antony Banbury, capo della missione Onu che opera nelle zone dell'Africa colpite dalla malattia, dalle pagine del Telegraph lancia un nuovo preoccupante allarme. "Il virus Ebola - ha detto - potrebbe mutare e diffondersi per via aerea se l'epidemia non verrà tenuta sotto controllo velocemente". Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei due centri ad alta specializzazione per l'assistenza e la diagnosi su ebola, rassicura: "Non esiste alcuna prova di una diffusione del virus ebola per via aerea e se anche dovesse mutare non è detto che ciò determi tale modalità di diffusione". Per ora, le autorità sanitarie di tutto il mondo continuano a ricordare che Ebola si può trasmettere esclusivamente attraverso lo scambio di fluidi corporei.