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Raid non fermano Is. Jihadisti alla periferia di Kobane. Attaccate basi a ovest di Bagdad

I miliziani dello Stato Islamico annunciano: nelle prossime ore entreremo nella città curda a nord della Siria. Combattimenti anche a Heet e Ramadi, dove i caccia occidentali aiutano le forze irachene a respingere l'assalto. Aerei iracheni hanno paracadutato per errore aiuti alimentari sul nemico, aperta indagine. Parlamento turco al voto sull'intervento militare di terra
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BAGDAD - I jihadisti lo hanno ripetuto più volte, nel corso della guerra dell'informazione che corre parallela a quella combattuta contro la Coalizione internazionale che vuole fermare l'espansione dello Stato Islamico in Iraq e Siria: "I raid aerei non ci fermeranno". Le notizie che giungono dal fronte sembrano dar loro ragione. Dopo circa due settimane di assedio, contrastati dai bombardamenti dei caccia occidentali e sul terreno dai peshmerga curdi, i miliziani di al-Baghdadi hanno annunciato di essere ormai giunti alla periferia della città di Kobane e di essere sul punto di conquistarla. I jihadisti prevedono di attaccare ed entrare nelle prossime ore nella città a nord della Siria, prossima al confine con la Turchia.

La notizia è confermata dall'Osservatorio per i diritti dell'uomo e da un ufficiale dei peshmerga, Ismet Sheikh Hasan, che al telefono con Associated Press ha spiegato che i jihadisti stanno avanzando nonostante nuovi raid compiuti dalla coalizione internazionale nella notte, non confermati da Washington. "Ci stiamo preparando a una battaglia strada per strada. Non sono ancora entrati a Kobane, ma noi ci stiamo preparando", le parole dell'ufficiale curdo.

Ma lo Stato Islamico è tornato a rimarcare la sua presenza anche nell'Iraq occidentale, dopo essere stato allontanato dalle città di Rabia, Zumar e Mahmoudiyah dalla forze curde supportare dall'aviazione internazionale. Secondo quanto riporta l'agenzia irachena Nina, i jihadisti hanno attaccato il distretto di Heet, città nella provincia di Anbar, 150 chilometri a ovest di Bagdad, uccidendo almeno 42 soldati. L'attacco dei jihadisti sarebbe stato tuttavia respinto grazie ai raid aerei della Coalizione internazionale guidata dagli Usa.

Fonti di sicurezza e sanitarie offrono un'altra versione: lo Stato Islamico ha lanciato l'offensiva alle basi irachene nelle città occidentali di Heet e Ramadi, nel corso degli scontri sarebbero morti 17 membri delle forze di sicurezza e 40 jihadisti. Cinque miliziani sarebbero ancora barricati in un edificio a Heet, mentre l'attacco a Ramadi è stato respinto, qui le fonti concordano, grazie ai raid aerei.
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A proposito di raid, un rapporto Onu accusa i caccia iracheni di aver bombardato, assieme alle posizione dell'Is, anche scuole, villaggi e ospedali, uccidendo molti civili innocenti. Ironia della sorte, lo scorso 19 settembre, l'aviazione irachena avrebbe recapitato aiuti dall'alto al nemico. Lo ha rivelato il parlamentare iracheno Hakeem Azzamily, membro della commissione sicurezza e difesa. E' accaduto a a Saqlawia, una località della provincia di Anbar, dove le truppe di terra, accerchiate dai jihadisti, erano in attesa di aiuti alimentari. Ma il lancio sbagliato ha fatto cadere i pacchi in campo nemico. Un funzionario iracheno ha confermato, attribuendo la causa di questo errore all'inesperienza dei piloti. Le autorità irachene hanno aperto un'indagine.

Oggi è un giorno importante nella definizione dello scacchiere militare schierato contro l'Is. Con i jihadisti verso la conquista di Kobane e sempre più prossimi alla frontiera con la Turchia, sembra ormai prossima l'entrata in scena di Ankara, con il Parlamento chiamato a votare il via libera richiesto dal governo all'intervento militare di terra in Siria e Iraq. Scenario reso più concreto dalla minaccia portata dai jihadisti al mausoleo di Suleiman Shah, nonno del fondatore dell'impero ottomano Osman I, che si trova in territorio siriano ma ricade sotto la sovranità territoriale turca ed è presidiato da alcune decine di militari di Ankara.

A cui si è così rivolto il generale Necdet Ozel nel giorno della festività musulmana dell'Eid al-Adha (Festa del sacrificio): "State eseguendo con successo il compito che vi è stato assegnato in questo periodo critico. Non dimenticate che non siete soli, che 76 milioni di nostri cittadini sono con voi, i nostri occhi, le nostre orecchie e i nostri cuori sono con voi. Sentitevi fiduciosi che le nostre forze armate saranno lì con voi appena direte una parola".

La notizia che il mausoleo fosse stato preso dai jihadisti, circolata nei giorni scorsi, è stata smentita dal governo di Ankara, ma il presidente Recep Tayyp Erdogan ha avvertito che nel caso l'enclave turca fosse attaccata la risposta sarebbe "chiara".

In Algeria, la magistratura ha avviato procedimenti per "creazione di un gruppo terroristico armato", "sequestro di persona" e "omicidio con premeditazione" contro 15 persone, al momento latitanti, sospettate di aver partecipato al rapimento e all'omicidio di Hervé Gourdel, l'escursionista francese sequestrato e decapitato da Jund al-Khalifa, gruppo sedicente alleato dell'Is. Lo ha indicato una fonte giudiziaria. Tra i sospettati, il capo della cellula Abdelmalek Gouri, detto Khaled Abu Suleimane, e il suo braccio destro Abdallah Abou Meriem.