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Un jet della coalizione internazionale guidata dagli Usa nei cieli di Kobane (reuters)

Raid coalizione su Kobane, ma l'Is non molla assedio. La Turchia: zona-cuscinetto per accogliere profughi

Lo Stato islamico colpito dagli attacchi aerei in mattinata abbandona diverse aree della città, ma poi riceve rinforzi e riavanza a nord della città. Giornalista curdo: "Corpi di jihadisti del quartiere Maqtala, centinaia di civili ancora in giro". NYT: Stati Uniti "frustrati" per posizione di Ankara. Kerry chiam il premier Davutoglu. Rivolta pro-curdi nelle piazze: coprifuoco in sei province turche. Iran: pronti ad intervenire se lo chiede Damasco
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BEIRUT - A Kobane si continua a combattere. In mattinata, sotto i raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti, i jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da alcune zone della periferia a sud e ad est, ma nel pomeriggio l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha parlato di rinforzi alla truppe Is sul campo e di una nuova avanzata stavolta a nord della città strategica al confine tra Siria e Turchia, diventata il simbolo di una guerra ormai ben oltre i confini del piccolo centro abitato che si chiama anche Ayn al-Arab, l'occhio degli arabi.

Gli attacchi aerei - I caccia della coalizione hanno colpito in particolare le linee di rifornimento degli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi e la collina di Mistenur e l'Is è stata costretto a ritirarsi nella parte orientale e sud-occidentale di Kobane. I fondamentalisti, comunque, continuano ad assediare la città. Rami Abdel Rahman, il direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, ha riferito che &…
BEIRUT - A Kobane si continua a combattere. In mattinata, sotto i raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti, i jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da alcune zone della periferia a sud e ad est, ma nel pomeriggio l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha parlato di rinforzi alla truppe Is sul campo e di una nuova avanzata stavolta a nord della città strategica al confine tra Siria e Turchia, diventata il simbolo di una guerra ormai ben oltre i confini del piccolo centro abitato che si chiama anche Ayn al-Arab, l'occhio degli arabi.

Gli attacchi aerei - I caccia della coalizione hanno colpito in particolare le linee di rifornimento degli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi e la collina di Mistenur e l'Is è stata costretto a ritirarsi nella parte orientale e sud-occidentale di Kobane. I fondamentalisti, comunque, continuano ad assediare la città. Rami Abdel Rahman, il direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, ha riferito che "le loro retrovie sono state colpite nei raid, con vittime e danni a diversi dei loro veicoli". Negli scontri si contano in totale più di 400 morti tra le milizie dello Stato islamico e l'Unità di difesa del popolo curdo (Ypg) ma i numeri, secondo diversi testimoni, raddoppierebbero nella realtà. Da Kobane sono fuggiti a migliaia, oltre 172 mila si sono rifugiati nei campi profughi in Turchia.


I rinforzi dell'Is - In serata, i miliziani Is hanno ricevuto rinforzi e hanno spostato l'avanzata, guadagnando terreno nella zona nord di Kobane. secondo quanto riportato dal New York Times, inoltre, nel centro città c'è stato un attentato con un'auto carica di esplosivo guidata da un attentatore suicida che si è lanciato contro un commissariato divenuto base delle forze curde. Incerto il numero delle vittime. Nel corso del pomeriggio, le immagini trasmesse in diretta dalle tv arabe, che stazionano in terra turca, hanno mostrato nuvole di denso fumo nero proveniente dalle zone residenziali più a ridosso del confine.

Tre settimane di assedio. A proposito dei combattimenti di ieri nelle zone est, ovest e sud, Mustafa Ebdi, un giornalista e attivista curdo, ha scritto sulla propria pagina Facebook che "le strade del quartiere Maqtala, nel sud-est, sono piene di corpi di combattenti daesh (Is)", aggiungendo che sono ancora centinaia i civili presenti in città e che "la situazione umanitaria è difficile, con la gente che ha bisogno di cibo e acqua". Per KObane è la terza settimana di combattimenti.

Usa critici, Turchia non interviene. Sul piano politico internazionale, gli Stati Uniti accusano Ankara di "inventare scuse" per non agire. Nessuna dichiarazione ufficiale, ma il New York Times cita fonti dell'amministrazione Obama: "C'è una crescente frustrazione verso la Turchia che indugia a intervenire per scongiurare un massacro a meno di un miglio dal proprio confine - ha detto un alto funzionario dell'amministrazione - dopo tutte le denunce sulla catastrofe umanitaria in Siria, si stanno inventando scuse per non agire e scongiurare un'altra catastrofe. Non è così che un alleato Nato si comporta quando scoppia l'inferno a breve distanza dal proprio confine". Per gli Stati Uniti, almeno secondo alcuni alti funzionari americani sentiti dalla Cnn, l'eventualità che Kobane possa cadere nelle mani delle milizie sunnite non desta comunque particolare preoccupazione.

Kerry contatta Davutoglu. Stoccata di Mosca agli Usa.
Secondo il quodiano, nelle ultime 72 ore il segretario di stato Usa, John Kerry, ha avuto numerosi contatti telefonici con il premier turco Ahmet Davutoglu e con il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu. Domani è atteso ad Ankara il generale in pensione John Allen, nominato da Obama inviato speciale Usa per la coalizione anti-Is. La Russia nel frattempo valuta come "positivo" il cambio di linea internazionale sull'Is. Lo ha detto ministro degli Esteri, Sergei Lavrov: "I nostri partner occidentali hanno capito che non puoi sacrificare gli interessi della comunità mondiale al fine di rovesciare un regime". Tuttavia Lavrov non risparmia una stoccata agli Stati Uniti: Mosca spera che la lotta contro il terrorismo internazionale non nasconda tentativi di cambio di regime in Siria.

Il duplice obiettivo di Washington.
Gli Usa vogliono da una parte eliminare i vertici del califfato e dall'altra liberare o distruggere le raffinerie di petrolio che il gruppo terroristico controlla. Ciò per minare le sue capacità operative, soprattutto in Iraq, in quanto buona parte dei finanziamenti ai jihadisti arriva dalla vendita di petrolio al mercato nero. L'obiettivo strategico primario sarebbe liberare l'Iraq dall'Is, innanzitutto per una questione di rapporti. Washington ha ottime relazioni con Bagdad, mentre vuole che il presidente siriano Bashar al-Assad si dimetta. Poi c'è il fatto che in Iraq le forze sul terreno - dai militari ai peshmerga curdi - sono in qualche modo partner degli Usa, mentre in Siria c'è una galassia di gruppi e formazioni non sempre in linea con la strategia americana. L'intervento a Kobane è stato deciso per sostenere le truppe e i civili curdi e ad Ankara Washington chiede quantomeno di attaccare i miliziani che si trovano nei pressi del confine con colpi d'artiglieria.

Erdogan propone zona-cuscinetto tra Siria e Turchia.
La condizione della Turchia, in realtà, è molto più complicata di quanto lasciato intendere da Washington. Damasco ha detto chiaramente che qualsiasi intrusione di truppe turche in Siria sarà considerata un'aggressione e il governo di Ankara tutto vuole adesso tranne che aprire un'ulteriore terreno di scontro. Su Kobane, dopo aver chiesto a gran voce un intervento di terra che però gli Usa e gli alleati continuano a escludere, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ripiegato ora sulla proposta di creare una zona-cuscinetto tra Siria e Turchia che consenta perlomeno di accogliere e proteggere la popolazione in fuga. Il presidente francese, Francois Hollande, dopo una telefonata con il presidente turco, si è detto d'accordo: "Il Presidente ha sottolineato la necessità di evitare il massacro del popolo nel nord della Siria e ha proposto una discussione per definire la zona cuscinetto", si legge in una nota dell'Eliseo.

La reazione dagli Usa è stata interlocutoria: "Non è tra le opzioni militari prese in considerazione", ha detto il portavoce della Difesa, controammiraglio John Kirby, aggiungendo comunque che la proposta sarà argomento di "confronto" con il governo di Ankara, nella consapevolezza che i soli raid aerei "non salveranno" Kobane dall'Is. John Kerry ha detto che "vale la pena analizzarla (la proposta) molto attentamente".

Il Canada entra nella coalizione.
Dopo l'adesione dell'Australia, intanto, la Coalizione si arricchisce di un nuovo membro: il Canada. Il Parlamento ha autorizzato la partecipazione alla missione internazionale, limitandola agli attacchi aerei. Almeno per sei mesi è escluso l'invio di forze sul terreno (a esclusione dei 24 soldati con funzioni di consigliere che si trovano in Iraq). Ottawa invierà fino a sei caccia CF-18 Hornet, un aereo per la sorveglianza e il rifornimento in volo e a circa 600 militari per la logistica. L'intervento è passato con 157 voti a favore e 134 contro.

Manifestazioni pro-curdi, coprifuoco in sei province. Intanto la Turchia è alle prese anche con la rivolta della parte curda della popolazione, scesa in piazza in tutte le città per chiedere interventi più concreti in difesa di Kobane. Ieri, negli scontri di piazza sono morte almeno 19 persone, di cui otto a Diyarbakir (VIDEO). Per la prima volta in vent'anni le autorità di Ankara hanno imposto il coprifuoco nelle sei province del paese a maggioranza curda, per tentare di riportare la calma. Il coprifuoco, mai imposto in Turchia dal 1992, quando la ribellione del Pkk toccava il suo culmine, resterà in vigore fino alle sei locali di domattina. La compagnia di bandiera Turkish Airlines ha annullato fino a nuovo ordine i voli su Diyarbakir e sulle altre città in cui vige il coprifuoco: Batman, Mardin, Mus, van e siirt. Il ministro dell'Interno Efkan Ala ha accusato i manifestanti filocurdi di "tradire il proprio Paese", ammonendo che "la violenza chiamerà altra violenza".

Raid in Iraq contro l'Is. Sul fronte iracheno, oltre 30 uomini dello Stato islamico sono rimasti uccisi in un bombardamento dell'aviazione irachena nel centro di Tikrit, conquistata lo scorso mese di giugno dai qaedisti. Lo ha riferito a "Nova" una fonte di sicurezza locale, secondo cui i raid sarebbero avvenuti nella zona del palazzo presidenziale di Tikrit e avrebbero provocato anche il ferimento di dieci combattenti. L'operazione, ha aggiunto la fonte, è stata resa possibile dalle informazioni raccolte dall'intelligence militare sugli spostamenti dei jihadisti nella città natale di Saddam Hussein.

Ue punta a collaborare con giganti Internet.
L'Unione europea chiede ai principali gruppi statunitensi di internet, da Google a Facebook, da Twitter a Microsoft, un aiuto per combattere la diffusione dell'estremismo online. Questa sera a Lussemburgo i ministri dell'Interno dei 28 Paesi Ue e funzionari della Commissione europea incontreranno a cena i rappresentanti dei colossi della rete per cercare di arginare il fenomeno della radicalizzazione dei giovani musulmani europei, convinti ad andare a combattere in Siria e Iraq.

Iran disposta ad intervenire. "Pronti ad aiutare il governo siriano a respingere l'avanzata" dello Stato islamico a Kobane. A dichiararlo è stata in giornata la portavoce del ministro degli Esteri di Teheran, Marziyeh Afkham. "Kobane è parte dello territorio della Siria - ha spiegato -  e se Damasco dovesse chiederlo saremmo pronti a dare l'assistenza necessaria". La portavoce ha anche fatto sapere che il governo iraniano è preoccupato per le condizioni dei civili della città al confine con la Turchia e ha annunciato l'invio di aiuti umanitari nella zona. Sembra concretizzarsi la possibilità di un intervento dell'Iran in aiuto di Assad, sono giorni infatti che Teheran tiene sotto controllo la situazione in Iraq e Siria. "La sicurezza dei due paesi è importante per la nostra", aveva affermato il capo del Centro per le ricerche strategiche iraniano Ali Akbar Velayati.