Esteri

Siria, liberati 20 cristiani rapiti da al-Nusra. Nuovi raid: morti duecento Jihadisti

Tra i rilasciati c'è Padre Hanna Jallouf. Il sequestro era avvenuto il 5 ottobre dal gruppo legato ad al-Qaeda. Ieri liberate quattro suore. Un altro appello della madre dell'ostaggio Kassig: "E' il mio unico figlio"

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DAMASCO - Sono stat rilasciati il frate francescano siriano Hanna Jallouf, 62 anni, e gli altri venti cristiani rapiti la notte del 5 ottobre in Siria dal Fronte al-Nusra, legato ad al-Qaeda. Il sequestro era avvenuto a Qunayeh, nella provincia nord orientale siriana di Idlib, non lontano dal confine con la Turchia. Questa mattina si era appresa soltanto la notizia della liberazione del religioso. "Padre Hanna Jallouf è stato riportato a Knayeh, in convento. Non può lasciare il villaggio ma è libero di muoversi al suo interno" aveva confermato padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. Il frate è in buone condizioni. Ieri erano state liberate quattro donne sequestrate con il frate.
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Fonti locali contattate da Aki - Adnkronos International avevano spiegato che "i combattenti di al-Nusra hanno fatto un blitz nella chiesa di San Giuseppe nel villaggio di Qunayeh e hanno rapito il parroco e 20 fedeli". Le fonti hanno denunciato "un atto vergognoso" da parte del Fronte al-Nusra, che "scredita l'Esercito libero siriano e la Coalizione nazionale siriana soprattutto perché i cristiani nelle zone siriane sotto il controllo dell'opposizione non hanno gruppi armati che li difendano, ma solo l'Esercito libero".

Era stato il vescovo Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, a confermare la notizia del rapimento: "Non sappiamo chi li abbia sequestrati, se gruppi di jihadisti o altri. Non riusciamo a contattare nessuno, e non siamo stati contattati. Ieri il convento è stato saccheggiato e altre persone del villaggio si sono nascoste". Una suora italiana è scampata al sequestro: la missionaria Patrizia Guarino, 80 anni di Avellino.

Continuano i raid aerei. Almeno 220 miliziani dell'Isis sono rimasti uccisi in un raid aereo della coalizione internazionale nei pressi di Ramadi, nel nord dell'Iraq. Lo ha comunicato il responsabile della sicurezza locale, Mohamed Ibrahim al Bayati, spiegando che le bombe hanno colpito un convoglio composto da 25 veicoli e su cui viaggiavano anche armi ed equipaggiamenti militari. I miliziani si stavano spostando da Rabia, a ovest di Mosul e al confine con la Siria, verso Ramadi, capitale della provincia occidentale di Al Anbar e roccaforte degli estremisti. Nell'attacco, che ha causato anche decine di feriti, sarebbero morti due leader del gruppo.

Questa mattina, invece, a Kobane sono stati lanciati quattro attacchi dalla coalizione internazionale guidata dagli Usa contro postazioni dei jihadisti. "I bombardamenti aerei non sono sufficienti - ha detto un abitante di Kobane fuggito in Turchia - noi abbiamo bisogno di armi pesanti e di carri armati per sostenere le nostre forze di terra. Se vengono inviate armi, anche i civili potrebbero unirsi ai combattenti curdi per difendere la città".
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L'aviazione statunitense ha fatto sapere di aver messo a segno ieri, insieme a quella giordana, 14 attacchi aerei contro lo Stato Islamico. Martedì erano stati 19. "Le milizie curde continuano a controllare gran parte della città e stanno resistendo contro l'Is", si legge nel comunicato diffuso del centro di comando Usa per il Medio Oriente e l'Asia centrale (centcom). Gli ultimi raid aerei hanno distrutto cinque veicoli, un deposito di attrezzature, un centro di comando, una struttura logistica e otto caserme. Un altro attacco aereo è stato messo a segno a sud-ovest della città di Raqqa e ha distrutto quattro veicoli armati.

Tuttavia, ieri il Pentagono ha ammesso che i raid "non possono garantire una soluzione e salvare la città di Kobane": "Dovrebbero esserci truppe competenti, ribelli siriani o forze governative irachene per arrivare a sconfiggere l'isis", ha sottolineato il portavoce del pentagono, ammiraglio john kirby.

Continua il coprifuoco in sei province del sud-est della Turchia.
Nella notte in numerose città ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti curdi che contestano l'inazione del governo di fronte al dramma di Kobane. Nonostante il coprifuoco centinaia di manifestanti sono scesi in strada a Diyarbakir, Batman, Van e Siirt, lanciando pietre sulle forze di sicurezza, che hanno risposto ricorrendo a idranti e lacrimogeni. Simili incidenti sono stati registrati anche a Istanbul, Ankara e Mersin, hanno riferito i media turchi. Secondo l'ultimo bilancio degli scontri, ieri particolarmente violenti, sono almeno 22 i morti e numerosissimi i feriti. "E' ovvio che questo gioco mira a sabotare il clima pacifico nell'est e nel sudest oltre al processo di pace e alla nostra fratellanza" ha detto Erdogan nelle sue prime dichiarazioni dopo i disordini degli ultimi due giorni.

Nuovo disperato appello della madre dell'ostaggio americano Peter Kassig, nelle mani dell'Is dal primo ottobre del 2013. La donna si è rivolta direttamente al leader del gruppo jihadista, Abu Bakr al Baghdadi, per chiedere la liberazione del figlio, convertitosi all'Islam durante la prigionia: "Sono anziana e Abdul Rahman (il nuovo nome di Peter, ndr) è il mio unico figlio", ha scritto la donna su Twitter. "Sto tentando di entrare in contatto con lo Stato islamico per il destino di mio figlio, mio marito e io siamo soli, senza alcun aiuto da parte del governo. Vogliamo parlare con lei (Baghdadi), come possiamo contattarla?".
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Dopo la decapitazione dell'ultimo ostaggio, il britannico Alan Henning, i miliziani dell'Isis hanno annunciato nel video dell'esecuzione che Kassig sarà il prossimo. La famiglia aveva già registrato un filmato, pubblicato nei giorni scorsi su YouTube, nel quale aveva implorato gli jihadisti a "mostrare pietà" per il 26enne ex soldato americano.