DAMASCO - I miliziani curdi che difendono Kobane, nel nord della Siria, hanno lanciato un contrattacco contro le forze dell'Is. Con la controffensiva hanno riconquistanto due postazioni nel sud della città, grazie al sostegno aereo della Coalizione internazionale, guidata dagli Usa, che ha effettuato almeno sette raid aerei. Lo riferisce l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) che dà anche la notizia della morte di 13 jihadisti nell'azione. Un altro attacco è stato invece lanciato contro un presidio dello Stato Islamico a nord-ovest di Raqqa.
Gli scontri sono violentissimi, soprattutto a nord di Kobane, da quanto raccontano gli attivisti dell'Osservatorio. Il rischio è quello di veder chiudere il valico attraverso il quale finora sono fuggiti in Turchia oltre 200mila rifugiati. Secondo una fonte giornalistica sul luogo e appostata sul lato turco, gli scontri, con armi automatiche e colpi di mortaio, avvengono in un'area a meno di chilometro dal filo spinato che separa la frontiera tra Turchia e Siria. Mentre l'Osservatorio ha aggiunto che il gruppo jihadista ha anche lanciato due razzi contro la zona, senza che si registrassero vittime. Arrivano notizie anche di un attentato-kamikaze: un'autobomba condotta ad un terrorista dell'Is e che era diretta al valico di frontiera è esplosa proprio nord di Kobane. Non è chiaro se ci siano stati morti.
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Corpi decapitati a Kobane. Che la situazione sia drammatica a Kobane lo testimoniano i corpi decapitati sparsi per la città. Dillyar, 13 anni, è ossessionato dall'immagine del cugino che viene ucciso dai jihadisti dello Stato Islamico, mentre cercavano di fuggire insieme da Kobane. "Lo hanno messo a terra e gli hanno tagliato la testa, urlando Allah akbar", ha raccontato al Daily mail il 13enne, riuscito a mettersi in salvo a Suruc, in Turchia. "Rivedo l'immagine nei miei sogni ogni notte e tutte le mattine mi sveglio e mi ricordo tutto", ha aggiunto.
Stando al racconto di quanti sono riusciti a fuggire, sono tantissimi i corpi decapitati dissemintati lungo le strade di Kobane. "Ho visto decine, forse centinaia di corpi con la testa tagliata - ha detto Amin Fajar, 38 anni, padre di quattro figli - altri non avevano le mani o le gambe. Ho visto volti con gli occhi cavati o le lingue tagliate. Non potrò dimenticare tutto questo finchè avrò vita. Hanno messo le teste in bella mostra per spaventarci. I miei figli hanno visto i corpi decapitati".
La fuga da Kobane continua. Sono oltre 2.500 le persone arrivate nelle ultime due settimane nel campo di Gawilan nel Kurdistan iracheno, per mettersi in salvo dai combattimenti. "Fino a poche settimane fa il campo ospitava circa 2.500 Rifugiati siriani", racconta Mauro Celladin, operatore umanitario Intersos impegnato in questi giorni nell'intervento di assistenza ai rifugiati in Iraq, "adesso il numero dei rifugiati presenti è raddoppiato". Le famiglie in fuga verso il Kurdistan, per mettersi in salvo, affrontano un viaggio pericoloso e logorante di quasi 500 chilometri: si viaggia a bordo di mezzi di fortuna e alcuni tratti vengono anche percorsi a piedi.
Le basi turche. Intanto, proseguono le trattative tra Ankara e la coalizione per l'utilizzo delle basi per gli attacchi contro lo Stato Islamico. Il confronto è aperto ma non c'è ancora nessun accordo. L'aeronautica americana utilizza da tempo la base di Incirlik, nel sud della Turchia, e vi ha già inviato 1.500 uomini, ma al momento, per bombardare gli jihadisti, i caccia americani decollano dalle basi aeree negli Emirati Arabi, in Kuwait e in Qatar. La Turchia ha raggiunto invece un accordo con Washington sull'addestramento dei ribelli siriani, hanno detto le fonti ai giornalisti, senza precisare chi addestrerà i ribelli e dove.
L'altro fronte aperto è quello iracheno, dove i combattenti dell'Is avanzano. Le truppe irachene di stanza a Hit, nella provincia occidentale di Anbar, sono state trasferite in una vicina base militare, lasciando così la città sotto il pieno controllo dei jihadisti dello Stato Islamico. L'Is ha conquistato nei giorni scorsi il centro di questa città posta sull'Eufrate e lungo la strada che collega la capitale di Anbar, Ramadi, ad Haditha, dove si trova la seconda diga del paese. "Le forze irachene hanno lasciato la scorsa notte il campo di addestramento di Hit su ordine del comando militare - ha detto alla France presse un alto ufficiale di polizia di Ramadi - i nostri vertici militari sostengono che invece di lasciare queste forze esposte agli attacchi dell'Is, possono essere usate meglio per raffozare la difesa della base aerea di Asad".
Gli attacchi kamikaze sono all'ordine del giorno a Bagdad. Oggi tre esplosioni hanno causato almeno 30 morti e 60 feriti a Kadhimiya e a Sadr City, due quartieri di Bagdad popolati in maggioranza da sciiti. L'esplosioni sono state causate da kamikaze che si sono fatti esplodere a bordo di autovetture. Sono 180mila le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti, secondo l'Onu. I profughi si sono diretti a Ramadi e a Khalidiya. E' una tragica quotidianità quella degli attentati suicida in Iraq: anche ieri tre kamikaze, a bordo di auto imbottite di esplosivo, si sono fatti saltare nella città curda di Qara Tapah, a nord-est di Baquba, causando almeno 25 morti.
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Sono gli stessi miliziani sunniti ad ammettere che donne e bambini della minoranza degli yazidi catturati nel nord dell'Iraq sono il loro bottino di guerra. Hanno ammesso di utilizzarli come schiavi nel loro magazine Dabiq. "Dopo la cattura, le donne e i bambini yazidi sono stati distribuiti secondo la sharia tra i miliziani dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni di Sinjar", il monte su cui ad agosto si rifugiarono gli yazidi per fuggire dai miliziani islamici, si legge nell'articolo. Secondo la rivista dell'Is, mentre le persone che seguono religioni monoteiste, come i cristiani o gli ebrei, possono pagare la "jizya" (una tassa) oppure convertirsi all'Islam, ciò non è possibile con gli yazidi.
Gli scontri sono violentissimi, soprattutto a nord di Kobane, da quanto raccontano gli attivisti dell'Osservatorio. Il rischio è quello di veder chiudere il valico attraverso il quale finora sono fuggiti in Turchia oltre 200mila rifugiati. Secondo una fonte giornalistica sul luogo e appostata sul lato turco, gli scontri, con armi automatiche e colpi di mortaio, avvengono in un'area a meno di chilometro dal filo spinato che separa la frontiera tra Turchia e Siria. Mentre l'Osservatorio ha aggiunto che il gruppo jihadista ha anche lanciato due razzi contro la zona, senza che si registrassero vittime. Arrivano notizie anche di un attentato-kamikaze: un'autobomba condotta ad un terrorista dell'Is e che era diretta al valico di frontiera è esplosa proprio nord di Kobane. Non è chiaro se ci siano stati morti.
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Corpi decapitati a Kobane. Che la situazione sia drammatica a Kobane lo testimoniano i corpi decapitati sparsi per la città. Dillyar, 13 anni, è ossessionato dall'immagine del cugino che viene ucciso dai jihadisti dello Stato Islamico, mentre cercavano di fuggire insieme da Kobane. "Lo hanno messo a terra e gli hanno tagliato la testa, urlando Allah akbar", ha raccontato al Daily mail il 13enne, riuscito a mettersi in salvo a Suruc, in Turchia. "Rivedo l'immagine nei miei sogni ogni notte e tutte le mattine mi sveglio e mi ricordo tutto", ha aggiunto.
Stando al racconto di quanti sono riusciti a fuggire, sono tantissimi i corpi decapitati dissemintati lungo le strade di Kobane. "Ho visto decine, forse centinaia di corpi con la testa tagliata - ha detto Amin Fajar, 38 anni, padre di quattro figli - altri non avevano le mani o le gambe. Ho visto volti con gli occhi cavati o le lingue tagliate. Non potrò dimenticare tutto questo finchè avrò vita. Hanno messo le teste in bella mostra per spaventarci. I miei figli hanno visto i corpi decapitati".
La fuga da Kobane continua. Sono oltre 2.500 le persone arrivate nelle ultime due settimane nel campo di Gawilan nel Kurdistan iracheno, per mettersi in salvo dai combattimenti. "Fino a poche settimane fa il campo ospitava circa 2.500 Rifugiati siriani", racconta Mauro Celladin, operatore umanitario Intersos impegnato in questi giorni nell'intervento di assistenza ai rifugiati in Iraq, "adesso il numero dei rifugiati presenti è raddoppiato". Le famiglie in fuga verso il Kurdistan, per mettersi in salvo, affrontano un viaggio pericoloso e logorante di quasi 500 chilometri: si viaggia a bordo di mezzi di fortuna e alcuni tratti vengono anche percorsi a piedi.
Le basi turche. Intanto, proseguono le trattative tra Ankara e la coalizione per l'utilizzo delle basi per gli attacchi contro lo Stato Islamico. Il confronto è aperto ma non c'è ancora nessun accordo. L'aeronautica americana utilizza da tempo la base di Incirlik, nel sud della Turchia, e vi ha già inviato 1.500 uomini, ma al momento, per bombardare gli jihadisti, i caccia americani decollano dalle basi aeree negli Emirati Arabi, in Kuwait e in Qatar. La Turchia ha raggiunto invece un accordo con Washington sull'addestramento dei ribelli siriani, hanno detto le fonti ai giornalisti, senza precisare chi addestrerà i ribelli e dove.
L'altro fronte aperto è quello iracheno, dove i combattenti dell'Is avanzano. Le truppe irachene di stanza a Hit, nella provincia occidentale di Anbar, sono state trasferite in una vicina base militare, lasciando così la città sotto il pieno controllo dei jihadisti dello Stato Islamico. L'Is ha conquistato nei giorni scorsi il centro di questa città posta sull'Eufrate e lungo la strada che collega la capitale di Anbar, Ramadi, ad Haditha, dove si trova la seconda diga del paese. "Le forze irachene hanno lasciato la scorsa notte il campo di addestramento di Hit su ordine del comando militare - ha detto alla France presse un alto ufficiale di polizia di Ramadi - i nostri vertici militari sostengono che invece di lasciare queste forze esposte agli attacchi dell'Is, possono essere usate meglio per raffozare la difesa della base aerea di Asad".
Gli attacchi kamikaze sono all'ordine del giorno a Bagdad. Oggi tre esplosioni hanno causato almeno 30 morti e 60 feriti a Kadhimiya e a Sadr City, due quartieri di Bagdad popolati in maggioranza da sciiti. L'esplosioni sono state causate da kamikaze che si sono fatti esplodere a bordo di autovetture. Sono 180mila le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti, secondo l'Onu. I profughi si sono diretti a Ramadi e a Khalidiya. E' una tragica quotidianità quella degli attentati suicida in Iraq: anche ieri tre kamikaze, a bordo di auto imbottite di esplosivo, si sono fatti saltare nella città curda di Qara Tapah, a nord-est di Baquba, causando almeno 25 morti.
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Sono gli stessi miliziani sunniti ad ammettere che donne e bambini della minoranza degli yazidi catturati nel nord dell'Iraq sono il loro bottino di guerra. Hanno ammesso di utilizzarli come schiavi nel loro magazine Dabiq. "Dopo la cattura, le donne e i bambini yazidi sono stati distribuiti secondo la sharia tra i miliziani dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni di Sinjar", il monte su cui ad agosto si rifugiarono gli yazidi per fuggire dai miliziani islamici, si legge nell'articolo. Secondo la rivista dell'Is, mentre le persone che seguono religioni monoteiste, come i cristiani o gli ebrei, possono pagare la "jizya" (una tassa) oppure convertirsi all'Islam, ciò non è possibile con gli yazidi.