CITTA' DEL VATICANO - Sono arrivati anche dalla Spagna per la beatificazione di Paolo VI, il “papa dimenticato” che sale alla gloria degli altari. Piazza San Pietro si è riempita alcune ore prima della celebrazione presieduta da Francesco, alla quale ha partecipato anche Benedetto XVI, creato cardinale proprio da Montini nel 1977. I due Papi si sono abbracciati a lungo. Un gesto più che mai significativo all'indomani delle divisioni nel Sinodo. In tutto, oltre 70mila persone presenti, secondo la sala stampa vaticana. Tra i concelebranti anche altri due porporati che ricevettero la berretta dal neo beato: il brasiliano Paulo Evaristo Arns e l'americano William Wakefield Baum. "Seppe scrutare con coraggio il segno dei tempi", sono state le parole di Bergoglio su Montini, durante l'omelia. Un omaggio al pontefice che istituì il Sinodo dei vescovi. E un messaggio chiaro anche ai padri sinodali: "Dio non teme le novità".
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Il saluto caloroso tra i due pontefici. Un lungo applauso ha accolto l'ingresso sul sagrato del pontefice emerito che è tornato in pubblico tre settimane dopo la festa dei nonni, celebrata sempre tra i bracci del colonnato. Ratzinger si è seduto sulla poltrona all'estremità sinistra ai piedi dell'altare e Bergoglio è sceso a stringergli calorosamente le mani prima di iniziare la celebrazione.
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La proclamazione della beatificazione. A distanza di sei mesi dalla doppia canonizzazione di Roncalli e Wojtyla, il papa regnante e il predecessore si sono dunque ritrovati insieme per rendere gloria a un altro loro predecessore. La formula di beatificazione pronunciata da Bergoglio all'inizio della messa, dopo la presentazione da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo, ha fissato la festa liturgica per il 26 settembre, giorno della nascita di Montini, mentre sulla loggia delle benedizioni veniva scoperta l'immagine sacra, che ritrae il beato a figura intera.
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Un “timoniere solitario” nella società “ostile”. Paolo VI, ha sottolineato nell'omelia Francesco, è stato un “coraggioso cristiano” e un “instancabile apostolo”. E al suo predecessore, ha detto Bergoglio, “oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera: grazie!”. Un grazie, ha specificato, interrotto dagli applausi e rivolgendosi idealmente a Montini, per “la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla Chiesa”. Secondo il pontefice argentino è nella umiltà che “risplende la grandezza del beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante e talvolta in solitudine, il timone della barca di Pietro”.
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Il Sinodo e la paura delle novità. Bergoglio ha voluto che la beatificazione di Paolo VI fosse l'evento conclusivo del Sinodo sulla famiglia, in memoria dell'istituzione dell'assemblea dei vescovi promossa proprio da Montini nel 1965, sulla scia del concilio ereditato da Giovanni XXIII. E nell'omelia il Papa è tornato sulle discussioni di questi giorni: “È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità” in una Chiesa che, ha aggiunto, è “chiamata senza indugio a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente”. Bergoglio ha citato proprio Montini che affidava al Sinodo questo compito: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”. E poi il messaggio rivolto, evidentemente, innanzitutto ai padri sinodali: "Non bisogna avere paura delle novità", "delle sorprese di Dio".
LA SCHEDA - Paolo VI beato: "Un Papa giusto, che meditava e decideva senza tornare indietro"
Il tributo a Montini dalla Lombardia. Per la festa di Paolo VI, davanti all'altare è stata portata come reliquia la maglietta insanguinata indossata quando subì l'attentato a Manila nel 1970. Poco più in là, i gonfaloni della Regione Lombardia, della provincia di Milano, dei comuni di Brescia, Concesio, Verolavecchia, quello del santuario della Madonna d'Europa della Calchiavenna, oltre all'arazzo della diocesi di Milano con la raffigurazione di Sant'Ambrogio. Sono i luoghi della vita di Giovan Battista Montini, nato nel bresciano da una famiglia cattolica e impegnata in politica, poi figura di primo piano della Segreteria di Stato durante i pontificati di Pio XI e Pio XII e arcivescovo di Milano dal 1954 al 1958, quando venne eletto successore di Giovanni XXIII. Migliaia i pellegrini arrivati dai luoghi d'origine del pontefice. Dietro un cartello che cita Ronco, anche gli abitanti del paesino nel quale Montini trascorreva le vacanze da giovane.
I pellegrini spagnoli: fu simbolo contestato. Ma sono comparsi striscioni anche dalla Puglia e, più indietro, alcune bandiere spagnole. “È stato il Papa della nostra gioventù, ma soprattutto un simbolo” spiega Maria Sacramento, arrivata da Madrid proprio per la beatificazione. “Negli anni Settanta in Spagna c'era una campagna sistematica contro Paolo VI e per noi cristiani lui divenne un simbolo. È stato una delle due menti più brillanti della Chiesa del secolo scorso, insieme a Benedetto XVI”. E oggi, in piazza, Maria Sacramento li ha ritrovati entrambi, insieme a Francesco, che rimane gettonatissimo negli striscioni.
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Il saluto caloroso tra i due pontefici. Un lungo applauso ha accolto l'ingresso sul sagrato del pontefice emerito che è tornato in pubblico tre settimane dopo la festa dei nonni, celebrata sempre tra i bracci del colonnato. Ratzinger si è seduto sulla poltrona all'estremità sinistra ai piedi dell'altare e Bergoglio è sceso a stringergli calorosamente le mani prima di iniziare la celebrazione.
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La proclamazione della beatificazione. A distanza di sei mesi dalla doppia canonizzazione di Roncalli e Wojtyla, il papa regnante e il predecessore si sono dunque ritrovati insieme per rendere gloria a un altro loro predecessore. La formula di beatificazione pronunciata da Bergoglio all'inizio della messa, dopo la presentazione da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo, ha fissato la festa liturgica per il 26 settembre, giorno della nascita di Montini, mentre sulla loggia delle benedizioni veniva scoperta l'immagine sacra, che ritrae il beato a figura intera.
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Un “timoniere solitario” nella società “ostile”. Paolo VI, ha sottolineato nell'omelia Francesco, è stato un “coraggioso cristiano” e un “instancabile apostolo”. E al suo predecessore, ha detto Bergoglio, “oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera: grazie!”. Un grazie, ha specificato, interrotto dagli applausi e rivolgendosi idealmente a Montini, per “la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla Chiesa”. Secondo il pontefice argentino è nella umiltà che “risplende la grandezza del beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante e talvolta in solitudine, il timone della barca di Pietro”.
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Il Sinodo e la paura delle novità. Bergoglio ha voluto che la beatificazione di Paolo VI fosse l'evento conclusivo del Sinodo sulla famiglia, in memoria dell'istituzione dell'assemblea dei vescovi promossa proprio da Montini nel 1965, sulla scia del concilio ereditato da Giovanni XXIII. E nell'omelia il Papa è tornato sulle discussioni di questi giorni: “È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità” in una Chiesa che, ha aggiunto, è “chiamata senza indugio a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente”. Bergoglio ha citato proprio Montini che affidava al Sinodo questo compito: “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”. E poi il messaggio rivolto, evidentemente, innanzitutto ai padri sinodali: "Non bisogna avere paura delle novità", "delle sorprese di Dio".
LA SCHEDA - Paolo VI beato: "Un Papa giusto, che meditava e decideva senza tornare indietro"
Il tributo a Montini dalla Lombardia. Per la festa di Paolo VI, davanti all'altare è stata portata come reliquia la maglietta insanguinata indossata quando subì l'attentato a Manila nel 1970. Poco più in là, i gonfaloni della Regione Lombardia, della provincia di Milano, dei comuni di Brescia, Concesio, Verolavecchia, quello del santuario della Madonna d'Europa della Calchiavenna, oltre all'arazzo della diocesi di Milano con la raffigurazione di Sant'Ambrogio. Sono i luoghi della vita di Giovan Battista Montini, nato nel bresciano da una famiglia cattolica e impegnata in politica, poi figura di primo piano della Segreteria di Stato durante i pontificati di Pio XI e Pio XII e arcivescovo di Milano dal 1954 al 1958, quando venne eletto successore di Giovanni XXIII. Migliaia i pellegrini arrivati dai luoghi d'origine del pontefice. Dietro un cartello che cita Ronco, anche gli abitanti del paesino nel quale Montini trascorreva le vacanze da giovane.
I pellegrini spagnoli: fu simbolo contestato. Ma sono comparsi striscioni anche dalla Puglia e, più indietro, alcune bandiere spagnole. “È stato il Papa della nostra gioventù, ma soprattutto un simbolo” spiega Maria Sacramento, arrivata da Madrid proprio per la beatificazione. “Negli anni Settanta in Spagna c'era una campagna sistematica contro Paolo VI e per noi cristiani lui divenne un simbolo. È stato una delle due menti più brillanti della Chiesa del secolo scorso, insieme a Benedetto XVI”. E oggi, in piazza, Maria Sacramento li ha ritrovati entrambi, insieme a Francesco, che rimane gettonatissimo negli striscioni.
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