CITTA' DEL VATICANO - A 84 anni e grazie alla sua tenacia, Estela ha coronato il sogno di riabbracciare il nipote. E al Papa suo connazionale lo ha presentato come segno di speranza per la loro terra. È stata una visita che l'ambasciata argentina in Italia ha definito "commovente", quella che ha portato in Vaticano, davanti a Jorge Mario Bergoglio, la presidente dell'associazione delle "nonne di plaza De Mayo" insieme al nipote ritrovato dopo 36 anni.
Nel 1978 Estela Barnes de Carlotto ritrovò il corpo di sua figlia Laura uccisa durante la dittatura militare che dal 1976 al 1983 insanguinò il Paese. Laura, quando venne rapita, era incinta, ma del bimbo che portava in grembo si persero le tracce. È una tra le tante storie delle donne partorienti finite negli elenchi dei desaparecidos o trucidate. Il regime affidò i piccoli fatti nascere in prigione a famiglie di militari o simpatizzanti che non avevano figli, per crescerli ignari della loro vera identità. Ma le "abuelas", le nonne di quei bimbi, non si sono mai arrese e continuano una ostinata ricerca. Quella di Estela è finita nell'estate scorsa, quando è riuscita a rintracciare suo nipote Ignacio Guido.
Papa Francesco li ha voluti incontrare entrambi. E oggi pomeriggio si sono presentati per un'udienza privata accompagnati da tutta la famiglia Carlotto, 18 persone in tutto fra le quali i fratelli di Laura. Al pontefice hanno portato diversi doni, tra cui un poncho consegnato dagli altri nipoti di Estela e un cd con le musiche composte dal giovane Ignacio Guido. Poi due oggetti simbolici: una scultura che, è stato spiegato, "rappresenta i valori di verità, giustizia e memoria" e un foulard delle abuelas incorniciato, per ricordare che la battaglia delle "nonne di plaza De Mayo" è ancora tutta da combattere.
La promessa dei vescovi argentini - Oltre quattrocento sono infatti i figli dei desaparecidos che mancano all'appello. Appena un centinaio, invece, quelli rintracciati grazie all'ostinata voglia di verità delle donne argentine. Nell'estate scorsa, Estela Barnes de Carlotto ha incontrato l'arcivescovo José María Arancedo, successore di Bergoglio alla guida della Conferenza episcopale argentina, il quale ha ribadito un impegno preso nel 2012, al termine di un'assemblea plenaria in cui i presuli del Paese hanno espresso la volontà di contribuire a fare piena luce sugli anni del terrore e delle persecuzioni.
Gli anni delle connivenze ecclesiastiche - Una volontà che non era scontata: ai tempi della dittatura furono molti gli esponenti della gerarchia ecclesiastica che si macchiarono di connivenze con il potere militare o voltarono le spalle davanti alle violenze. Alcuni sono poi finiti sotto processo per i crimini di quegli anni, come Christian Von Wernich, ex cappellano della polizia di Buenos Aires, condannato all'ergastolo nel 2007. E altri, come l'ex vescovo di La Plata, José María Plaza, tennero la linea del negazionismo sia durante la dittatura sia in seguito. Ma tanti furono anche gli esponenti del clero e i missionari che pagarono con la vita il loro impegno sociale o che furono incarcerati e torturati.
La deposizione di Bergoglio al processo - L'uomo che sarebbe poi diventato papa Francesco, in quegli anni, era il superiore provinciale dei gesuiti argentini. All'indomani del conclave che lo ha eletto pontefice il giornalista argentino Horacio Verbitsky gli attribuì responsabilità nel rapimento nel 1976 dei religiosi Franz Jalics e Orlando Yorio, finiti nelle mani delle milizie e liberati dopo cinque mesi. Una tesi smentita dallo stesso Jalics e poi ritrattata da Verbitsky. Bergoglio nel 2010, quando era cardinale a Buenos Aires, fu anche chiamato a testimoniare, come persona informata sui fatti, davanti al tribunale federale che giudicava i crimini di guerra. Si espose alle domande di fuoco dei legali dei familiari delle vittime senza che alla fine risultasse alcuna accusa contro di lui.
La "lista" dei perseguitati salvati - Un libro-inchiesta del giornalista Nello Scavo ricostruisce invece nomi e testimonianze di quella che ha ribattezzato la "lista di Bergoglio": decine di persone, in diversi casi lontani dalle posizioni della Chiesa, che hanno raccontato di come l'attuale Papa le aiutò a sfuggire alla repressione, a rischio persino della propria incolumità. Ora, però, a Bergoglio le nonne di Plaza de Mayo chiedono un altro aiuto per ritrovare le persone scomparse. "Contate su di me", aveva risposto il 24 aprile 2013 ad Estela, nel loro primo incontro in Vaticano.
Nel 1978 Estela Barnes de Carlotto ritrovò il corpo di sua figlia Laura uccisa durante la dittatura militare che dal 1976 al 1983 insanguinò il Paese. Laura, quando venne rapita, era incinta, ma del bimbo che portava in grembo si persero le tracce. È una tra le tante storie delle donne partorienti finite negli elenchi dei desaparecidos o trucidate. Il regime affidò i piccoli fatti nascere in prigione a famiglie di militari o simpatizzanti che non avevano figli, per crescerli ignari della loro vera identità. Ma le "abuelas", le nonne di quei bimbi, non si sono mai arrese e continuano una ostinata ricerca. Quella di Estela è finita nell'estate scorsa, quando è riuscita a rintracciare suo nipote Ignacio Guido.
Papa Francesco li ha voluti incontrare entrambi. E oggi pomeriggio si sono presentati per un'udienza privata accompagnati da tutta la famiglia Carlotto, 18 persone in tutto fra le quali i fratelli di Laura. Al pontefice hanno portato diversi doni, tra cui un poncho consegnato dagli altri nipoti di Estela e un cd con le musiche composte dal giovane Ignacio Guido. Poi due oggetti simbolici: una scultura che, è stato spiegato, "rappresenta i valori di verità, giustizia e memoria" e un foulard delle abuelas incorniciato, per ricordare che la battaglia delle "nonne di plaza De Mayo" è ancora tutta da combattere.
La promessa dei vescovi argentini - Oltre quattrocento sono infatti i figli dei desaparecidos che mancano all'appello. Appena un centinaio, invece, quelli rintracciati grazie all'ostinata voglia di verità delle donne argentine. Nell'estate scorsa, Estela Barnes de Carlotto ha incontrato l'arcivescovo José María Arancedo, successore di Bergoglio alla guida della Conferenza episcopale argentina, il quale ha ribadito un impegno preso nel 2012, al termine di un'assemblea plenaria in cui i presuli del Paese hanno espresso la volontà di contribuire a fare piena luce sugli anni del terrore e delle persecuzioni.
Gli anni delle connivenze ecclesiastiche - Una volontà che non era scontata: ai tempi della dittatura furono molti gli esponenti della gerarchia ecclesiastica che si macchiarono di connivenze con il potere militare o voltarono le spalle davanti alle violenze. Alcuni sono poi finiti sotto processo per i crimini di quegli anni, come Christian Von Wernich, ex cappellano della polizia di Buenos Aires, condannato all'ergastolo nel 2007. E altri, come l'ex vescovo di La Plata, José María Plaza, tennero la linea del negazionismo sia durante la dittatura sia in seguito. Ma tanti furono anche gli esponenti del clero e i missionari che pagarono con la vita il loro impegno sociale o che furono incarcerati e torturati.
La deposizione di Bergoglio al processo - L'uomo che sarebbe poi diventato papa Francesco, in quegli anni, era il superiore provinciale dei gesuiti argentini. All'indomani del conclave che lo ha eletto pontefice il giornalista argentino Horacio Verbitsky gli attribuì responsabilità nel rapimento nel 1976 dei religiosi Franz Jalics e Orlando Yorio, finiti nelle mani delle milizie e liberati dopo cinque mesi. Una tesi smentita dallo stesso Jalics e poi ritrattata da Verbitsky. Bergoglio nel 2010, quando era cardinale a Buenos Aires, fu anche chiamato a testimoniare, come persona informata sui fatti, davanti al tribunale federale che giudicava i crimini di guerra. Si espose alle domande di fuoco dei legali dei familiari delle vittime senza che alla fine risultasse alcuna accusa contro di lui.
La "lista" dei perseguitati salvati - Un libro-inchiesta del giornalista Nello Scavo ricostruisce invece nomi e testimonianze di quella che ha ribattezzato la "lista di Bergoglio": decine di persone, in diversi casi lontani dalle posizioni della Chiesa, che hanno raccontato di come l'attuale Papa le aiutò a sfuggire alla repressione, a rischio persino della propria incolumità. Ora, però, a Bergoglio le nonne di Plaza de Mayo chiedono un altro aiuto per ritrovare le persone scomparse. "Contate su di me", aveva risposto il 24 aprile 2013 ad Estela, nel loro primo incontro in Vaticano.