PECHINO - "Rispetto dei diritti umani e libertà di stampa", queste le richieste di cambiamento auspicate per la Cina dal presidente americano Barack Obama e rivolte al Paese durante il suo intervento al summit dell'Associazione dei Paesi dell'Asia/Pacifico (Apec) che si è aperto oggi a Pechino. Il riferimento è a quanto accaduto il mese scorso ad Hong Kong tra governo centrale e movimento di contestazione studentesca ribattezzato 'La rivoluzione degli ombrelli'. "Il nostro messaggio principale è di assicurare che la violenza sia evitata - ha detto - noi non ci attendiamo dalla Cina che segua il modello americano in tutte le circostanze. Ma continueremo a preoccuparci dei diritti dell'uomo". Il presidente americano è arrivato oggi a Pechino per prendere parte al summit annuale dove si discute di connessioni regionali e rapporti commerciali tra i continenti che affacciano sul Pacifico. Parlando di economia, Obama ha chiesto alla potenza asiatica uno sforzo per "liberalizzare i suoi mercati e il tasso di cambio dello Yuan".
Per domani è previsto un incontro a due tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente americano. C'è attesa anche per lo "scambio di vedute" col presidente russo Vladimir Putin, un anticipo c'è stato già oggi: al termine della prima sessione del summit i due presidenti si sono scambiati alcune battute - il contenuto del breve dialogo non si conosce - mentre si stringevano la mano per i saluti di rito. In seguito, il presidente americano parteciperà al vertice dei Paesi del sudest asiatico a Naypydaw in Birmania e al G20 che si riunirà il 15 e 16 novembre a Brisbane, in Australia.
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Usa-Cina, Obama propone estensione del regime dei visti. "Gli Stati Uniti vedono positivamente l'avvento di una prospera, pacifica e stabile Cina", ha detto Obama. Il presidente ha anche annunciato un accordo sull'estensione dei visti per i cinesi intenzionati a trasferirsi in America per lavoro o studio. "Questa è una grande vittoria - ha detto - che potrà portare centinaia di migliaia di posti di lavoro addizionale negli Usa entro l'inizio degli anni 2020. Un grande risultato per l'economia". La bozza di accordo annunciata oggi prevede l'estensione dei visti per motivi di studio a cinque anni, mentre quelli per affari e turistici dovrebbero essere portati a dieci anni. Le cifre del valore economico di questo accordo è impressionante: il presidente americano fa sapere che nel 2013 un milione e 800 mila cinesi hanno visitato gli Stati Uniti, portando all'economia americana più di 21 miliardi di dollari e 100 mila posti di lavoro. "Questo accordo potrebbe più che quadruplicare questi numeri - ha detto - e sono contento che il presidente Xi Jinping sia stato un partner nel realizzare questo".
Cina e Giappone, una stretta di mano storica. A margine del summit di Pechino un primo passo avanti per lo scioglimento delle relazioni tra le due potenze asiatiche Cina e Giappone. Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro giapponese Ahinzo Abe hanno avuto un incontro di circa mezz'ora. Questo è già un risultato importante: è la prima volta che i due si incontrano dall'inizio del loro mandato. I due leader, al termine del colloquio, si sono stretti la mano un segno distensivo che non era affatto scontato. "E' stato il primo passo per migliorare le relazioni tornando al punto di partenza di relazioni reciprocamente positive basate sui comuni interessi strategici", ha commentato alla fine dell'incontro il capo del governo di Tokyo. Il gesto, ripreso da tutte le tv internazionali, è stato commentato dalla stampa giapponese come pura cordialità. Per i media nipponici il tutto si è svolto in un clima abbastanza freddo: rapida stretta di mano senza neanche guardarsi in faccia, rivolti verso le macchine fotografiche dei giornalisti, e via a salutare il prossimo leader. "La faccia di Xi è apparsa piuttosto contrariata" è la lettura che danno i giornali del Giappone dell'espressione del presidente cinese.
I problemi che dividono i due Paesi sono molti: a partire dalla contesa territoriale sulle piccole isole Senkaku, un piccolo arcipelago disabitato nel mar Cinese Orientale, importanti da un punto di vista strategico per la posizione vicino alle coste di Taiwan; e alle isole Ryukyu, territorio giapponese. Erano tre anni che rappresentanti dei due paesi non avevano un faccia a faccia, dopo che il Giappone ha acquistato i due arcipeaghi da privati. Da allora i rapporti tra le due potenze si sono costantemente raffreddati in un crescendo di polemiche per le rispettive posizioni.
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Per domani è previsto un incontro a due tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente americano. C'è attesa anche per lo "scambio di vedute" col presidente russo Vladimir Putin, un anticipo c'è stato già oggi: al termine della prima sessione del summit i due presidenti si sono scambiati alcune battute - il contenuto del breve dialogo non si conosce - mentre si stringevano la mano per i saluti di rito. In seguito, il presidente americano parteciperà al vertice dei Paesi del sudest asiatico a Naypydaw in Birmania e al G20 che si riunirà il 15 e 16 novembre a Brisbane, in Australia.
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Usa-Cina, Obama propone estensione del regime dei visti. "Gli Stati Uniti vedono positivamente l'avvento di una prospera, pacifica e stabile Cina", ha detto Obama. Il presidente ha anche annunciato un accordo sull'estensione dei visti per i cinesi intenzionati a trasferirsi in America per lavoro o studio. "Questa è una grande vittoria - ha detto - che potrà portare centinaia di migliaia di posti di lavoro addizionale negli Usa entro l'inizio degli anni 2020. Un grande risultato per l'economia". La bozza di accordo annunciata oggi prevede l'estensione dei visti per motivi di studio a cinque anni, mentre quelli per affari e turistici dovrebbero essere portati a dieci anni. Le cifre del valore economico di questo accordo è impressionante: il presidente americano fa sapere che nel 2013 un milione e 800 mila cinesi hanno visitato gli Stati Uniti, portando all'economia americana più di 21 miliardi di dollari e 100 mila posti di lavoro. "Questo accordo potrebbe più che quadruplicare questi numeri - ha detto - e sono contento che il presidente Xi Jinping sia stato un partner nel realizzare questo".
Cina e Giappone, una stretta di mano storica. A margine del summit di Pechino un primo passo avanti per lo scioglimento delle relazioni tra le due potenze asiatiche Cina e Giappone. Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro giapponese Ahinzo Abe hanno avuto un incontro di circa mezz'ora. Questo è già un risultato importante: è la prima volta che i due si incontrano dall'inizio del loro mandato. I due leader, al termine del colloquio, si sono stretti la mano un segno distensivo che non era affatto scontato. "E' stato il primo passo per migliorare le relazioni tornando al punto di partenza di relazioni reciprocamente positive basate sui comuni interessi strategici", ha commentato alla fine dell'incontro il capo del governo di Tokyo. Il gesto, ripreso da tutte le tv internazionali, è stato commentato dalla stampa giapponese come pura cordialità. Per i media nipponici il tutto si è svolto in un clima abbastanza freddo: rapida stretta di mano senza neanche guardarsi in faccia, rivolti verso le macchine fotografiche dei giornalisti, e via a salutare il prossimo leader. "La faccia di Xi è apparsa piuttosto contrariata" è la lettura che danno i giornali del Giappone dell'espressione del presidente cinese.
I problemi che dividono i due Paesi sono molti: a partire dalla contesa territoriale sulle piccole isole Senkaku, un piccolo arcipelago disabitato nel mar Cinese Orientale, importanti da un punto di vista strategico per la posizione vicino alle coste di Taiwan; e alle isole Ryukyu, territorio giapponese. Erano tre anni che rappresentanti dei due paesi non avevano un faccia a faccia, dopo che il Giappone ha acquistato i due arcipeaghi da privati. Da allora i rapporti tra le due potenze si sono costantemente raffreddati in un crescendo di polemiche per le rispettive posizioni.
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