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Usa, pronto a Ferguson il verdetto del Grand Jury. Timori di rivolte, città blindata

Una decisione è già stata presa e sarà annunciata a breve dal procuratore della contea di St. Louis e dal governatore Jay Nixon. Il sobborgo è in stato d'assedio. Si temono violenze se l'uccisione ad agosto del 18enne afroamericano disarmato Michael Brown fosse considerata autodifesa. Obama: "Manifestate pacificamente"

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NEW YORK  -  Il Grand Jury ha deciso. E ora l'America intera guarda alla cittadina di Ferguson, nello Stato del Missouri. L'attesa spasmodica dell'annuncio, e soprattutto delle reazioni della popolazione a maggioranza afroamericana, riporta in primo piano la tragedia di Michael Brown. Sabato 9 agosto a mezzogiorno, in circostanze ancora avvolte nella confusione, il poliziotto bianco Darren Wilson scaricava le sue armi sul diciottenne nero Michael Brown: sei colpi di fuoco, una morte quasi istantanea. Su tutto il resto le versioni continuano ad essere contrastanti: se ci fu prima una colluttazione, se il poliziotto venne aggredito o minacciato in modo tale da temere per la propria sicurezza. E' certo ormai che almeno una parte dei colpi furono sparati mentre Brown aveva già voltato le spalle e stava fuggendo. Da quel momento in poi, Ferguson è diventata lo specchio di un'America dove le ferite razziali non sono affatto guarite. Lo conferma un sondaggio della Cnn divulgato proprio oggi: 54% dei "non-bianchi" (neri, ispanici, asiatici) sono convinti che Wilson va incriminato per omicidio, contro il 23% dei bianchi. Non è quell'America post-razziale che gli ottimisti avevano previsto dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca nel novembre 2008. Lo dimostrano i tre mesi e mezzo di proteste a Ferguson.

Manifestazioni di massa, all'inizio anche violente, poi più sparute e pacifiche. Ma sempre seguite con attenzione dall'opinione pubblica nazionale, dai politici, dai media, e anche all'estero: i genitori di Michael Brown sono stati invitati perfino alla sede Onu di Ginevra. Il caso Brown non si chiude certo con la decisione del Grand Jury nel tribunale di contea. Altre indagini sono in corso, di cui una potenzialmente altrettanto importante: è l'inchiesta federale avviata su decisione di Obama, gestita dal suo segretario alla Giustizia,
l'afroamericano Eric Holder noto per le sue battaglie sui diritti civili.

L'indagine federale procede su un binario parallelo, con altri metodi, avvalendosi di esperti dell'Fbi. E non guarda solo all'eventuale colpevolezza del poliziotto Wilson, ma alle responsabilità dell'intero corpo di polizia locale. Nella contea di Ferguson, dove il 60% degli abitanti sono neri, il 95% degli agenti sono bianchi. L'indagine federale deve stabilire se l'intero corpo di polizia debba essere processato per abusi contro i diritti civili.

Intanto da settimane tutti gli sforzi, della Casa Bianca, del ministero di Giustizia, delle forze di polizia e anche della famiglia Brown, sono diretti a evitare il peggio. Obama ha esortato a "esercitare il diritto di manifestazione e di protesta, il diritto del Primo Emendamento, ma senza violenze". Holder a sua volta ha evocato "problemi più generali che dobbiamo affrontare e risolvere": il segregazionismo di fatto che continua
a segnare la convivenza razziale in molti Stati del Sud, e anche del "quasi-Sud" come viene definito il Missouri (che è nel Midwest ma scelse di schierarsi con gli schiavisti nella guerra di secessione). In quanto alla
famiglia Brown, Michael Senior ha assunto un profilo sempre più visibile in questi mesi di proteste. Insieme con la madre di Michael, Lesley McSpadden, il padre ha lanciato appelli alla calma fino a poche ore prima la decisione del Grand Jury. Ha elogiato le componenti più pacifiche dei manifestanti, incoraggiandoli a "esercitare i propri diritti costituzionali per ottenere un cambiamento, un cambiamento vero, nelle istituzioni, nel sistema".

Michael Brown padre è diventato il simbolo della componente moderata della popolazione afroamericana, che vuole far leva su questa tragedia per mobilitare tutte le forze favorevoli a un progresso nella condizione degli
afroamericani. Fra le proposte specifiche di questa coalizione c'è anche di che disciplinare la polizia: la Michael Brown Law, la nuova legge che è stata proposta, obbligherebbe gli agenti a indossare sempre una
micro-camera, che registri ogni intervento. Questo renderebbe più facile determinare le responsabilità di ciascuno, in caso di conflitti armati.

Il Grand Jury è un istituto abbastanza eccezionale, diverso dalle giurie popolari dei processi normali. Circondato da una segretezza molto superiore, il Grand Jury viene convocato per decidere se sia stato commesso
un crimine e dunque se si debba avviare l'azione penale vera e propria. Il Grand Jury del caso Brown era composto da nove bianchi e tre neri. Ha potuto ascoltare, oltre agli argomenti dell'accusa (prosecutor) anche
testimoni, esperti di medicina legali, altri poliziotti che hanno condotto le prime indagini. Con una scelta molto inusuale, lo stesso agente Darren Wilson è stato autorizzato a comparire davanti al Grand Jury.