Esteri

Yemen, attentato contro residenza dell'ambasciatore iraniano

Illeso il diplomatico, che non si trovava nell'edificio al momento dell'esplosione. Un morto e molti feriti. Rivendicazione di al-Qaeda

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SANAA -  Un'autobomba ha preso di mira la residenza dell'ambasciatore dell'Iran in Yemen. L'Iran è accusato di sostenere le milizie sciite che stanno cercando di espandere la loro influenza nel Paese e hanno già conquistato il controllo della capitale. Una persona è rimasta uccisa e altre 17 ferite.

L'esplosione è avvenuta quando il diplomatico Hassan Sayed Nam - che ha appena assunto l'incarico a Sanaa e ha presentato le credenziali lunedì - non era in casa. L'identità della vittima rimane poco chiara. Una fonte dei servizi di sicurezza ha detto che era una guardia della residenza, ma un portavoce del ministero dell'Intero, citato dall'agenzia ufficiale Saba, ha riferito che era "il figlio di una guardia" alla residenza.
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L'esplosione ha divelto la facciata della residenza e causato danni importanti agli edifici circostanti, rompendo i vetri delle case in una raggio di un chilometro. L'attentato è avvenuto nel quartiere di al-Hada, a sud di Sanaa, dove si trovano la maggior parte delle ambasciate e delle residenze dei diplomatici. In particolare l'attentato è avvenuto vicino l'ambasciata francese e il quartier generale dei servizi segreti yemeniti. Nella zona, subito dopo l'attentato, oltre alle forze di sicurezza yemenite,  sono arrivati anche miliziani del gruppo sciita Huthi, vicini all'Iran, che hanno aiutato a ripulire la zona dalle macerie e hanno organizzato la vigilanza.

Il gruppo Ansar al-Sharia, braccio locale di al-Qaeda, ha rivendicato l'attentato: sul suo account Twitter, il gruppo ha scritto di aver piazzato un'auto imbottita di esplosivo vicino alla residenza, uccidendo "diversi impiegati iraniani e guardie locali".

Si tratta del secondo attacco contro l'Iran quest'anno in Yemen; il 18 gennaio, il responsabile finanziario della legazione, Ali Ashgar Asadi, fu ucciso da uomini armati mentre lasciava la sua residenza. Un altro diplomatico iraniano, Ahmad Nour-Nikbakht, rapito a luglio nella capitale, è ancora in mano ai suoi rapitori che sarebbero, secondo fonti tribali, uomini di al-Qaeda.