"Colpite gli occidentali, ovunque". E' uno dei messaggi lanciati dallo Stato Islamico ai musulmani, soprattutto a quelli che vivono in Occidente. La richiesta è chiara: trasformatevi in soldati, armi, ordigni, boia. Altrettanto chiaro l'obiettivo: scuotere le certezze degli occidentali, portare la paura nei loro cuori, far sì che vedano in ogni musulmano un nemico, far sì che ogni musulmano in terra straniera si senta detestato. In definitiva, creare il clima giusto per l'ultima battaglia, la resa dei conti finale, quando nessuno, da entrambi gli schieramenti, potrà tirarsi indietro.
La paura oggi è arrivata ai confini del mondo, con l'attacco e la presa d'ostaggi in una cioccolateria australiana. Ma in questo meccanismo di ritorsioni a volte si innesta un ostacolo: c'è chi rifiuta di darla vinta alla paura dell'altro, di associare ogni volto dai lineamenti mediorientali, ogni barba lunga, ogni capo velato, a una minaccia. E a quell'idea si è ribellato, scatenando sui social media, Twitter e Facebook, una campagna divenuta virale in poche ore.
[[ge:rep-locali:repubblica:102939146]]
L'hashtag divenuto subito trending topic in tutto il mondo è #illridewithyou. All'origine sembra esserci la vicenda di una giovane di Sydney, Rachael Jacobs, che su Facebook ha raccontato quanto accadutole nelle prime ore del mattino, quando ha incontrato una donna musulmana. "Era seduta sul treno accanto a me, quando silenziosamente si è tolto il velo. Una volta in stazione le sono corsa dietro. Le ho detto: rimetti il velo, io camminerò con te. La donna ha iniziato a piangere e mi ha abbracciata per almeno un minuto. Poi se n'è andata via, da sola".
Dopo Facebook, Rachael passa a Twitter, dividendo in più tweet l'episodio, il cui viaggio sui social è solo all'inizio. Il reporter Michael James lo segnala su Twitter: "Questo fa la gente buona".
[[ge:rep-locali:repubblica:102944583]]
La segnalazione ispira una signora di Sydney, Tessa Kum, che dopo aver retwittato la segnalazione di Michael James, rilascia un tweet per offrirsi come accompagnatrice e scudo a quanti "prendono (regolarmente) il bus #373 b/w Coogee/MartinPl, vestono abiti religiosi e non si sentono sicuri da soli: I'll ride with you". A seguire, l'hashtag #illridewithyou.
[[ge:rep-locali:repubblica:102944369]]
Diventato dilagante nel giro di qualche ora, con tantissimi australiani a offrirsi come compagni di viaggio dei musulmani residenti nel grande Paese che in queste ore potrebbero sentirsi impauriti dai sentimenti anti-islam scatenati dall'assalto al bar di Sydney.
Costringendo anche politici e media a inseguirli su Twitter e a dare forza alla dichiarazione del primo ministro Tony Abbott in conferenza stampa questa mattina: "L'Australia è una società pacifica, aperta e generosa. E nulla la cambierà mai". Così, mentre la catena umana si allunga di minuto in minuto, seppellendo letteralmente quanti usano l'hashtag per fare gli "spiritosi", i bastian contrari o per diffondere messaggi razzisti, la signora Tessa Kum si sente in dovere di indirizzare un tweet di scuse a Rachael Jacobs, per aver trasformato in un fenomeno virale il suo profilo Facebook, ma ringraziandola - ancora una volta - per essere stata d'ispirazione.
[[ge:rep-locali:repubblica:102945322]]
La paura oggi è arrivata ai confini del mondo, con l'attacco e la presa d'ostaggi in una cioccolateria australiana. Ma in questo meccanismo di ritorsioni a volte si innesta un ostacolo: c'è chi rifiuta di darla vinta alla paura dell'altro, di associare ogni volto dai lineamenti mediorientali, ogni barba lunga, ogni capo velato, a una minaccia. E a quell'idea si è ribellato, scatenando sui social media, Twitter e Facebook, una campagna divenuta virale in poche ore.
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L'hashtag divenuto subito trending topic in tutto il mondo è #illridewithyou. All'origine sembra esserci la vicenda di una giovane di Sydney, Rachael Jacobs, che su Facebook ha raccontato quanto accadutole nelle prime ore del mattino, quando ha incontrato una donna musulmana. "Era seduta sul treno accanto a me, quando silenziosamente si è tolto il velo. Una volta in stazione le sono corsa dietro. Le ho detto: rimetti il velo, io camminerò con te. La donna ha iniziato a piangere e mi ha abbracciata per almeno un minuto. Poi se n'è andata via, da sola".
Dopo Facebook, Rachael passa a Twitter, dividendo in più tweet l'episodio, il cui viaggio sui social è solo all'inizio. Il reporter Michael James lo segnala su Twitter: "Questo fa la gente buona".
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La segnalazione ispira una signora di Sydney, Tessa Kum, che dopo aver retwittato la segnalazione di Michael James, rilascia un tweet per offrirsi come accompagnatrice e scudo a quanti "prendono (regolarmente) il bus #373 b/w Coogee/MartinPl, vestono abiti religiosi e non si sentono sicuri da soli: I'll ride with you". A seguire, l'hashtag #illridewithyou.
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Diventato dilagante nel giro di qualche ora, con tantissimi australiani a offrirsi come compagni di viaggio dei musulmani residenti nel grande Paese che in queste ore potrebbero sentirsi impauriti dai sentimenti anti-islam scatenati dall'assalto al bar di Sydney.
Costringendo anche politici e media a inseguirli su Twitter e a dare forza alla dichiarazione del primo ministro Tony Abbott in conferenza stampa questa mattina: "L'Australia è una società pacifica, aperta e generosa. E nulla la cambierà mai". Così, mentre la catena umana si allunga di minuto in minuto, seppellendo letteralmente quanti usano l'hashtag per fare gli "spiritosi", i bastian contrari o per diffondere messaggi razzisti, la signora Tessa Kum si sente in dovere di indirizzare un tweet di scuse a Rachael Jacobs, per aver trasformato in un fenomeno virale il suo profilo Facebook, ma ringraziandola - ancora una volta - per essere stata d'ispirazione.
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