Esteri

Turchia, mandato d'arresto contro l'oppositore Gulen

L'ex imam, a capo di un'influente confraternita, è nel mirino di Erdogan. Da tempo si è rifugiato negli Stati Uniti

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ANKARA - Le autorità turche hanno emesso un mandato di cattura internazionale contro l'imam Fethullah Gulen, leader di un'influente confraternita islamica divenuto nemico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan dopo esserne stato alleato e da tempo rifugiatosi negli Usa.

Tra quelli rimandati in cella in attesa del processo, ci sono i tre ex comandanti della polizia, Tufan Erguder, Erfan Ercikti e Mustafa Kilicaslan, accusati di "affiliazione a organizzazione terroristica". Sulla testa del direttore della tv Samanyolu, Karaca, pende invece l'accusa di "guidare un'organizzazione terroristica". Quest'ultimo, dopo aver ascoltato la decisione dei giudici, ha alzato le mani e ha detto che "non c'è bisogno di essere preoccupati, Dio aiuta". "Così come l'ordine di arresto è uno scenario da fiction, così questa è una sentenza da fiction", ha aggiunto, dicendosi convinto che "quelli che hanno preso questa decisione appariranno davanti alla corte un giorno".

Dumanli, invece, insieme ad altri sette è stato rilasciato, ma non potrà lasciare il Paese. Proprio stamane, il direttore dello Zaman aveva saputo di essere diventato padre di una bambina. Una folla si è radunata fuori dal tribunale per dimostrare sostegno ai giornalisti incarcerati e celebrare la liberazione di Dumanli.

La retata contro i media dell'opposizione domenica scorsa aveva suscitato un coro di critiche dall'Ue. Un'opposizione alla quale Erdogan aveva risposto duro, esortando Bruxelles a pensare alle proprie faccende senza intromettersi. "Non saremo mai l'usciere d'Europa", aveva aggiunto il presidente turco.