Esteri

Il sogno di Cuba è anche Internet per tutti

Costi altissimi, rete intasata. Tanti cellulari, pochi smartphone. "Il web ci serve anche per trovare lavoro all'estero"

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L'AVANA -
Il cibo e un salario decente sono in cima alle priorità. Ma per i cubani è "internet per tutti" il vero sogno che inseguono da anni e che sperano si traduca in realtà nei prossimi mesi di disgelo con gli USA. Oggi navigare sulla rete dell'isola è una vera impresa. Non solo perché il governo di Raúl Castro apre e chiude i rubinetti dei collegamenti virtuali a seconda delle circostanze. C'è un problema di divieti e di infrastrutture. Esiste un impianto di fibra ottica gestito da Google sotto licenza americana che passa dal Venezuela e arriva fino a Santiago, nell'Oriente di Cuba. Ma con l'embargo gli USA non hanno mai avuto accesso sull'isola e quindi i cavi in fibra sono di fatto chiusi.

La navigazione è affidata alla società telefonica nazionale che ha una partecipazione italiana. Ma bisogna avere molta pazienza e nelle ore di traffico, soprattutto di giorno, rinunciare. Chiunque qui possiede un cellulare. Pochissimi uno smartphone. Perché hanno tecnologia troppo avanzata e funzioni che di fatto non possono essere mai usate. Si dialoga con le messaggerie, che sono più veloci e soprattutto più economiche. Internet è caro e la gente non se lo può permettere. Solo i grandi alberghi forniscono un sistema wireless, anche questo carissimo, e accessibile solo ai clienti. Nonostante sia finito il tempo della vera apartheid in cui i cubani non potevano entrare nei negozi destinati ai turisti, oggi sono i prezzi a creare un filtro naturale. Due ore di collegamento costano in media 20 Cuc (Cuenta unica Comandante), la valuta inventata da Fidel negli anni '90 per sopperire allo strapotere del dollaro, all'epoca vietato. Se pensiamo che in media si guadagna mensilmente la stessa cifra, 18 euro, è impensabile per un cubano buttare l'intero salario per un piccolo viaggio sul web.

"Quando si apriranno le frontiere", ci racconta un gruppo di ventenni davanti all'università, "si aprirà anche internet. E tutto sarà più facile. Anche per il lavoro. Ormai è impossibile fare qualunque cosa senza la rete. Il mondo è organizzato in questo modo, se ne vuoi fare parte devi adeguarti". Ci vorrà tempo. Ma la pressione è forte, sopratutto nel commercio. Il disgelo potrebbe aprire la strada a diversi gestori e i prezzi, nei fatti, caleranno. Si tratta ancora di sogni. Ma una prima breccia sul muro dell'embargo si è già creata: dal prossimo anno sarà possibile spedire sull'isola fino a 5 mila dollari al mese. Questo significa ossigeno per decine di migliaia di famiglie alle prese con un caro vita impossibile e per una economia che campa sugli aiuti dei paesi amici, come il Venezuela, ormai al collasso dopo la disastrosa gestione di Maduro e il crollo del prezzo del greggio. Gli introiti in cambio delle migliaia di medici e infermieri spediti in gran parte del Sudamerica e adesso in Sierra Leone per combattere Ebola, non bastano più. Ci voleva un nuovo miracolo, dopo quello del 17 dicembre scorso: finora le rimesse degli immigrati erano limitate a 200 dollari.