TUNISI - L'ex premier Bèji Caïd Essebsi, 88 anni, ha vinto le presidenziali in Tunisia con il 55,68% dei voti, davanti al presidente ad interim uscente Moncef Marzouki. Lo ha ufficializzato la Commissione elettorale. Il laico Essebsi, candidato del partito Nidaa Tounes, ha ricevuto 1,7 milioni di voti al ballottaggio, contro i circa 1,3 milioni del suo rivale (44,32% dei suffragi), sostenuto dagli islamici. Al primo turno, che si è svolto lo scorso 23 novembre, Essebsi aveva ottenuto il 39,5% dei consensi mentre Marzouki si era fermato 33,4%.
L'elezione di Essebsi - in una giornata di relativa calma alle urne malgrado i timori della vigilia che avevano suggerito imponenti misure di sicurezza - chiude il processo di transizione in Tunisia, il Paese dove la Primavera araba è nata e dove oggi trova forse l'unico compimento veramente democratico. L'affluenza al voto è stata alta, quasi al 60%, su un voto che ha coinvolto cinque milioni di elettori.
FOCUS: TUNISIA AL VOTO
Chi è Beji Caid Essebsi. Veterano della politica, il neo-presidente ha ricoperto incarichi pubblici sotto la presidenza del padre della patria Habib Bourguiba, che fu presidente dal 1957 al 1987 e di cui si dichiara erede, guidando in periodi diversi Interno, Difesa ed Esteri; è stato inoltre presidente del Parlamento dal 1990 al 1991 sotto la presidenza di Zine El Abidine Ben Ali. Fu inoltre premier per alcuni mesi nel 2011, dopo la cacciata di Ben Ali e del suo premier Mohamed Ghannouchi.
Il suo partito Nidaa Tounes, che significa 'La chiamata della Tunisia', fondato da lui nel 2012 per creare un blocco anti islamista in grado di arginare Ennahda, è risultato primo partito nelle elezioni legislative dello scorso 26 ottobre, seguito proprio da Enahda. Adesso spetterà a Nidaa Tounes la formazione di un nuovo governo, che era stata rimandata appunto a dopo le presidenziali. Non è chiaro ancora quale alleanza di governo si formerà.
La campagna elettorale. Nelle ultime due settimane di campagna elettorale Essebsi e Marzouki si sono attaccati a vicenda. Secondo gli analisti entrambi i candidati hanno portato avanti campagne elettorali negative, enfatizzando cioè i pericoli derivanti dall'eventuale elezione dell'avversario. "Entrambi hanno puntato la loro campagna sulla paura", sostiene Kais Saied, che insegna diritto costituzionale all'università di Tunisi. Essebsi ha puntato sulla promessa di ripristinare quello che definisce "il prestigio dello Stato", evocando l'eredità del padre della Tunisia moderna, Habib Bourguiba, che aveva promosso l'istruzione e fatto avanzare la classe media, tollerando però molto poco l'opposizione.
Il candidato di Nidaa Tounes ha dipinto i tre anni di presidenza Marzouki come un disastro, accusandolo di avere aperto la strada agli attacchi terroristici nel Paese, ha anche sottolineato il sostegno di Marzouki agli islamisti di Ennahda (il partito Cpr di Marzouki è stato al governo con Ennahda dopo la rivoluzione). Dal canto suo Marzouki ha avvertito che Essebsi farebbe ritornare la Tunisia a un governo autoritario sullo stile di quello di Ben Ali. Ha sostentuto anche che Essebsi, con i suoi 88 anni, sia troppo anziano per stare al potere.
Il sacrificio di Mohamed Bouazizi. Il voto giunge a pochi giorni dal quarto anniversario dell'autoimmolazione del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che dandosi fuoco il 17 dicembre del 2010 a Sidi Bouzid accese la miccia della Primavera araba dando il via alle proteste che portarono alla caduta di Ben Ali. Su queste elezioni presidenziali peserà molto l'eredità della rivoluzione: alla rivolta, infatti, è seguito un periodo di difficoltà economiche e instabilità politica
L'elezione di Essebsi - in una giornata di relativa calma alle urne malgrado i timori della vigilia che avevano suggerito imponenti misure di sicurezza - chiude il processo di transizione in Tunisia, il Paese dove la Primavera araba è nata e dove oggi trova forse l'unico compimento veramente democratico. L'affluenza al voto è stata alta, quasi al 60%, su un voto che ha coinvolto cinque milioni di elettori.
FOCUS: TUNISIA AL VOTO
Chi è Beji Caid Essebsi. Veterano della politica, il neo-presidente ha ricoperto incarichi pubblici sotto la presidenza del padre della patria Habib Bourguiba, che fu presidente dal 1957 al 1987 e di cui si dichiara erede, guidando in periodi diversi Interno, Difesa ed Esteri; è stato inoltre presidente del Parlamento dal 1990 al 1991 sotto la presidenza di Zine El Abidine Ben Ali. Fu inoltre premier per alcuni mesi nel 2011, dopo la cacciata di Ben Ali e del suo premier Mohamed Ghannouchi.
Il suo partito Nidaa Tounes, che significa 'La chiamata della Tunisia', fondato da lui nel 2012 per creare un blocco anti islamista in grado di arginare Ennahda, è risultato primo partito nelle elezioni legislative dello scorso 26 ottobre, seguito proprio da Enahda. Adesso spetterà a Nidaa Tounes la formazione di un nuovo governo, che era stata rimandata appunto a dopo le presidenziali. Non è chiaro ancora quale alleanza di governo si formerà.
La campagna elettorale. Nelle ultime due settimane di campagna elettorale Essebsi e Marzouki si sono attaccati a vicenda. Secondo gli analisti entrambi i candidati hanno portato avanti campagne elettorali negative, enfatizzando cioè i pericoli derivanti dall'eventuale elezione dell'avversario. "Entrambi hanno puntato la loro campagna sulla paura", sostiene Kais Saied, che insegna diritto costituzionale all'università di Tunisi. Essebsi ha puntato sulla promessa di ripristinare quello che definisce "il prestigio dello Stato", evocando l'eredità del padre della Tunisia moderna, Habib Bourguiba, che aveva promosso l'istruzione e fatto avanzare la classe media, tollerando però molto poco l'opposizione.
Il candidato di Nidaa Tounes ha dipinto i tre anni di presidenza Marzouki come un disastro, accusandolo di avere aperto la strada agli attacchi terroristici nel Paese, ha anche sottolineato il sostegno di Marzouki agli islamisti di Ennahda (il partito Cpr di Marzouki è stato al governo con Ennahda dopo la rivoluzione). Dal canto suo Marzouki ha avvertito che Essebsi farebbe ritornare la Tunisia a un governo autoritario sullo stile di quello di Ben Ali. Ha sostentuto anche che Essebsi, con i suoi 88 anni, sia troppo anziano per stare al potere.
Il sacrificio di Mohamed Bouazizi. Il voto giunge a pochi giorni dal quarto anniversario dell'autoimmolazione del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che dandosi fuoco il 17 dicembre del 2010 a Sidi Bouzid accese la miccia della Primavera araba dando il via alle proteste che portarono alla caduta di Ben Ali. Su queste elezioni presidenziali peserà molto l'eredità della rivoluzione: alla rivolta, infatti, è seguito un periodo di difficoltà economiche e instabilità politica