HOUSTON - Un nuovo caso è pronto a infiammare l'America alla vigilia di un Natale senza pace. Quattro mesi dopo la morte di Michael Brown che ha innescato proteste in tutto il Paese, la comunità afroamericana di St.Louis conta una nuova vittima, il 18enne Antonio Martin, ucciso da un agente di polizia alle porte di Ferguson.
Il giovane si trovava a un distributore di benzina nel sobborgo di Berkeley, a pochi minuti d'auto dal luogo in cui nell'agosto scorso fu ucciso Brown. Le versioni sono due. Secondo quella ufficiale della polizia, il 18enne era assieme a un'altra persona e ha puntato la pistola contro gli agenti di pattuglia che li avevano fermati verso le 23.15 per un controllo di routine.
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"Temendo per la propria vita, l'agente di Berkeley ha sparato diversi colpi di pistola, colpendo il soggetto e ferendolo mortalmente", ha dichiarato il sergente Brian Schellman. Gli agenti hanno riferito di aver trovato la pistola impugnata dal giovane. Secondo la madre invece, Toni Martin era uscito con la fidanzata ed era con lei quando è stato ucciso. "La sua ragazza mi ha detto che la polizia lo ha affrontato, quando ha tentato di scappare gli hanno sparato", ha raccontato la donna. A far chiarezza potrebbero essere i filmati delle telecamere di sicurezza del distributore di benzina.
In un primo momento, i media americani avevano diffuso la versione di un giovane che dichiarava di essere stato fermato dagli agenti insieme all'amico e di aver assistito a tutta la scena. Ma il racconto, secondo il quale Martin sarebbe stato ucciso per aver rifiutato di farsi perquisire, non sarebbe attendibile.
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Le proteste sono inevitabili, e sono esplose subito, già nella notte. Sul posto si sono radunate decine di persone - tra cui alcuni dei leader della protesta di Ferguson - e ci sono stati tafferugli con la polizia, tre persone sono state fermate. i manifestanti hanno lanciato oggetti e anche tre esplosivi, ha detto il capo della polizia di St. Louis Jon Belmar. Un poliziotto è rimasto ferito in un'esplosione, ha aggiunto. Un altro è stato ferito da un mattone. Belmar ha negato che la polizia abbia usato spray al pepe.
Prosciolto l'agente di Houston. La situazione rischia di infiammarsi anche nel resto degli Stati Uniti. La morte di Martin arriva infatti il giorno dopo la mancata incriminazione dell'agente di polizia di Houston Juventino Castro che uccise il 26enne afroamericano, disarmato, Jordan Baker. Lo ha stabilito un grand giurì della contea di Harris, in linea con le deliberazioni di Ferguson e New York che hanno scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti. La mamma della vittima, Janet Baker, ha atteso la decisione nel palazzo della giustizia criminale della contea circondata da altre madri di giovani di colore disarmati uccisi dalla polizia. Molti i dimostranti si sono radunati davanti al tribunale dove erano schierati altrettanti agenti di polizia. E anche la decisione del grand giurì texano sta già scatenando proteste.
L'episodio risale al 16 gennaio scorso. Castro era fuori servizio ma indossava l'uniforme della polizia quando stava svolgendo un lavoro extra come guardia di sicurezza in un centro commerciale dove recentemente c'erano stati vari furti. Secondo la ricostruzione del dipartimento di polizia di Houston, Baker stava guardando le vetrine dei negozi quando l'agente gli si era avvicinato ritenendolo sospetto. Ne era nata una breve colluttazione, poi Baker era corso via e subito dopo era tornato verso l'agente tenendo le mani all'altezza della cintura. A quel punto l'agente aveva aperto il fuoco fatale. Successivamente si era scoperto che il ragazzo non nascondeva alcuna arma.
Il procuratore distrettuale della contea di Harris, Devon Anderson, ha dichiarato che il grand giurì non ha trovato prove del fatto che un crimine sia stato commesso da Castro, da dieci anni nelle forze dell'ordine e che prima del fatto tragico non aveva mai sparato un colpo con la sua pistola. "Cerco solamente giustizia per Jordan", ha singhiozzato la madre Janet, "e ciò significa che abbiamo ancora molto lavoro da fare". L'avvocato della famiglia Baker, Sadiyah Evangelista, ha annunciato che presenterà un ricorso presso il Dipartimento di Giustizia che ha aperto dossier anche sui casi di Ferguson e New York. I gran giurì di Houston hanno sempre deciso di non incriminare gli agenti di polizia che hanno ucciso uomini di colore disarmati, ininterrottamente dal 2008.
A New York intanto la comunità afroamericana si è rifiutata di raccogliere l'appello del sindaco Bill de Blasio a interrompere le proteste che ormai si tengono ogni notte e anche questa notte centinaia di persone sono scese in piazza. Il sindaco è sotto attacco da parte della polizia per aver simpatizzato con la protesta, posizione diventata più difficile dopo la tragica uccisione di due agenti a Brooklyn ad opera di un uomo che diceva di voler vendicare Eric Garner (ucciso proprio a New York) e Michael Brown (ucciso a Ferguson).
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De Blasio ha presenziato a una veglia silenziosa alla City Hall, chiedendo ai presenti di scambiarsi un abbraccio, "come simbolo della nostra convinzione che andremo avanti insieme". De Blasio intende partecipare - insieme al vicepresidente Joe Biden - ai funerali dei due poliziotti, Rafael Ramos e Wenjian Liu.
Il giovane si trovava a un distributore di benzina nel sobborgo di Berkeley, a pochi minuti d'auto dal luogo in cui nell'agosto scorso fu ucciso Brown. Le versioni sono due. Secondo quella ufficiale della polizia, il 18enne era assieme a un'altra persona e ha puntato la pistola contro gli agenti di pattuglia che li avevano fermati verso le 23.15 per un controllo di routine.
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"Temendo per la propria vita, l'agente di Berkeley ha sparato diversi colpi di pistola, colpendo il soggetto e ferendolo mortalmente", ha dichiarato il sergente Brian Schellman. Gli agenti hanno riferito di aver trovato la pistola impugnata dal giovane. Secondo la madre invece, Toni Martin era uscito con la fidanzata ed era con lei quando è stato ucciso. "La sua ragazza mi ha detto che la polizia lo ha affrontato, quando ha tentato di scappare gli hanno sparato", ha raccontato la donna. A far chiarezza potrebbero essere i filmati delle telecamere di sicurezza del distributore di benzina.
In un primo momento, i media americani avevano diffuso la versione di un giovane che dichiarava di essere stato fermato dagli agenti insieme all'amico e di aver assistito a tutta la scena. Ma il racconto, secondo il quale Martin sarebbe stato ucciso per aver rifiutato di farsi perquisire, non sarebbe attendibile.
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Le proteste sono inevitabili, e sono esplose subito, già nella notte. Sul posto si sono radunate decine di persone - tra cui alcuni dei leader della protesta di Ferguson - e ci sono stati tafferugli con la polizia, tre persone sono state fermate. i manifestanti hanno lanciato oggetti e anche tre esplosivi, ha detto il capo della polizia di St. Louis Jon Belmar. Un poliziotto è rimasto ferito in un'esplosione, ha aggiunto. Un altro è stato ferito da un mattone. Belmar ha negato che la polizia abbia usato spray al pepe.
Prosciolto l'agente di Houston. La situazione rischia di infiammarsi anche nel resto degli Stati Uniti. La morte di Martin arriva infatti il giorno dopo la mancata incriminazione dell'agente di polizia di Houston Juventino Castro che uccise il 26enne afroamericano, disarmato, Jordan Baker. Lo ha stabilito un grand giurì della contea di Harris, in linea con le deliberazioni di Ferguson e New York che hanno scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti. La mamma della vittima, Janet Baker, ha atteso la decisione nel palazzo della giustizia criminale della contea circondata da altre madri di giovani di colore disarmati uccisi dalla polizia. Molti i dimostranti si sono radunati davanti al tribunale dove erano schierati altrettanti agenti di polizia. E anche la decisione del grand giurì texano sta già scatenando proteste.
L'episodio risale al 16 gennaio scorso. Castro era fuori servizio ma indossava l'uniforme della polizia quando stava svolgendo un lavoro extra come guardia di sicurezza in un centro commerciale dove recentemente c'erano stati vari furti. Secondo la ricostruzione del dipartimento di polizia di Houston, Baker stava guardando le vetrine dei negozi quando l'agente gli si era avvicinato ritenendolo sospetto. Ne era nata una breve colluttazione, poi Baker era corso via e subito dopo era tornato verso l'agente tenendo le mani all'altezza della cintura. A quel punto l'agente aveva aperto il fuoco fatale. Successivamente si era scoperto che il ragazzo non nascondeva alcuna arma.
Il procuratore distrettuale della contea di Harris, Devon Anderson, ha dichiarato che il grand giurì non ha trovato prove del fatto che un crimine sia stato commesso da Castro, da dieci anni nelle forze dell'ordine e che prima del fatto tragico non aveva mai sparato un colpo con la sua pistola. "Cerco solamente giustizia per Jordan", ha singhiozzato la madre Janet, "e ciò significa che abbiamo ancora molto lavoro da fare". L'avvocato della famiglia Baker, Sadiyah Evangelista, ha annunciato che presenterà un ricorso presso il Dipartimento di Giustizia che ha aperto dossier anche sui casi di Ferguson e New York. I gran giurì di Houston hanno sempre deciso di non incriminare gli agenti di polizia che hanno ucciso uomini di colore disarmati, ininterrottamente dal 2008.
A New York intanto la comunità afroamericana si è rifiutata di raccogliere l'appello del sindaco Bill de Blasio a interrompere le proteste che ormai si tengono ogni notte e anche questa notte centinaia di persone sono scese in piazza. Il sindaco è sotto attacco da parte della polizia per aver simpatizzato con la protesta, posizione diventata più difficile dopo la tragica uccisione di due agenti a Brooklyn ad opera di un uomo che diceva di voler vendicare Eric Garner (ucciso proprio a New York) e Michael Brown (ucciso a Ferguson).
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De Blasio ha presenziato a una veglia silenziosa alla City Hall, chiedendo ai presenti di scambiarsi un abbraccio, "come simbolo della nostra convinzione che andremo avanti insieme". De Blasio intende partecipare - insieme al vicepresidente Joe Biden - ai funerali dei due poliziotti, Rafael Ramos e Wenjian Liu.