Manolo: "La scalata di El Capitan? Un evento mediatico incredibile"
Leonardo Bizzaro, <em class="author">di LEONARDO BIZZARO</em>Nel parco californiano, i freeclimber Caldwell e Jorgeson hanno compiuto l'impresa in 19 giorni davanti alla folla
È STATO tra i precursori dell'arrampicata libera in Italia, ha cominciato a danzare sulla roccia diciassettenne, oggi che di anni ne ha 57 continua a salire su difficoltà impensabili. Maurizio Zanolla, per tutti Manolo o Il Mago, si è affacciato sul granito di El Capitan a metà degli anni Ottanta.
"Ho visto, ho visto. Tanto di cappello a Caldwell e Jorgeson. E incredibile l'attenzione che hanno avuto. Forse ci sono state imprese più ardue, ma essere così davanti a tutti aggiunge un qualcosa di più. Sei su un palcoscenico e sei costretto a non sbagliare. Non fa per me ma ammira le loro capacità psicologiche, prima ancora che fisiche. Un viaggio verticale di diciannove giorni significa andare oltre le proprie possibilità".
Ricorda altri precedenti del genere?
"I primi che mi vengono in mente sono i tentativi dagli anni Trenta in poi sulla parete nord dell'Eiger, con i cannocchiali puntati dagli alber…
"Ho visto, ho visto. Tanto di cappello a Caldwell e Jorgeson. E incredibile l'attenzione che hanno avuto. Forse ci sono state imprese più ardue, ma essere così davanti a tutti aggiunge un qualcosa di più. Sei su un palcoscenico e sei costretto a non sbagliare. Non fa per me ma ammira le loro capacità psicologiche, prima ancora che fisiche. Un viaggio verticale di diciannove giorni significa andare oltre le proprie possibilità".
Ricorda altri precedenti del genere?
"I primi che mi vengono in mente sono i tentativi dagli anni Trenta in poi sulla parete nord dell'Eiger, con i cannocchiali puntati dagli alber…
È STATO tra i precursori dell'arrampicata libera in Italia, ha cominciato a danzare sulla roccia diciassettenne, oggi che di anni ne ha 57 continua a salire su difficoltà impensabili. Maurizio Zanolla, per tutti Manolo o Il Mago, si è affacciato sul granito di El Capitan a metà degli anni Ottanta.
"Ho visto, ho visto. Tanto di cappello a Caldwell e Jorgeson. E incredibile l'attenzione che hanno avuto. Forse ci sono state imprese più ardue, ma essere così davanti a tutti aggiunge un qualcosa di più. Sei su un palcoscenico e sei costretto a non sbagliare. Non fa per me ma ammira le loro capacità psicologiche, prima ancora che fisiche. Un viaggio verticale di diciannove giorni significa andare oltre le proprie possibilità".
Ricorda altri precedenti del genere?
"I primi che mi vengono in mente sono i tentativi dagli anni Trenta in poi sulla parete nord dell'Eiger, con i cannocchiali puntati dagli alberghi sugli scalatori che cadevano. Oggi si potrebbe ripetere sulla parete sud della Marmolada, che hai lì davanti, aperta, ma non avrebbe la stessa risonanza mediatica del Capitan".
È davvero la via più difficile del mondo?
"È una concatenazione di vie molto difficili. Dal punto di vista sportivo, per la durata e le difficoltà superate, è certo una grande impresa. Le generazioni vanno avanti, ci sono piccoli mutanti come Adam Ondra capaci di cose impossibili, staremo a vedere".
Lei ne avrebbe voglia?
"Non fa più per me. Ho ancora le mie soddisfazioni, nonostante i malanni arrampico ancora su difficoltà che mi piacciono, sono tornato a scalare sull'8a a vista (senza provare prima la via, ndr ). Ma quella roba lì no".
"Ho visto, ho visto. Tanto di cappello a Caldwell e Jorgeson. E incredibile l'attenzione che hanno avuto. Forse ci sono state imprese più ardue, ma essere così davanti a tutti aggiunge un qualcosa di più. Sei su un palcoscenico e sei costretto a non sbagliare. Non fa per me ma ammira le loro capacità psicologiche, prima ancora che fisiche. Un viaggio verticale di diciannove giorni significa andare oltre le proprie possibilità".
Ricorda altri precedenti del genere?
"I primi che mi vengono in mente sono i tentativi dagli anni Trenta in poi sulla parete nord dell'Eiger, con i cannocchiali puntati dagli alberghi sugli scalatori che cadevano. Oggi si potrebbe ripetere sulla parete sud della Marmolada, che hai lì davanti, aperta, ma non avrebbe la stessa risonanza mediatica del Capitan".
È davvero la via più difficile del mondo?
"È una concatenazione di vie molto difficili. Dal punto di vista sportivo, per la durata e le difficoltà superate, è certo una grande impresa. Le generazioni vanno avanti, ci sono piccoli mutanti come Adam Ondra capaci di cose impossibili, staremo a vedere".
Lei ne avrebbe voglia?
"Non fa più per me. Ho ancora le mie soddisfazioni, nonostante i malanni arrampico ancora su difficoltà che mi piacciono, sono tornato a scalare sull'8a a vista (senza provare prima la via, ndr ). Ma quella roba lì no".