ATENE - Nel 1973 era in prima fila nella rivolta del Politecnico di Atene nella rivolta che avviò le mobilitazioni contro la giunta dei colonnelli. Oggi Nadia Valavani è responsabile degli esteri di Syriza e candidata a una poltrona di prestigio se (lei incrocia le dita) Syriza vincerà le elezioni di domenica. "Puntiamo alla maggioranza assoluta - dice dal suo ufficio ad Exarchia, nel cuore anarchico della capitale - e il nostro obiettivo è cancellare le intese con la Troika e chiudere l'era folle dell'austerity. Per la Grecia e per l'Europa".
Quali saranno le vostre prime mosse in caso di vittoria?
"Ci muoveremo su due fronti. Affrontando l'emergenza umanitaria su quello interno e avviando i negoziati per ridurre il nostro debito. Non con la Troika, che non è legittimata, ma con le singole istituzioni: Bce e Ue".
I creditori internazionali vi chiedono altri 2,5 miliardi di tagli in cambio degli ultimi 7 di aiuti. Come farete a mantenere le vostre promesse?
"Non accetteremo queste imposizioni. Anzi, appena saremo al governo spenderemo 11,5 miliardi per mettere fine a questo disastro sociale che ha portato la disoccupazione al 27%. Faremo una legge per impedire la confisca della prima casa, alzeremo lo stipendio minimo a 731 euro, consentiremo di rateizzare i debiti con lo Stato, ridaremo la tredicesima a chi ha pensioni troppo basse e l'elettricità a chi non ce l'ha".
Con che soldi?
"E' tutto calcolato euro per euro nel nostro programma di Salonicco. Tre miliardi dal fondo di stabilità delle banche non utilizzati. Tre da fondi europei. E soprattutto una cifra alta combattendo davvero l'evasione fiscale".
Obiettivo nobile ma - in base alla storia ellenica - non proprio facilissimo da raggiungere...
"Ce la faremo. Basta dire che c'è una lista di 44mila persone che hanno portato soldi all'estero, anche legalmente, intendiamoci. Samaras ne ha controllate solo 700 ricavando 300 milioni di tasse arretrate. Noi andremo a colpire qui".
I falchi del rigore non vogliono sentir parlare di taglio del debito greco. Come farete a convincerli?
"C'è un clima diverso in Europa. Podemos sale nei sondaggi in Spagna, la politica d'austerity non ha funzionato e inizia a trovare oppositori persino in Germania. Berlino ha nascosto i problemi del continente sotto il tappeto. E i risultato è che abbiamo portato l'intero continente vicino alla recessione e in deflazione. Bisogna tagliare il debito dei Paesi più esposti per far ripartire l'economia. Non serve una soluzione per la Grecia. Ne serve una per l'Europa e sarà un bene anche per l'Italia".
Quali saranno le vostre prime mosse in caso di vittoria?
"Ci muoveremo su due fronti. Affrontando l'emergenza umanitaria su quello interno e avviando i negoziati per ridurre il nostro debito. Non con la Troika, che non è legittimata, ma con le singole istituzioni: Bce e Ue".
I creditori internazionali vi chiedono altri 2,5 miliardi di tagli in cambio degli ultimi 7 di aiuti. Come farete a mantenere le vostre promesse?
"Non accetteremo queste imposizioni. Anzi, appena saremo al governo spenderemo 11,5 miliardi per mettere fine a questo disastro sociale che ha portato la disoccupazione al 27%. Faremo una legge per impedire la confisca della prima casa, alzeremo lo stipendio minimo a 731 euro, consentiremo di rateizzare i debiti con lo Stato, ridaremo la tredicesima a chi ha pensioni troppo basse e l'elettricità a chi non ce l'ha".
Con che soldi?
"E' tutto calcolato euro per euro nel nostro programma di Salonicco. Tre miliardi dal fondo di stabilità delle banche non utilizzati. Tre da fondi europei. E soprattutto una cifra alta combattendo davvero l'evasione fiscale".
Obiettivo nobile ma - in base alla storia ellenica - non proprio facilissimo da raggiungere...
"Ce la faremo. Basta dire che c'è una lista di 44mila persone che hanno portato soldi all'estero, anche legalmente, intendiamoci. Samaras ne ha controllate solo 700 ricavando 300 milioni di tasse arretrate. Noi andremo a colpire qui".
I falchi del rigore non vogliono sentir parlare di taglio del debito greco. Come farete a convincerli?
"C'è un clima diverso in Europa. Podemos sale nei sondaggi in Spagna, la politica d'austerity non ha funzionato e inizia a trovare oppositori persino in Germania. Berlino ha nascosto i problemi del continente sotto il tappeto. E i risultato è che abbiamo portato l'intero continente vicino alla recessione e in deflazione. Bisogna tagliare il debito dei Paesi più esposti per far ripartire l'economia. Non serve una soluzione per la Grecia. Ne serve una per l'Europa e sarà un bene anche per l'Italia".