DAMASCO - Anche sull'ultima collina sovrastante Kobane, Kaniya Kurda, svetta ora il vessillo curdo e non più la bandiera nera dello Stato islamico. Dopo quattro mesi di durissimi combattimenti i curdi hanno ripreso il controllo quasi totale dell'enclave in territorio siriano al confine con la Turchia. L'avanzata dei curdi sembra dunque essere arrivata alla fine: sabato i peshmerga controllavano il 70% della città e la bandiera curda svettava sulla collina di Mistenur.
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Oggi, secondo quanto riferito dall'Ong siriana "Osservatorio siriano per i diritti umani", le forze curde controllano il 90% di Kobane. Le Unità di protezione popolare (Ypg) composte dai combattenti curdi, hanno ricacciato i miliziani jihadisti nei sobborghi est della città. Secondo il gruppo con sede a Londra, lo Stato islamico avrebbe inviato nella zona altri 140 combattenti, tra cui minorenni non addestrati.
L'Ong segnala sporadici combattimenti in due sobborghi, Kani Erban e Maqtalah, dove c'è una residua presenza dei jihadisti. Sulla città continuano i bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti che ha aiutato i curdi a fermare l'avanzata dei jihadisti. Si spinge ancora più in là Sherwan Minbij Darweesh, uno dei responsabili media dell'Ypg, che parla di città "in totale controllo dei curdi". Darweesh ha raccontato che "sono decine" i cadaveri trovati per le strade e sotto le macerie dei quartieri liberati, molti "sono di ragazzi che sembrano non aver compiuto i 18 anni".
Che la battaglia non sia del tutto giunta al termine lo affermano fonti ufficiali Usa, che sembrano raffreddare gli entusiasmi dei leader curdi. Secondo un portavoce del Dipartimento di Stato, le forze curde, sostenute dalla coalizione internazionale a guida Usa, hanno fatto progressi, ma Kobane "resta contesa". "Non sono ancora in grado di dire che la battaglia è vinta", la battaglia continua", ha aggiunto.
La popolazione curda è comunque scesa nelle piazze delle principali città: con fuochi d'artificio, cortei d'auto e balli tradizionali, migliaia di persone hanno festeggiato l'annuncio dell'ong in tutta la zona turca del Kurdistan.
I miliziani jihadisti avevano lanciato un'offensiva contro la città il 16 settembre scorso. Nelle prime settimane il gruppo era avanzato rapidamente, conquistando più della metà della superficie di Kobane, ma successivamente è stato frenato dai combattenti curdi, sostenuti da peshmerga arrivati dal Kurdistan iracheno. In questi quattro mesi nella piccola enclave curda diventata simbolo della resistenza anti-Is sono morte almeno 1.607 Persone, in gran parte jihadisti.
Resta difficile la situazione dei tantissimi profughi che hanno lasciato la città per sfuggire alle violenze dei combattenti dello Stato islamico. Oggi la Turchia ha aperto il suo più grande campo profughi sul suo territorio, in cui saranno accolte 35mila persone fuggite da Kobane. Il campo, situato nella città di Suruc, vicino al confine siriano, ha due ospedali, sette cliniche e un numero di aule scolastiche sufficiente per 10mila bambini. Dopo mesi di scontri a Kobane sono arrivati in Turchia circa 200mila profughi.
Jihadisti avanzano in Libano. Lo Stato islamico arretra anche in Iraq: oggi la provincia sunnita irachena Diyala è stata dichiarata "zona liberata" dalle milizie jihadiste dello stato islamico. L'annuncio è stato fatto dal capo della polizia del governatorato, che ha dichiarato conclusa l'operazione contro i membri dell'autoproclamato califfato.
L'influenza dello Stato islamico rischia però di allargarsi ad un altro Stato, il Libano. Secondo quanto riferito dal quotidiano panarabo "Al sharq al awsat", oltre il 4% del territorio libanese sarebbe in mano ai miliziani sunniti e ai combattenti del fronte al-Nusra, gruppo legato ad al-Qaeda. Lo Stato islamico starebbe per proclamare il califfato islamico nella zona di Jurud Arsal dopo aver cacciato l'esercito libero siriano, cioè il braccio armato di quella che viene indicata come opposizione moderata siriana.
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Oggi, secondo quanto riferito dall'Ong siriana "Osservatorio siriano per i diritti umani", le forze curde controllano il 90% di Kobane. Le Unità di protezione popolare (Ypg) composte dai combattenti curdi, hanno ricacciato i miliziani jihadisti nei sobborghi est della città. Secondo il gruppo con sede a Londra, lo Stato islamico avrebbe inviato nella zona altri 140 combattenti, tra cui minorenni non addestrati.
L'Ong segnala sporadici combattimenti in due sobborghi, Kani Erban e Maqtalah, dove c'è una residua presenza dei jihadisti. Sulla città continuano i bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti che ha aiutato i curdi a fermare l'avanzata dei jihadisti. Si spinge ancora più in là Sherwan Minbij Darweesh, uno dei responsabili media dell'Ypg, che parla di città "in totale controllo dei curdi". Darweesh ha raccontato che "sono decine" i cadaveri trovati per le strade e sotto le macerie dei quartieri liberati, molti "sono di ragazzi che sembrano non aver compiuto i 18 anni".
Che la battaglia non sia del tutto giunta al termine lo affermano fonti ufficiali Usa, che sembrano raffreddare gli entusiasmi dei leader curdi. Secondo un portavoce del Dipartimento di Stato, le forze curde, sostenute dalla coalizione internazionale a guida Usa, hanno fatto progressi, ma Kobane "resta contesa". "Non sono ancora in grado di dire che la battaglia è vinta", la battaglia continua", ha aggiunto.
La popolazione curda è comunque scesa nelle piazze delle principali città: con fuochi d'artificio, cortei d'auto e balli tradizionali, migliaia di persone hanno festeggiato l'annuncio dell'ong in tutta la zona turca del Kurdistan.
I miliziani jihadisti avevano lanciato un'offensiva contro la città il 16 settembre scorso. Nelle prime settimane il gruppo era avanzato rapidamente, conquistando più della metà della superficie di Kobane, ma successivamente è stato frenato dai combattenti curdi, sostenuti da peshmerga arrivati dal Kurdistan iracheno. In questi quattro mesi nella piccola enclave curda diventata simbolo della resistenza anti-Is sono morte almeno 1.607 Persone, in gran parte jihadisti.
Resta difficile la situazione dei tantissimi profughi che hanno lasciato la città per sfuggire alle violenze dei combattenti dello Stato islamico. Oggi la Turchia ha aperto il suo più grande campo profughi sul suo territorio, in cui saranno accolte 35mila persone fuggite da Kobane. Il campo, situato nella città di Suruc, vicino al confine siriano, ha due ospedali, sette cliniche e un numero di aule scolastiche sufficiente per 10mila bambini. Dopo mesi di scontri a Kobane sono arrivati in Turchia circa 200mila profughi.
Jihadisti avanzano in Libano. Lo Stato islamico arretra anche in Iraq: oggi la provincia sunnita irachena Diyala è stata dichiarata "zona liberata" dalle milizie jihadiste dello stato islamico. L'annuncio è stato fatto dal capo della polizia del governatorato, che ha dichiarato conclusa l'operazione contro i membri dell'autoproclamato califfato.
L'influenza dello Stato islamico rischia però di allargarsi ad un altro Stato, il Libano. Secondo quanto riferito dal quotidiano panarabo "Al sharq al awsat", oltre il 4% del territorio libanese sarebbe in mano ai miliziani sunniti e ai combattenti del fronte al-Nusra, gruppo legato ad al-Qaeda. Lo Stato islamico starebbe per proclamare il califfato islamico nella zona di Jurud Arsal dopo aver cacciato l'esercito libero siriano, cioè il braccio armato di quella che viene indicata come opposizione moderata siriana.