Esteri

Hidalgo: "Ma il popolo cubano vuole l'intesa con Obama"

L'ex braccio destro di Raúl Castro da tempo ha lasciato l'isola e vive a Miami:"Potremmo perdere il sostegno del Venezuela e una carestia sarebbe inevitabile"

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MIAMI. "E' una lettera molto ambigua sicuramente ma nella quale comunque Fidel Castro concede al fratello luce verde per proseguire i negoziati con Obama". A commentare a caldo le parole dell'ex leader cubano è Alcibiades Hidalgo, 68 anni, per molti anni capo dello staff di Raúl Castro e ex ambasciatore di Cuba all'Onu. Uno dei funzionari più importanti tra quelli che sono riusciti a lasciare l'isola e rifarsi una vita dall'altra parte della barricata.

Che cosa ha pensato dopo aver letto la lettera?
"La lettera è vera anche se atipica. Ed è naturalmente per tutti una sorpresa anche perché è trascorso più di un mese dalla ripresa delle relazioni fra Cuba e gli Stati Uniti, quasi una settimana dal primo incontro delle due delegazioni all'Avana e, soprattutto, un anno dall'ultima volta che Fidel Castro è apparso in pubblico. Secondo me dà una idea abbastanza precisa della relazioni di potere tra i due fratelli. Un accordo come quello che sta negoziando Raúl con Obama era assolutamente impensabile con Fidel al governo. E' stato possibile solo grazie alla sua uscita di scena che ha dato l'opportunità a Raúl di cambiare rotta. Nella lettera non c'è una opinione contraria agli accordi ma neppure un appoggio esplicito. Dice di non avere fiducia negli Stati Uniti e di non credere che alla fine si possa ottenere un compromesso soddisfacente per Cuba, non critica Raúl ma gli concede un sostegno molto ambiguo e distante. E' il suo testamento davanti alla Storia, la posizione di un uomo che riafferma di non aver mai ammainato le bandiere. Lui è l'eterno combattente e trasferisce a Raúl ogni responsabilità su ciò che sta accadendo. Questo però vuole anche dire che è Raúl oggi ad avere senza discussioni tutto il potere".

Lei pensa che questa lettera può creare qualche problema a Raúl?
"No, non credo proprio. La cosa più importante in questo momento è la reazione dell'opinione pubblica cubana sull'isola. E' evidente che la gente sostiene Raúl e l'accordo con Obama. Anche per questa ragione, se Fidel fosse totalmente contrario non potrebbe esprimere con forza il suo dissenso. Ormai la storia va in un'al- tra direzione".

Per quale ragione è trascorso tanto tempo fra l'avvio dei negoziati e la reazione di Fidel?
"Perché le sue condizioni di salute devono essere piuttosto compromesse. Non credo si possa dubitare dell'autenticità della lettera ma se non compare in pubblico deve dipendere dal fatto che non può più farlo. In ogni caso penso che Fidel sappia che c'è un vasto appoggio popolare alle scelte del fratello e molte speranze di uscire grazie al riavvicinamento con gli Stati Uniti da una situazione che potrebbe di nuovo diventare disperata, come negli anni Novanta".

Disperata?
"Certo, è quello che succede in Venezuela che preoccupa sempre di più i dirigenti cubani. Perdere il sostegno del governo bolivariano può diventare drammatico per l'economia dell'isola. Aprire una nuova stagione di carestia. E oggi l'obiettivo di Raúl Castro è quello di evitarlo a qualsiasi costo. Non può lasciare un paese ingovernabile a chi presto gli succederà nel potere. Fidel non avrebbe mai potuto accettare un compromesso con l'America ma con Raúl è diverso".

Come vede i prossimi passi del negoziato con Obama?
"Presto Washington cancellerà l'Avana dalla lista dei paesi che appoggiano il terrorismo. E ci sarà lo scambio degli ambasciatori. Ma poi tutto il processo di riavvicinamento sarà comunque molto lento. Non bisogna illudersi. Anzi sono convinto che i dirigenti cubani vogliono che sia lento. Devono evitare scossoni per conservare, aggiornandolo, il sistema di potere".