ISLAMABAD - Almeno 55 persone, tra le quali tre bambini, hanno perso la vita in un attentato contro una moschea sciita a Shikarpur, nella provincia del Sindh, Pakistan meridionale. Una bomba è esplosa tra i fedeli che uscivano dopo la preghiera del venerdì. Quasi 60 i feriti, molti dei quali rimasti sepolti sotto le macerie. La strage è stata rivendicata da Fahad Marwat, portavoce di Jundullah, gruppo scissionistico dei Talebani pachistani schieratosi da tempo con i jihadisti dello Stato Islamico che controllano parte della Siria e dell'Iraq. "L'obiettivo era la comunità sciita, che è nostra nemica", ha affermato l'estremista. La minoranza sciita, che rappresenta circa un quinto della popolazione complessiva, è da tempo oggetto di attacchi sanguinosi che dal 2012 hanno provocato più di ottocento vittime.
Quello di oggi a Shikarpur è il più sanguinoso attacco religioso in Pakistan da un anno a questa parte. E per giunta è stata colpita un'area, quella meridionale, raramente toccata dalla violenza confessionale. La strage è stata probabilmente pianificata affinché coincidesse con la visita che nelle stesse ore il premier pachistano Nawaz Sharif stava effettuando a Karachi, capitale provinciale e primo centro economico del Paese.
Secondo testimoni un uomo con una borsa è entrato nella moschea poco prima dell'esplosione, ma non è chiaro se abbia lasciato una bomba o se si sia fatto esplodere, ha riferito la polizia. Al momento dell'attentato nel complesso c'erano centinaia di fedeli.
Le organizzazioni Majlis Wahdat-e-Muslimeen Pakistan e Consiglio sciita ulema, che rappresentano i musulmani sciiti in Pakistan, hanno annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese per l'attacco.
Quello di oggi a Shikarpur è il più sanguinoso attacco religioso in Pakistan da un anno a questa parte. E per giunta è stata colpita un'area, quella meridionale, raramente toccata dalla violenza confessionale. La strage è stata probabilmente pianificata affinché coincidesse con la visita che nelle stesse ore il premier pachistano Nawaz Sharif stava effettuando a Karachi, capitale provinciale e primo centro economico del Paese.
Secondo testimoni un uomo con una borsa è entrato nella moschea poco prima dell'esplosione, ma non è chiaro se abbia lasciato una bomba o se si sia fatto esplodere, ha riferito la polizia. Al momento dell'attentato nel complesso c'erano centinaia di fedeli.
Le organizzazioni Majlis Wahdat-e-Muslimeen Pakistan e Consiglio sciita ulema, che rappresentano i musulmani sciiti in Pakistan, hanno annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese per l'attacco.