Steinmeier: "Stiamo perdendo il controllo della crisi"
<em class="author">di KATHARINA TONTSCH e ARMIN JELENIK</em>
SIGNOR Steinmeier, gli Stati Uniti ipotizzano di fornire direttamente armi letali all'Ucraina. Lei ritiene che tale opzione possa essere d'aiuto alla risoluzione del conflitto?
"Da oltre un anno combatto giorno per giorno insieme ai nostri partner, spesso anche intere notti, per disinnescare il conflitto nell'Ucraina orientale. Quest'esperienza mi porta ad affermare con certezza una cosa: una soluzione militare in questo conflitto non può esserci, almeno non se se si vuole mantenere l'unità territoriale del paese. Nessuno nega che nel nostro impegno a favore di una "de-escalation" si siano ogni volta dovuti incassare anche dei contraccolpi. Anche adesso la situazione è tornata ad essere esplosiva. Ma sperare che più armi servano a disinnescare la crisi non è in linea con quella che è la realtà dell'Ucraina. E nel caso peggiore nuovi armamenti non farebbero che prolungare ancora di più il conflitto sanguinario. Quest…
"Da oltre un anno combatto giorno per giorno insieme ai nostri partner, spesso anche intere notti, per disinnescare il conflitto nell'Ucraina orientale. Quest'esperienza mi porta ad affermare con certezza una cosa: una soluzione militare in questo conflitto non può esserci, almeno non se se si vuole mantenere l'unità territoriale del paese. Nessuno nega che nel nostro impegno a favore di una "de-escalation" si siano ogni volta dovuti incassare anche dei contraccolpi. Anche adesso la situazione è tornata ad essere esplosiva. Ma sperare che più armi servano a disinnescare la crisi non è in linea con quella che è la realtà dell'Ucraina. E nel caso peggiore nuovi armamenti non farebbero che prolungare ancora di più il conflitto sanguinario. Quest…
SIGNOR Steinmeier, gli Stati Uniti ipotizzano di fornire direttamente armi letali all'Ucraina. Lei ritiene che tale opzione possa essere d'aiuto alla risoluzione del conflitto?
"Da oltre un anno combatto giorno per giorno insieme ai nostri partner, spesso anche intere notti, per disinnescare il conflitto nell'Ucraina orientale. Quest'esperienza mi porta ad affermare con certezza una cosa: una soluzione militare in questo conflitto non può esserci, almeno non se se si vuole mantenere l'unità territoriale del paese. Nessuno nega che nel nostro impegno a favore di una "de-escalation" si siano ogni volta dovuti incassare anche dei contraccolpi. Anche adesso la situazione è tornata ad essere esplosiva. Ma sperare che più armi servano a disinnescare la crisi non è in linea con quella che è la realtà dell'Ucraina. E nel caso peggiore nuovi armamenti non farebbero che prolungare ancora di più il conflitto sanguinario. Questa opinione, peraltro, viene condivisa da molti anche negli Usa".
Ma lei pensa che gli accordi di Minsk siano ancora salvabili?
"Non c'è alcun motivo di prendere distanza dagli obblighi che tutte le parti in causa - non solo l'Ucraina e la Russia, ma anche i separatisti - hanno sottoscritto nero su bianco. Avere un punto d'ancoraggio al quale le parti possono riferirsi è straordinariamente importante proprio in conflitti così complicati come questo, per non dover agire nel vuoto. Dal mio punto di vista sarebbe un atto di negligenza buttare a mare quel che era stato oggetto d'intesa solo perché la realizzazione non procede come ce lo immaginiamo noi".
L'Europa sta scivolando verso una nuova, grande guerra?
"Con il conflitto nell'Ucraina orientale in effetti è tornata ad affacciarsi la questione di guerra e pace sul continente europeo. Le persone hanno paura, e questa paura è anche più comprensibile di fronte alle immagini che quotidianamente ci raggiungono dall'Ucraina orientale. Proprio per questo dobbiamo agire con intelligenza e ragionevolezza, nella nostra azione dobbiamo essere capaci di pensare oltre l'orizzonte quotidiano. Dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per evitare che questo conflitto vada completamente fuori controllo. Solo così potrà esserci una soluzione diplomatica".
"Da oltre un anno combatto giorno per giorno insieme ai nostri partner, spesso anche intere notti, per disinnescare il conflitto nell'Ucraina orientale. Quest'esperienza mi porta ad affermare con certezza una cosa: una soluzione militare in questo conflitto non può esserci, almeno non se se si vuole mantenere l'unità territoriale del paese. Nessuno nega che nel nostro impegno a favore di una "de-escalation" si siano ogni volta dovuti incassare anche dei contraccolpi. Anche adesso la situazione è tornata ad essere esplosiva. Ma sperare che più armi servano a disinnescare la crisi non è in linea con quella che è la realtà dell'Ucraina. E nel caso peggiore nuovi armamenti non farebbero che prolungare ancora di più il conflitto sanguinario. Questa opinione, peraltro, viene condivisa da molti anche negli Usa".
Ma lei pensa che gli accordi di Minsk siano ancora salvabili?
"Non c'è alcun motivo di prendere distanza dagli obblighi che tutte le parti in causa - non solo l'Ucraina e la Russia, ma anche i separatisti - hanno sottoscritto nero su bianco. Avere un punto d'ancoraggio al quale le parti possono riferirsi è straordinariamente importante proprio in conflitti così complicati come questo, per non dover agire nel vuoto. Dal mio punto di vista sarebbe un atto di negligenza buttare a mare quel che era stato oggetto d'intesa solo perché la realizzazione non procede come ce lo immaginiamo noi".
L'Europa sta scivolando verso una nuova, grande guerra?
"Con il conflitto nell'Ucraina orientale in effetti è tornata ad affacciarsi la questione di guerra e pace sul continente europeo. Le persone hanno paura, e questa paura è anche più comprensibile di fronte alle immagini che quotidianamente ci raggiungono dall'Ucraina orientale. Proprio per questo dobbiamo agire con intelligenza e ragionevolezza, nella nostra azione dobbiamo essere capaci di pensare oltre l'orizzonte quotidiano. Dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per evitare che questo conflitto vada completamente fuori controllo. Solo così potrà esserci una soluzione diplomatica".