Esteri

Ucraina, vertice a Minsk mentre nel Donbass si continua a combattere

Nella capitale bielorussa incontro tra Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. Si attende una "dichiarazione comune". Stretta di mano iniziale tra i presidenti russo e ucraino. Usa: "Addestreremo esercito ucraino". A Donetsk ancora violenza e vittime

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MINSK (Bielorussia) - Una stretta di mano tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko in avvio del vertice di Minsk. Un segnale incoraggiante. Ma l'incontro, cui hanno partecipato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il leader francese Francois Hollande, dovrebbe produrre solo una "dichiarazione comune" sulla necessità di rispettare gli accordi dello scorso 5 settembre e sul sostegno a un piano per attuarli affidato al gruppo di contatto (Mosca-Kiev-Osce-separatisti filorussi). Un risultato minimo, soprattutto se si considera che nell'est dell'Ucraina si continua a combattere e a morire: dopo i razzi lanciati ieri contro il quartier generale ucraino a Kramatorsk, a Donetsk (mappa) un minibus è stato colpito da proiettili che hanno causato la morte di almeno sei persone e quattro civili sono rimasti uccisi da colpi di artiglieria che hanno centrato la stazione degli autobus e una vicina fabbrica. In totale nelle 36 ore che hanno preceduto  sono più di 40 le vittime nel Donbass nelle 36 ore che hanno preceduto il vertice.

Nella notte.  I colloqui a quattro a Minsk si sono prolungati nella notte tra mercoledì e giovedì, con la probabile conclusione entro il mattino. L'obiettivo è che si concludano con "un accordo per una tregua incondizionata": lo ha scritto su Facebook, dopo oltre sette ore di negoziati, Valeri Chaly, consigliere del presidente ucraino Petro Poroshenko. Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande proseguono i negoziati iniziati ieri sera alle 20:30 locali (le 18:30 in Italia). La maratona di ore è interrotta ogni tanto dall'arrivo di carrelli con vettovaglie: acqua, bibite e tramezzini. Ripetuti i 'falsi allarmi' tra i giornalisti sull'imminente uscita dei quattro leader.

Le aspettative per il vertice. Hollande e Merkel puntavano come minimo a un cessate il fuoco ma speravano anche di trovare una soluzione duratura. Da parte sua, Poroshenko aveva confermato il suo impegno nel summit: "Troveremo un compromesso all'interno del Paese, dobbiamo difendere la pace, dobbiamo difendere l'Ucraina - aveva dichiarato durante una visita a Kramatorsk - Proprio per questo vado a Minsk, per fermare le ostilità immediatamente e senza condizioni e avviare il dialogo politico, senza interferenze esterne". Al summit ha partecipato anche il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che si era detto sicuro che i negoziati si sarebbero conclusi con una soluzione politica: "Secondo nostra comune convinzione - aveva detto in conferenza stampa - la situazione in Ucraina non può essere risolta con mezzi militari, il cammino verso la pace passa attraverso il dialogo diretto tra il governo di Kiev e coloro che vogliono difendere la loro terra nel sud-est e noi dobbiamo garantire i loro dritti, i dritti di tutto coloro che vivono in Ucraina".

Le richieste dei ribelli. Secondo quanto riferito dall'agenzia Interfax, a Minsk c'erano anche i leader delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, Aleksandr Zakharcenko e Igor Plotnitski, che sperano di poter firmare un eventuale accordo finale. Le loro richeste, parte di un piano presentato al gruppo di contatto, includerebbero un cessate il fuoco immediato a partire dalle 10 del mattino del 12 febbraio, una riforma costituzionale che conceda un'autonomia speciale ad alcuni distretti del sud-est ucraino e la fine dell'isolamento economico rispetto a Kiev che deve tornare a pagare pensioni e sussidi agli abitanti delle zone controllate dai filorussi. La testata ucraina online Zn.ua sostiene che i separatisti chiedono anche il ritiro delle armi pesanti dalla cosiddetta 'linea di contatto': solo che mentre Kiev dovrebbe ritirare i suoi cannoni dal fronte attuale, i ribelli concedono di ritirare i propri al di là del limite tracciato negli accordi del 19 settembre, quindi più indietro rispetto all'attuale linea di fuoco. I miliziani chiederebbero inoltre un'amnistia e non sarebbero contrari al controllo della frontiera russo-ucraina da parte dell'Osce, ma a patto che questo avvenga dopo la riforma costituzionale sull'autonomia speciale per alcuni distretti.

Usa: addestreremo l'esercito ucraino. La situazione diplomatica si è complicata dopo l'ultimatum di Barack Obama pronunciato l'altro ieri davanti ad Angela Merkel, ricevuta nello studio ovale della Casa Bianca: se i negoziati si chiuderanno con un nulla di fatto, allora si aprirà la strada per altre decisioni e gli Stati Uniti sono pronti a fornire armi a Kiev. Ad agitare la vigilia è arrivato l'annuncio del comandante delle truppe Usa in Europa, il generale Ben Hodges, che ha fatto sapere che a partire dal prossimo mese i militari americani addestreranno l'esercito ucraino. La missione vedrà un battaglione dell'esercito Usa addestrare tre unità delle stesse dimensioni ucraine, "in compiti di sicurezza, medici, come operare in un ambiente dove i russi interferiscono nelle trasmissioni (radio) e come proteggersi dall'artiglieria russa e dei ribelli". La replica è venuta direttamente da Putin, che in un messaggio alla diplomazia russa ha detto che non accetta pressioni e che Mosca continuerà a portare avanti la sua politica estera.

Ue con Kiev. Il presidente ucraino Poroshenko ha intanto fatto sapere che sarà domani a Bruxelles, al vertice informale dei capi di Stato e di governo dell'Ue, per informarli degli ultimi sviluppi della situazione, dopo il summit di Minsk. La presenza del leader ucraino è stata confermata da alte fonti europee, che hanno sottolineato come "il significato politico dell'invito sia chiaro: la Ue è dalla parte di chi è aggredito" dalla Russia. In ballo c'è anche un inasprimento delle sanzioni economiche a Mosca, ipotesi che secondo rappresentanti dell'Ue sarà sul tavolo se il vertice di Minsk sarà giudicato un "chiaro fallimento". Lo stesso Poroshenko ha poi dichiarato di essere pronto a introdurre la legge marziale in tutto il Paese in caso di ulteriore escalation del conflitto con i separatisti filorussi.