Mosca, arrestato il blogger Navalny
L'oppositore numero uno di Putin è stato fermato in metropolitana mentre andava ad un incontro per preparare una marcia di protesta
MOSCA - Il blogger Alexei Navalny, l'oppositore numero uno del presidente russo Vladimir Putin, è stato arrestato in metropolitana mentre insieme ad altri attivisti distribuiva volantini per propagandare una manifestazione non ancora autorizzata. Lo ha reso noto la sua portavoce, Kira Yarmysh. Con lui sono stati arrestati Nikolai Lyaskin, un suo collaboratore, e il direttore della fondazione per la lotta alla corruzione, Roman Rubanov. Un portavoce delle forze di sicurezza ha riferito che entrambi sono in una stazione di polizia, "dove sarà deciso se saranno perseguiti".
Navalny era agli arresti domiciliari. Nel 2013 era stato condannato a cinque anni con la condizionale in un controverso processo per una presunta appropriazione indebita di una partita di legname. Lo scorso anno gli erano stati inflitti tre anni e mezzo in un processo ancor più controverso: una presunta frode ai danni di una nota ditta di cosmetici che non si era neppure presentata come p…
Navalny era agli arresti domiciliari. Nel 2013 era stato condannato a cinque anni con la condizionale in un controverso processo per una presunta appropriazione indebita di una partita di legname. Lo scorso anno gli erano stati inflitti tre anni e mezzo in un processo ancor più controverso: una presunta frode ai danni di una nota ditta di cosmetici che non si era neppure presentata come p…
MOSCA - Il blogger Alexei Navalny, l'oppositore numero uno del presidente russo Vladimir Putin, è stato arrestato in metropolitana mentre insieme ad altri attivisti distribuiva volantini per propagandare una manifestazione non ancora autorizzata. Lo ha reso noto la sua portavoce, Kira Yarmysh. Con lui sono stati arrestati Nikolai Lyaskin, un suo collaboratore, e il direttore della fondazione per la lotta alla corruzione, Roman Rubanov. Un portavoce delle forze di sicurezza ha riferito che entrambi sono in una stazione di polizia, "dove sarà deciso se saranno perseguiti".
Navalny era agli arresti domiciliari. Nel 2013 era stato condannato a cinque anni con la condizionale in un controverso processo per una presunta appropriazione indebita di una partita di legname. Lo scorso anno gli erano stati inflitti tre anni e mezzo in un processo ancor più controverso: una presunta frode ai danni di una nota ditta di cosmetici che non si era neppure presentata come parte lesa. Anche in questo caso la pena era stata sospesa, ma il fratello Oleg, imputato a sua volta, è finito in prigione. "E' un ricatto", aveva denunciato Navalny.
Un mese fa, invece, il blogger era stato portato da una dozzina di agenti al comitato investigativo come testimone nell'ambito di una nuova inchiesta sul furto di un quadro, anche se pare che il vero bersaglio della nuova offensiva giudiziaria sia la sua fondazione per la lotta corruzione, con cui continua a denunciare gli abusi del potere. Nel frattempo la sede della sua fondazione veniva perquisita da una trentina di agenti armati di mitra col volto coperto da passamontagna. "Sembra tutto un film: tre poliziotti sono con me in auto, altri tre in borghese nella macchina vicino a noi, peccato che non abbia portato gli occhiali scuri", aveva ironizzato Navalny su Twitter.
Al momento dell'ultimo arresto, con alcuni collaboratori e sostenitori, il blogger stava distribuendo volantini per invitare la gente a partecipare alla marcia "anti crisi" per il primo marzo: un'iniziativa per rilanciare, sullo sfondo della crisi economica del Paese, le proteste di piazza che nel 2011 e nel 2012 avevano allarmato Putin. Nelle ultime settimane la polizia si è limitata a seguire i suoi movimenti o a bloccarlo quando esce di casa, come è successo anche oggi. Non è escluso che venga rilasciato a breve e sia semplicemente multato. Il leader del Cremlino sembra infatti riluttante all'idea di imprigionarlo, trasformandolo in un martire. Ma al contempo pare determinato a impedirgli di giocare qualsiasi ruolo nel fomentare il malcontento sullo sfondo della grave crisi economica che morde il Paese, tra crollo del prezzo del petrolio, calo del rublo e sanzioni occidentali per la crisi ucraina.
Navalny era agli arresti domiciliari. Nel 2013 era stato condannato a cinque anni con la condizionale in un controverso processo per una presunta appropriazione indebita di una partita di legname. Lo scorso anno gli erano stati inflitti tre anni e mezzo in un processo ancor più controverso: una presunta frode ai danni di una nota ditta di cosmetici che non si era neppure presentata come parte lesa. Anche in questo caso la pena era stata sospesa, ma il fratello Oleg, imputato a sua volta, è finito in prigione. "E' un ricatto", aveva denunciato Navalny.
Un mese fa, invece, il blogger era stato portato da una dozzina di agenti al comitato investigativo come testimone nell'ambito di una nuova inchiesta sul furto di un quadro, anche se pare che il vero bersaglio della nuova offensiva giudiziaria sia la sua fondazione per la lotta corruzione, con cui continua a denunciare gli abusi del potere. Nel frattempo la sede della sua fondazione veniva perquisita da una trentina di agenti armati di mitra col volto coperto da passamontagna. "Sembra tutto un film: tre poliziotti sono con me in auto, altri tre in borghese nella macchina vicino a noi, peccato che non abbia portato gli occhiali scuri", aveva ironizzato Navalny su Twitter.
Al momento dell'ultimo arresto, con alcuni collaboratori e sostenitori, il blogger stava distribuendo volantini per invitare la gente a partecipare alla marcia "anti crisi" per il primo marzo: un'iniziativa per rilanciare, sullo sfondo della crisi economica del Paese, le proteste di piazza che nel 2011 e nel 2012 avevano allarmato Putin. Nelle ultime settimane la polizia si è limitata a seguire i suoi movimenti o a bloccarlo quando esce di casa, come è successo anche oggi. Non è escluso che venga rilasciato a breve e sia semplicemente multato. Il leader del Cremlino sembra infatti riluttante all'idea di imprigionarlo, trasformandolo in un martire. Ma al contempo pare determinato a impedirgli di giocare qualsiasi ruolo nel fomentare il malcontento sullo sfondo della grave crisi economica che morde il Paese, tra crollo del prezzo del petrolio, calo del rublo e sanzioni occidentali per la crisi ucraina.