Ungheria, prima sconfitta per Orbàn: più difficile imporre le leggi
Andrea MorandiAlle elezioni politiche suppletive vince l'opposizione. Il discusso ed euroscettico leader non ha più i due terzi del Parlamentodal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
BERLINO - Prima sconfitta elettorale in cinque anni per Viktor Orbàn, l'autocratico ed euroscettico premier ungherese. Alle elezioni politiche suppletive per il seggio divenuto vacante della grande città di Veszprém, il candidato dell'opposizione ha battuto quello della Fidesz, il partito di governo. E quindi Orbàn da adesso non ha più nello Orszàghàz, il Parlamento nazionale di Budapest, la maggioranza di due terzi con cui finora ha rifatto e disfatto le istituzioni a suo piacere e, secondo le critiche dell'amministrazione Obama e anche della cauta Berlino di Angela Merkel, ha avviato lo smantellamento della democrazia che i magiari avevano riconquistato con coraggio nel 1989. E'solo un passo, ma è un segnale incoraggiante da Budapest, dopo cinque anni di svolta autocratica teorizzata mesi fa dal premier stesso che aveva auspicato "istituzioni non liberali", citando a modelli Russia, Cina o Turchia.
Nella circoscr…
Nella circoscr…
BERLINO - Prima sconfitta elettorale in cinque anni per Viktor Orbàn, l'autocratico ed euroscettico premier ungherese. Alle elezioni politiche suppletive per il seggio divenuto vacante della grande città di Veszprém, il candidato dell'opposizione ha battuto quello della Fidesz, il partito di governo. E quindi Orbàn da adesso non ha più nello Orszàghàz, il Parlamento nazionale di Budapest, la maggioranza di due terzi con cui finora ha rifatto e disfatto le istituzioni a suo piacere e, secondo le critiche dell'amministrazione Obama e anche della cauta Berlino di Angela Merkel, ha avviato lo smantellamento della democrazia che i magiari avevano riconquistato con coraggio nel 1989. E'solo un passo, ma è un segnale incoraggiante da Budapest, dopo cinque anni di svolta autocratica teorizzata mesi fa dal premier stesso che aveva auspicato "istituzioni non liberali", citando a modelli Russia, Cina o Turchia.
Nella circoscrizione di Veszprém, infatti, alle politiche parziali, il candidato delle opposizioni democratiche Zoltàn Kesz, docente universitario, ha ottenuto il 43 per cento dei voti contro il 34 per cento del candidato della Fidesz. Il seggio era vacante da quando il ministro della Giustizia, Tibor Navracsics, è diventato commissario europeo. Perdendo questo seggio, il governo avrà 132 deputati su 199, uno in meno della maggioranza di due terzi di cui ha goduto fino ad oggi, la maggioranza di due terzi necessaria (e ampiamente, brutalmente utilizzata da Orbàn) per modifiche costituzionali. Da quando è al potere - aprile 2010, quando vinse per colpa dell'inefficienza e della corruzione del precedente governo del partito socialista, cioè gli ex comunisti riformatori - Orbàn ha fatto uso della maggioranza dei due terzi per ridisegnare radicalmente, in senso illiberale, la Costituzione, le leggi e l'equilibrio tra i poteri, occupando col suo partito le istituzioni, governando per decreto, e svuotando l'autonomia di media, giustizia, corte costituzionale, banca centrale . La vittoria dell'opposizione a Veszprém, una città considerata tradizionalmente un feudo e bastione della Fidesz, viene considerata un segnale dei cambiamenti nell'opinione pubblica ungherese e della fragilità, superiore a quanto si pensasse finora, del potere a fronte della resistenza della società civile.
Finora Orbàn è stato aiutato dal silenzio degli europei - il suo partito è ancora nei Popolari europei, il gruppo democristiano all'Europarlamento, nonostante non abbia nulla a che vedere con la Cdu di Angela Merkel e con i valori costitutivi di Adenauer, De Gasperi e Kohl - dai successi economici del paese, e dalla debolezza dell'opposizione. Ma gli ultimi atti della sua politica di svolta autoritaria evidentemente non hanno pagato. Non ha pagato l'intenzione di tassare l'uso di internet, pensata come colpo mortale all'informazione e ai media liberi, né la volontà di sottoporre a test antidroga obbligatori annuali non solo gli sportivi ma anche adolescenti, giornalisti e politici. E non ha pagato la sua politica di avvicinamento a Putin, ricevuto in pompa magna a Budapest pochi giorni fa. Orbàn corteggia il presidente russo e spara a zero sulla linea comune Ue e Nato verso Mosca a causa della crisi ucraina, e lo fa per affinità di disegni e Weltanschauung autocratica, come egli stesso ha detto. Ciò lo ha spinto anche a firmare con Mosca contratti sull'energia (fornitura di nuovi reattori nucleari) assolutamente svantaggiosi per Budapest.
Nella stessa linea rientrano i suoi ottimi rapporti con l'Iran, e con le dittature postsovietiche come quella dell'Azerbajdzhan, e la sua indifferenza ai rimproveri che cautamente in una recente visita Angela Merkel gli aveva rivolto. Senza dimenticare che all'indomani della strage a Charlie Hebdo a Parigi egli aveva detto che "occorre fermare del tutto l'immigrazione, perché porta terrorismo ma anche perché inquina la purezza etnica della nazione". Nel frattempo sul piano interno egli aveva avviato la riabilitazione dell'ammiraglio Miklòs Horthy, il dittatore che fu al potere dal 1919 al 1944, fu il primo in Europa a introdurre leggi razziali nel senso di duri limiti alla libertà di lavoro degli ebrei, e nella seconda guerra mondiale fu militarmente il più importante alleato del Terzo Reich nell'operazione Barbarossa, l'attacco all'Urss. Adesso per la prima volta la sua svolta autoritaria e il suo revisionismo storico incassano un colpo dagli elettori. E' poco, è solo l'inizio, ma è meglio di niente per far sopravvivere i valori europei sul Danubio.
Nella circoscrizione di Veszprém, infatti, alle politiche parziali, il candidato delle opposizioni democratiche Zoltàn Kesz, docente universitario, ha ottenuto il 43 per cento dei voti contro il 34 per cento del candidato della Fidesz. Il seggio era vacante da quando il ministro della Giustizia, Tibor Navracsics, è diventato commissario europeo. Perdendo questo seggio, il governo avrà 132 deputati su 199, uno in meno della maggioranza di due terzi di cui ha goduto fino ad oggi, la maggioranza di due terzi necessaria (e ampiamente, brutalmente utilizzata da Orbàn) per modifiche costituzionali. Da quando è al potere - aprile 2010, quando vinse per colpa dell'inefficienza e della corruzione del precedente governo del partito socialista, cioè gli ex comunisti riformatori - Orbàn ha fatto uso della maggioranza dei due terzi per ridisegnare radicalmente, in senso illiberale, la Costituzione, le leggi e l'equilibrio tra i poteri, occupando col suo partito le istituzioni, governando per decreto, e svuotando l'autonomia di media, giustizia, corte costituzionale, banca centrale . La vittoria dell'opposizione a Veszprém, una città considerata tradizionalmente un feudo e bastione della Fidesz, viene considerata un segnale dei cambiamenti nell'opinione pubblica ungherese e della fragilità, superiore a quanto si pensasse finora, del potere a fronte della resistenza della società civile.
Finora Orbàn è stato aiutato dal silenzio degli europei - il suo partito è ancora nei Popolari europei, il gruppo democristiano all'Europarlamento, nonostante non abbia nulla a che vedere con la Cdu di Angela Merkel e con i valori costitutivi di Adenauer, De Gasperi e Kohl - dai successi economici del paese, e dalla debolezza dell'opposizione. Ma gli ultimi atti della sua politica di svolta autoritaria evidentemente non hanno pagato. Non ha pagato l'intenzione di tassare l'uso di internet, pensata come colpo mortale all'informazione e ai media liberi, né la volontà di sottoporre a test antidroga obbligatori annuali non solo gli sportivi ma anche adolescenti, giornalisti e politici. E non ha pagato la sua politica di avvicinamento a Putin, ricevuto in pompa magna a Budapest pochi giorni fa. Orbàn corteggia il presidente russo e spara a zero sulla linea comune Ue e Nato verso Mosca a causa della crisi ucraina, e lo fa per affinità di disegni e Weltanschauung autocratica, come egli stesso ha detto. Ciò lo ha spinto anche a firmare con Mosca contratti sull'energia (fornitura di nuovi reattori nucleari) assolutamente svantaggiosi per Budapest.
Nella stessa linea rientrano i suoi ottimi rapporti con l'Iran, e con le dittature postsovietiche come quella dell'Azerbajdzhan, e la sua indifferenza ai rimproveri che cautamente in una recente visita Angela Merkel gli aveva rivolto. Senza dimenticare che all'indomani della strage a Charlie Hebdo a Parigi egli aveva detto che "occorre fermare del tutto l'immigrazione, perché porta terrorismo ma anche perché inquina la purezza etnica della nazione". Nel frattempo sul piano interno egli aveva avviato la riabilitazione dell'ammiraglio Miklòs Horthy, il dittatore che fu al potere dal 1919 al 1944, fu il primo in Europa a introdurre leggi razziali nel senso di duri limiti alla libertà di lavoro degli ebrei, e nella seconda guerra mondiale fu militarmente il più importante alleato del Terzo Reich nell'operazione Barbarossa, l'attacco all'Urss. Adesso per la prima volta la sua svolta autoritaria e il suo revisionismo storico incassano un colpo dagli elettori. E' poco, è solo l'inizio, ma è meglio di niente per far sopravvivere i valori europei sul Danubio.