LAGOS - La sequenza, terribile, si è svolta domenica scorsa in un mercato di Bauchi, città in quel nord-est della Nigeria in cui ogni rituale quotidiano, il lavoro, la scuola, fare la spesa, deve convivere con la paura della minaccia Boko Haram. La ragione per la quale il mercato era presidiato dalle forze dell'ordine. Ai controlli allestiti per accedere all'area commerciale si è presentata una giovane donna. Il rifiuto di sottoporsi ai controlli le è stato fatale. Nella testa dei presenti è passata immediatamente la convinzione che avesse qualcosa da nascondere. Esplosivo. Una kamikaze mandata da Boko Haram per compiere una strage. Quanto è seguito ha del disumano. La folla, prima spaventata, poi inferocita, ha picchiato la donna, poi le ha gettato addosso un copertone cosparso di benzina. Non è chiaro se la morte fosse già sopraggiunta quando il fuoco è stato appiccato.
Thabita Haruna, questo era il suo nome, aveva 33 anni. Non era un'attentatrice in missione suicida. Solo dopo il linciaggio, le indagini hanno accertato i suoi problemi psichici, con cui si è spiegata la sua ribellione alle richieste della polizia. Addosso, Thabita aveva solo due bottiglie. Erano legate alla vita e qualcuno ha scambiato quel fardello per una cintura esplosiva.
"Non aveva alcuna intenzione di commettere un attentato - ha dichiarato alla France Presse il portavoce della polizia di Bauchi, Haruna Mohammed -. Come esponenti delle forze dell'ordine non abbiamo nessuna intenzione di permettere che la gente si faccia giustizia da sola. Proseguiremo le indagini e arresteremo i responsabili di quanto avvenuto, per consegnarli alla giustizia".
La madre della vittima ha invece raccontato di una giovane che prima di manifestare la sua patologia psichica aveva lavorato come venditrice, proprio in una bancarella del mercato. Poi, le cure l'avevano tenuta in ospedale dal 2007 al 2013. "E' uscita di casa sabato, senza dire dove andava - ha raccontato ancora sua madre -. E' stata cercata in tutto il quartiere, ma è stata ritrovata solo il giorno dopo, al mercato Muda Lawal, dove è stata linciata, umiliata e bruciata". Commosso il ricordo della sorella, alla Bbc: "Sono molto triste perché era sangue del mio sangue. Dormivamo nello stesso letto, mangiavamo dallo stesso piatto. Per me è un grande dolore".
Boko Haram ha inviato più volte donne-kamikaze nei mercati e agli stazionamenti dei pullman. Proprio il mercato di Bauchi, nel dicembre scorso, era stato oggetto di un attentato suicida, compiuto da una ragazza. Una "pratica" che la presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, unico capo di Stato donna in Africa, ha definito "disumano". In un'intervista a France24 (che ne dà notizia sul suo sito), Sirleaf ha poi ricordato le circa duecento studentesse rapite dai jihadisti affermando: "Noi non le abbiamo dimenticate". Poi ha elogiato la forza internazionale panafricana anti-jihadista creata da alcuni Paesi, quali Nigeria, Niger, Ciad e Camerun, e ha chiesto all'Unione Africana di attivarsi rapidamente per rispondere alle minacce del terrorismo.
Thabita è stata uccisa dalla paura, la vera arma di Boko Haram. Arma che adesso il presidente del Chad, Idriss Deby, prova a rivolgere contro la setta estremista di ispirazione islamica, rivolgendosi direttamente al sedicente suo leader. "Arrendersi è nell'interesse di Abubakar Shekau. Sappiamo dov'è. Se non si arrende, farà la fine dei suoi compagni" ha dichiarato Deby in conferenza stampa a Ndjamena. L'esercito del Ciad ha perso due soldati nella riconquista della città nigeriana di Dikwa, 117 i morti tra gli islamisti di Boko Haram. Abubakar Shekau sarebbe fuggito proprio da Dikwa. "Distruggeremo Boko Haram - ha ripetuto Deby -. Vinceremo, non la battaglia ma la guerra contro Boko Haram. Non c'è alcun dubbio".
Secondo una testimone oculare e un senatore della regione, Ali Ndume, il gruppo fondamentalista ha radunato truppe intorno alla città di Gwoza, sotto il suo controllo nel nord-est della Nigeria, e ha giustiziato diversi abitanti. Ndume ha indicato di aver ricevuto informazioni secondo cui i miliziani di Boko Haram sono arrivati in forze in città, selezionata per far parte del loro "califfato".
Thabita Haruna, questo era il suo nome, aveva 33 anni. Non era un'attentatrice in missione suicida. Solo dopo il linciaggio, le indagini hanno accertato i suoi problemi psichici, con cui si è spiegata la sua ribellione alle richieste della polizia. Addosso, Thabita aveva solo due bottiglie. Erano legate alla vita e qualcuno ha scambiato quel fardello per una cintura esplosiva.
"Non aveva alcuna intenzione di commettere un attentato - ha dichiarato alla France Presse il portavoce della polizia di Bauchi, Haruna Mohammed -. Come esponenti delle forze dell'ordine non abbiamo nessuna intenzione di permettere che la gente si faccia giustizia da sola. Proseguiremo le indagini e arresteremo i responsabili di quanto avvenuto, per consegnarli alla giustizia".
La madre della vittima ha invece raccontato di una giovane che prima di manifestare la sua patologia psichica aveva lavorato come venditrice, proprio in una bancarella del mercato. Poi, le cure l'avevano tenuta in ospedale dal 2007 al 2013. "E' uscita di casa sabato, senza dire dove andava - ha raccontato ancora sua madre -. E' stata cercata in tutto il quartiere, ma è stata ritrovata solo il giorno dopo, al mercato Muda Lawal, dove è stata linciata, umiliata e bruciata". Commosso il ricordo della sorella, alla Bbc: "Sono molto triste perché era sangue del mio sangue. Dormivamo nello stesso letto, mangiavamo dallo stesso piatto. Per me è un grande dolore".
Boko Haram ha inviato più volte donne-kamikaze nei mercati e agli stazionamenti dei pullman. Proprio il mercato di Bauchi, nel dicembre scorso, era stato oggetto di un attentato suicida, compiuto da una ragazza. Una "pratica" che la presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, unico capo di Stato donna in Africa, ha definito "disumano". In un'intervista a France24 (che ne dà notizia sul suo sito), Sirleaf ha poi ricordato le circa duecento studentesse rapite dai jihadisti affermando: "Noi non le abbiamo dimenticate". Poi ha elogiato la forza internazionale panafricana anti-jihadista creata da alcuni Paesi, quali Nigeria, Niger, Ciad e Camerun, e ha chiesto all'Unione Africana di attivarsi rapidamente per rispondere alle minacce del terrorismo.
Thabita è stata uccisa dalla paura, la vera arma di Boko Haram. Arma che adesso il presidente del Chad, Idriss Deby, prova a rivolgere contro la setta estremista di ispirazione islamica, rivolgendosi direttamente al sedicente suo leader. "Arrendersi è nell'interesse di Abubakar Shekau. Sappiamo dov'è. Se non si arrende, farà la fine dei suoi compagni" ha dichiarato Deby in conferenza stampa a Ndjamena. L'esercito del Ciad ha perso due soldati nella riconquista della città nigeriana di Dikwa, 117 i morti tra gli islamisti di Boko Haram. Abubakar Shekau sarebbe fuggito proprio da Dikwa. "Distruggeremo Boko Haram - ha ripetuto Deby -. Vinceremo, non la battaglia ma la guerra contro Boko Haram. Non c'è alcun dubbio".
Secondo una testimone oculare e un senatore della regione, Ali Ndume, il gruppo fondamentalista ha radunato truppe intorno alla città di Gwoza, sotto il suo controllo nel nord-est della Nigeria, e ha giustiziato diversi abitanti. Ndume ha indicato di aver ricevuto informazioni secondo cui i miliziani di Boko Haram sono arrivati in forze in città, selezionata per far parte del loro "califfato".