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Egitto, al via vertice economico di Sharm. Ma sul tavolo c'è anche la Libia

(reuters)
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SHARM EL SHEIK  -  Attirare investimenti in Egitto, ma soprattutto rafforzare il regime del presidente Al Sissi, il generale che con un colpo di Stato nel 2013 ha messo fine al governo dei Fratelli Musulmani per riportare al centro del potere i militari, nei fatti quel sistema che per 30 anni era stato guidato da Hosni Mubarak.
 
Nell'oasi balneare di Sharm El Sheik, sempre più moderna, sempre più blindata, il governo egiziano ha organizzato una conferenza economica di 3 giorni durante la quale, secondo Il Cairo, dovrebbero essere firmati accordi economici per almeno 15 miliardi di dollari.
 
Oggi pomeriggio arriverà anche il premier italiano Matteo Renzi, che però ha innanzitutto un'agenda politica, molto delicata. In un bilaterale con il presidente Sissi (e poi in incontri con Kuwait ed Emirati), il presidente del Consiglio affronterà innanzitutto la questione Libia, fra l'altro dopo la missione a Mosca della settimana scorsa. Il governo italiano nei 4 anni dopo la rivoluzione libica è stato in equilibrio fra le varie milizie, le fazioni in cui si è frammentato il paese che era dei Gheddafi. Adesso la coalizione sponsorizzata dall'Egitto, che arma il generale Haftar a Tobruk, chiede altre armi e sostegno politico aperto all'Unione Europea e agli Stati Uniti.
 
Renzi riconosce quello di Tobruk come il "governo legittimo" di Libia, ma per il momento mantiene molte cautele sulla capacità del generale Haftar e dei suoi burattinai egiziani di pacificare la Libia: "Se l'Egitto vuole pacificare parte della Cirenaica forse con più armi e maggiore sostegno internazionale potrebbe farcela", dicono a Palazzo Chigi, "ma ci sarebbe una forte reazione nel resto della Libia, e tre quarti del paese verrebbero destabilizzati in maniera più profonda, bisogna essere molto cauti e lavorare invece per mandare avanti un accordo politico fra la maggioranza delle fazioni libiche". Di fatto l'Egitto potrebbe creare uno staterello-satellite in Cirenaica, a costo di spostare il grosso del terrorismo in Tripolitania, ovvero la regione che è proprio di fronte all'Italia
 
A Sharm ci saranno delegazioni di 80 paesi e di 23 organizzazioni internazionali. E soprattutto ci sarà John Kerry, il segretario di Stato americano. L'Egitto di Sissi è in fredda con l'amministrazione Obama: gli americani non credono che la soluzione proposta da Sissi, una restaurazione pura e dura del regime militare che Mubarak aveva guidato per 30 anni, possa aiutare l'Egitto a svilupparsi. Ma la guerra all'IS, la guerra in generale al terrorismo jihadista e la necessità di sostenere Israele in un Medio Oriente in evoluzione pericolosa, fanno di Sissi un alleato indispensabile per Obama.
Kerry per ora ha scelto di premere sull'acceleratore degli investimenti economici, ma conferma il rallentamento sugli aiuti militari. Solo l'anno scorso, e nonostante la crisi post-rivoluzione, aziende americane hanno investito 2 miliardi di dollari in Egitto: "Questa parte del mondo è benedetta dal fatto che ha un incredibile potenziale economico", ha detto il segretario di Stato al Cairo, prima di spostarsi a Sharm. Ma il generale Sissi vuole anche altro: carri armati, missili, aerei. Con abilità e furbizia levantina. Sissi gioca sulla scacchiera internazionale mondiale per fare pressioni su americani ed Europa.
 
Con 3 miliardi di fondi sauditi, Sissi comprerà armi a tecnologia medio-bassa alla Russia di Putin. Con altri 5 miliardi finanziati sempre dai sauditi ma anche dal sistema finanziario francese, Sissi ha firmato un contratto per avere 24 aerei da caccia francesi Rafale. Un acquisto che chiaramente include nel pacchetto l'"acquisto" di una comprensione e un sostegno politico generalizzati da parte del governo di Hollande a quello dei generali egiziani.
 
Gli americani fanno a Sissi delle richieste precise: per tornare a fornire gli aiuti militari promessi, gli Usa chiedono al governo Sissi di avanzare sul terreno dei diritti umani, della democrazia, del ritorno allo stato di diritto e quindi ad elezioni regolari innanzitutto per il Parlamento (sono state ancora rinviate).
 
Detto questo, Sharm sarà soprattutto una conferenza economica. Il ministro degli Investimenti Ashraf Salman dice che si aspetta di veder firmati in 3 giorni contratti per 15-20 miliardi di dollari, destinati soprattutto a centrali elettriche, edilizia e progetti agricoli, iniziative che seguiranno l'opera simbolica che Sissi ha già lanciato, quella dell'allargamento del canale di Suez.  Il governo di Sissi si è dato l'obiettivo di ridurre il deficit al 10% del Pil per il 2018 rispetto al 15% dell'anno scorso, ma per questo sarà indispensabile iniziare a tagliare i sussidi (alimentari ed energia) che portano via il 25 per cento del Bilancio dello stato e aiutano indiscriminatamente i poverissimi ma anche ricchi e ricchissimi (oltre ai contrabbandieri).