CITTA' DEL VATICANO - Il cardinale scozzese Keith Michael Patrick O'Brien perde definitivamente le prerogative legate alla sua carica dopo lo scandalo che lo ha coinvolto. Papa Francesco ha accettato "la rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato" del porporato che nel 2013 rinunciò a partecipare al Conclave a causa di uno scandalo sessuale denunciato da alcuni seminaristi in Scozia.
Continua la politica della "tolleranza zero" di Bergoglio all'interno della Chiesa verso coloro che sono accusati di abusi, come testimoniato dal via libera lo scorso 24 settembre all'arresto del cardinale Wesolowski, accusato di abusi su minori quando era nunzio a Santo Domingo. O'Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews ed Edimburgo, aveva ammesso gli abusi sessuali chiedendo scusa per la sua condotta. Nel maggio 2013 era stato condannato da Bergoglio ad abbandonare la Scozia e ad affrontare un periodo di ritiro e di penitenza definito oggi dal decano del Collegio Cardinalizio, Angelo Sodano, "un lungo itinerario di preghiera".
"Con questo provvedimento, Sua Santità - sottolinea Sodano - manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione". O'Brien resta dunque sacerdote e vescovo, conserva il 'titolo' di cardinale, ma non ha più la sostanza della funzione in quanto non parteciperà a nessun incontro collegiale e non sarà più consigliere del Papa, come lo sono invece tutti i cardinali.
"Vorrei ripetere le scuse che ho fatto alla Chiesa e al popolo della Scozia circa due anni fa, il 3 marzo 2013. Avevo detto che ci sono state volte in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard da me previsti. Per questo sono profondamente dispiaciuto" ha detto O'Brien in una nota diffusa dal servizio comunicazione della Chiesa cattolica scozzese. "Ringrazio Papa Francesco per la sua cura paterna nei miei confronti e per coloro che ho offeso in alcun modo. Continuerò a non svolgere alcun ruolo nella vita pubblica della Chiesa in Scozia e dedicherò il resto della mia vita in ritiro, pregando in particolare per l'arcidiocesi di Saint Andrews ed Edimburgo, per la Scozia, e per coloro che in qualche modo ho offeso".
Non è la prima volta che un cardinale rinuncia alle sue prerogative. Nella storia recente della Chiesa si ricorda un solo caso analogo, quello del cardinale Louis Billot, nel lontano 1927. Il francese, un gesuita, fu creato cardinale da Papa Pio X nel 1911 e negli anni successivi, a causa del suo sostegno alla associazione tradizionalista cattolica Action Francaise, fortemente criticata dalla Santa Sede, entrò in rotta di collisione con Pio XI, che nel 1927 gli tolse la dignità cardinalizia, nonché lo zucchetto rosso e l'anello cardinalizio. Andò diversamente ad Hans Hermann Groer, benedettino austriaco, arcivescovo di Vienna dal 1986, creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1988. Nell'aprile del 1995 fu costretto a lasciare la guida dell'arcidiocesi in seguito ad accuse di pedofilia che egli respinse.
La condanna della pena di morte e dell'ergastolo. Prima Bergoglio era tornato a condannare "La pena dell'ergastolo, così come tutte le condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta" perchè non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della "speranza". Lo scrive Papa Francesco in un messaggio alla Commissione Internazionale contro la pena di morte, consegnata personalmente questa mattina al presidente dell'organismo, Federico Mayor. Il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma, afferma Bergoglio, "mai deve privarli della loro speranza". Nel testo Francesco ribadisce anche che "oggi la pena di morte è inammissibile", dando conto con quest'espressione del grande cambiamento introdotto da Giovanni Paolo II e dall'allora cardinale Joseph Ratzinger nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Continua la politica della "tolleranza zero" di Bergoglio all'interno della Chiesa verso coloro che sono accusati di abusi, come testimoniato dal via libera lo scorso 24 settembre all'arresto del cardinale Wesolowski, accusato di abusi su minori quando era nunzio a Santo Domingo. O'Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews ed Edimburgo, aveva ammesso gli abusi sessuali chiedendo scusa per la sua condotta. Nel maggio 2013 era stato condannato da Bergoglio ad abbandonare la Scozia e ad affrontare un periodo di ritiro e di penitenza definito oggi dal decano del Collegio Cardinalizio, Angelo Sodano, "un lungo itinerario di preghiera".
"Con questo provvedimento, Sua Santità - sottolinea Sodano - manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione". O'Brien resta dunque sacerdote e vescovo, conserva il 'titolo' di cardinale, ma non ha più la sostanza della funzione in quanto non parteciperà a nessun incontro collegiale e non sarà più consigliere del Papa, come lo sono invece tutti i cardinali.
"Vorrei ripetere le scuse che ho fatto alla Chiesa e al popolo della Scozia circa due anni fa, il 3 marzo 2013. Avevo detto che ci sono state volte in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard da me previsti. Per questo sono profondamente dispiaciuto" ha detto O'Brien in una nota diffusa dal servizio comunicazione della Chiesa cattolica scozzese. "Ringrazio Papa Francesco per la sua cura paterna nei miei confronti e per coloro che ho offeso in alcun modo. Continuerò a non svolgere alcun ruolo nella vita pubblica della Chiesa in Scozia e dedicherò il resto della mia vita in ritiro, pregando in particolare per l'arcidiocesi di Saint Andrews ed Edimburgo, per la Scozia, e per coloro che in qualche modo ho offeso".
Non è la prima volta che un cardinale rinuncia alle sue prerogative. Nella storia recente della Chiesa si ricorda un solo caso analogo, quello del cardinale Louis Billot, nel lontano 1927. Il francese, un gesuita, fu creato cardinale da Papa Pio X nel 1911 e negli anni successivi, a causa del suo sostegno alla associazione tradizionalista cattolica Action Francaise, fortemente criticata dalla Santa Sede, entrò in rotta di collisione con Pio XI, che nel 1927 gli tolse la dignità cardinalizia, nonché lo zucchetto rosso e l'anello cardinalizio. Andò diversamente ad Hans Hermann Groer, benedettino austriaco, arcivescovo di Vienna dal 1986, creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1988. Nell'aprile del 1995 fu costretto a lasciare la guida dell'arcidiocesi in seguito ad accuse di pedofilia che egli respinse.
La condanna della pena di morte e dell'ergastolo. Prima Bergoglio era tornato a condannare "La pena dell'ergastolo, così come tutte le condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta" perchè non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della "speranza". Lo scrive Papa Francesco in un messaggio alla Commissione Internazionale contro la pena di morte, consegnata personalmente questa mattina al presidente dell'organismo, Federico Mayor. Il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma, afferma Bergoglio, "mai deve privarli della loro speranza". Nel testo Francesco ribadisce anche che "oggi la pena di morte è inammissibile", dando conto con quest'espressione del grande cambiamento introdotto da Giovanni Paolo II e dall'allora cardinale Joseph Ratzinger nel Catechismo della Chiesa Cattolica.