TORINO . "Sono qua". Carolina Bottari, la dipendente comunale torinese che nell'assalto al museo del Bardo ha perso il marito, Orazio Conte, ed è rimasta ferita a gambe e braccia da una raffica di kalashnikov, riesce soltanto a rispondere questo alla domanda: "Come stai?". A fargliela sono le sue colleghe e il sindaco Piero Fassino, riuniti tutti nella saletta riunioni del quarto piano di piazza Palazzo di Città a Torino, attorno a un telefono con il vivavoce acceso che, nel giorno in cui la città piange la collega rimasta uccisa, Antonella Sesino, aiuta a sentirsi meno soli di fronte al dolore. Due parole - "sono qua" - che sono il telegramma di un dramma mandato dal letto della clinica privata dov'è stata trasferita. Poi un lungo e ininterrotto pianto. Un pianto che contagia tutti i colleghi radunati dopo mezzogiorno e il minuto di silenzio che la città ha osservato in ricordo delle vittime. Pure il sindaco Fassino si commuove. E l'assessore al Personale, Gianguido Passoni, non riesce a trattenere le lacrime. Carolina è la collega "più vulcanica" dell'ufficio Patrimonio del Comune di Torino, non a caso è stata la prima a dare l'allarme telefonando quella mattina a un amico giornalista in Italia e dicendo: "Qui stanno sparando a tutti. Vi prego aiutateci".
Cos'è successo mercoledì al museo del Bardo? Come sono andate le cose, chi ha sparato?
"Non so dire che cosa è accaduto. Di quella mattina non ricordo nulla".
Suo marito?
"Era alle mie spalle quando sono caduta e non sono più riuscita a voltarmi. Non l'ho più visto. Avrò per sempre il rimorso di averlo convinto a venire in crociera, non voleva. Non voleva nemmeno fare l'escursione al museo del Bardo".
Adesso come sta?
"Non posso alzarmi, sono ferita alla gamba sinistra e ho i ferri. Una pallottola mi ha rotto il gomito destro e ho il braccio ingessato. Mi hanno operato due volte. E adesso dovranno operarmi di nuovo".
Ha potuto parlare con le altre sue colleghe rimaste coinvolte nell'attentato?
"Ho sentito al telefono Antonietta Santoro, che adesso è tornata in Italia. Mi ha raccontato che quella mattina è riuscita a scappare dal museo insieme al marito".
Spera di tornare presto in Italia?
"Sì, non voglio restare qui, voglio tornare a casa dai miei tre figli. Ditemi, vi prego, che è stato soltanto un brutto sogno".
Cos'è successo mercoledì al museo del Bardo? Come sono andate le cose, chi ha sparato?
"Non so dire che cosa è accaduto. Di quella mattina non ricordo nulla".
Suo marito?
"Era alle mie spalle quando sono caduta e non sono più riuscita a voltarmi. Non l'ho più visto. Avrò per sempre il rimorso di averlo convinto a venire in crociera, non voleva. Non voleva nemmeno fare l'escursione al museo del Bardo".
Adesso come sta?
"Non posso alzarmi, sono ferita alla gamba sinistra e ho i ferri. Una pallottola mi ha rotto il gomito destro e ho il braccio ingessato. Mi hanno operato due volte. E adesso dovranno operarmi di nuovo".
Ha potuto parlare con le altre sue colleghe rimaste coinvolte nell'attentato?
"Ho sentito al telefono Antonietta Santoro, che adesso è tornata in Italia. Mi ha raccontato che quella mattina è riuscita a scappare dal museo insieme al marito".
Spera di tornare presto in Italia?
"Sì, non voglio restare qui, voglio tornare a casa dai miei tre figli. Ditemi, vi prego, che è stato soltanto un brutto sogno".