TUNISI - E' stata rinviata a domenica per "ragioni di sicurezza" la riapertura del museo del Bardo a Tunisi, inizialmente prevista per oggi, sei giorni dopo l'attacco rivendicato dallo Stato islamico che ha causato la morte di 21 persone, per la maggior parte turisti, tra cui anche quattro italiani.
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La portavoce del Bardo, Hanene Srarfi, ha comunicato la decisione all'ultimo momento: "Siamo rimasti sorpresi, ma secondo il Ministero degli Interni per motivi di sicurezza non possiamo sostenere l'arrivo dei visitatori".
L'aria che si respirava questa mattina tra la gente comune venuta a testimoniare la propria solidarietà alle vittime sventolando le bandiere delle varie nazionalità coinvolte nella tragedia, era di moderato ottimismo, con i bimbi davanti a cantare "noi siamo il cuore della Tunisia" e le guide e gli operatori turistici a chiedere di non dimenticare che il Bardo è patrimonio di tutti.
Nel pomeriggio all'interno del museo si è svolta una cerimonia ufficiale riservata ai media e alle autorità ma molto affollata e colorata, definita dal curatore del museo, Moncef Ben Moussa, come un atto simbolico e di sfida e messaggio per dire ai terroristi che non hanno raggiunto il loro obiettivo. E tra i presenti si è percepita in modo nettissimo la sensazione di volersi stringere insieme in un abbraccio per dimostrare che la democrazia e la cultura sono più forti del terrorismo.
Alla cerimonia ha partecipato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a Tunisi per qualche ora. Il titolare della Farnesina ha fatto visita anche a Lorena Boni e Anna Abagnale, le due connazionali ferite nell'attacco al Bardo e ancora ricoverate nella clinica Pasteur della capitale tunisina. Boni è "in leggero miglioramento" ma i suoi familiari ancora non sanno quando potrà rientrare in patria.
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Ieri Moussa aveva chiarito che "le tracce dell'attacco di mercoledì al museo non saranno cancellate". Intanto in Rete è stato lanciato un appello per manifestare davanti al museo, nel cuore della capitale.
"Le forze oscurantiste non rappresentano né il popolo tunisino né la Rivoluzione", hanno sottolineato da parte loro gli organizzatori del World Social Forum. E proprio per questo il Forum che si è aperto oggi a Tunisi con gli slogan "I popoli di tutto il mondo uniti per la libertà, l'uguaglianza, la giustizia sociale e la pace" e "In solidarietà con il popolo tunisino e tutte le vittime del terrorismo, contro ogni forma di oppressione" ha voluto concludere la propria marcia, nonostante la pioggia, davanti al museo.
La comunità internazionale potrà dare un segno tangibile della propria volontà di sostenere la Tunisia partecipando alla marcia internazionale in programma domenica prossima proprio a Tunisi.
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La portavoce del Bardo, Hanene Srarfi, ha comunicato la decisione all'ultimo momento: "Siamo rimasti sorpresi, ma secondo il Ministero degli Interni per motivi di sicurezza non possiamo sostenere l'arrivo dei visitatori".
L'aria che si respirava questa mattina tra la gente comune venuta a testimoniare la propria solidarietà alle vittime sventolando le bandiere delle varie nazionalità coinvolte nella tragedia, era di moderato ottimismo, con i bimbi davanti a cantare "noi siamo il cuore della Tunisia" e le guide e gli operatori turistici a chiedere di non dimenticare che il Bardo è patrimonio di tutti.
Nel pomeriggio all'interno del museo si è svolta una cerimonia ufficiale riservata ai media e alle autorità ma molto affollata e colorata, definita dal curatore del museo, Moncef Ben Moussa, come un atto simbolico e di sfida e messaggio per dire ai terroristi che non hanno raggiunto il loro obiettivo. E tra i presenti si è percepita in modo nettissimo la sensazione di volersi stringere insieme in un abbraccio per dimostrare che la democrazia e la cultura sono più forti del terrorismo.
Alla cerimonia ha partecipato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a Tunisi per qualche ora. Il titolare della Farnesina ha fatto visita anche a Lorena Boni e Anna Abagnale, le due connazionali ferite nell'attacco al Bardo e ancora ricoverate nella clinica Pasteur della capitale tunisina. Boni è "in leggero miglioramento" ma i suoi familiari ancora non sanno quando potrà rientrare in patria.
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Ieri Moussa aveva chiarito che "le tracce dell'attacco di mercoledì al museo non saranno cancellate". Intanto in Rete è stato lanciato un appello per manifestare davanti al museo, nel cuore della capitale.
"Le forze oscurantiste non rappresentano né il popolo tunisino né la Rivoluzione", hanno sottolineato da parte loro gli organizzatori del World Social Forum. E proprio per questo il Forum che si è aperto oggi a Tunisi con gli slogan "I popoli di tutto il mondo uniti per la libertà, l'uguaglianza, la giustizia sociale e la pace" e "In solidarietà con il popolo tunisino e tutte le vittime del terrorismo, contro ogni forma di oppressione" ha voluto concludere la propria marcia, nonostante la pioggia, davanti al museo.
La comunità internazionale potrà dare un segno tangibile della propria volontà di sostenere la Tunisia partecipando alla marcia internazionale in programma domenica prossima proprio a Tunisi.
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