Esteri

Tunisi, arrestato capo della cellula jihadista responsabile dell'attacco al museo

Annuncio del governo: il commando, composto da 16 persone, riconducibile al gruppo jihadista Uqba ibn Nafi, alleato dello Stato Islamico. Domenica la marcia "Le monde est Bardo", ci sarà anche Renzi

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TUNISI - Le autorità tunisine ritengono di aver arrestato il leader della cellula terroristica responsabile dell'attentato della settimana scorsa al museo del Bardo. Lo afferma al quotidiano Al Maghreb Rafik Chelli, segretario di Stato presso il ministero degli Interni, che non ha voluto rendere nota l'identità del presunto capo della cellula jihadista. Si tratterebbe di un tunisino residente abitualmente in Belgio.

Il gruppo ideatore e realizzatore del piano sarebbe composto di 16 persone, di cui alcune arrestate, e sarebber riconducibile alla brigata jihadista tunisina Uqba ibn Nafi, diretta dal terrorista algerino Lokman Abou Sakher, attualmente ricercato. Una portavoce del ministero dell'Interno, interpellata dall'agenzia Anadolu, ha affermato che "la cellula mesi fa ha incontrato Abu Sakhr, leader del gruppo militante Uqba ibn Nafi, che di recente ha siglato un'alleanza con Daesh", acronimo arabo per indicare lo Stato islamico, voltando le spalle ad al-Qaeda nel Maghreb islamico.

Nella cellula, ha aggiunto Chelli, militavano almeno due tunisini tornati in patria dai territori di combattimento in Siria a fianco dei jihadisti dello Stato Islamico. E ne facevano parte Jaber Kachnaoui e Yassine Abidi, i due terroristi che hanno eseguito l'attacco al museo, costato al vita a 23 persone, di cui 21 turisti, finendo poi con l'essere uccisi durante il blitz condotto dalle teste di cuoio di Tunisi per liberare gli ostaggi. Chelli ha confermato che è ancora latitante il terzo uomo implicato nell'attuazione della strage, Maher Kaidi. Pare che Kaidi non abbia in realtà preso parte all'azione, per paura o perché non ne ha avuto il tempo.

La cellula sarebbe stata strutturata in quattro gruppi distinti, ognuno con precise competenze. Il primo aveva il compito di individuare gli obiettivi e reperire informazioni utili. Il secondo gruppo era incaricato della logistica e del reperimento di armi ed esplosivi. Il terzo era il gruppo d'azione. Il quarto era addetto a un aspetto divenuto fondamentale come la comunicazione: doveva filmare l'azione e diffondere il video in rete, per la fase della rivendicazione dell'azione terroristica. Il giorno dell'attentato, la polizia tunisina ha arrestato alcuni elementi intenti a filmare.

Chelli ha annunciato inoltre che nel contesto di alta tensione generata dall'attentato sono state adottate dall'unità di crisi misure precauzionali per tutelare ministri e istituzioni, oltre a obiettivi sensibili e vitali come la compagnia aerea Tunisair e le banche. Aumentata la sorveglianza anche nei luoghi visitati da turisti, con pattuglie aggiuntive addette alla vigilanza e alla perquisizione dei bagagli, oltre ai controlli nei punti di entrata e uscita dalle grandi città. Per quanto riguarda nello specifico il Museo del Bardo, Chelli ha dichiarato che i terroristi sono riusciti a penetrare nell'edificio approfittando della molteplicità di punti di accesso. Anche in questo caso, ha aggiunto, la sorveglianza è stata rinforzata. Nella Moschea contigua al museo l'accesso sarà consentito solo agli agenti e ai deputati del vicino Parlamento tunisino.

La comunicazione segue quelle dei giorni scorsi su oltre 20 arresti nelle file jihadiste in Tunisia. Nel frattempo si prepara la marcia internazionale contro il terrorismo di domenica prossima a Tunisi. La parola d'ordine sarà "Le monde est Bardo". Attese a Tunisi molte personalità a livello mondiale, tra cui il premier italiano Matteo Renzi, la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente francese François Hollande. "Le monde est Bardo" vuole esser un messaggio forte per affermare la volontà della Tunisia di superare gli avvenimenti del Bardo e sconfiggere il terrorismo.

Anche l'Unione europea è consapevole di quanto il rischio terrorismo sia concreto e, alla luce dell'attentato di Tunisi, vicino. Per questo, nel rapporto annuale sulle relazioni con i Paesi partner ai confini dell'Unione, si legge come l'Ue sia "decisa a rafforzare la sua cooperazione con la Tunisia nella lotta contro il terrorismo, tramite un dialogo politico ma anche progetti concreti, nell'ambito di un sostegno più ampio alla riforma del settore della sicurezza".

L'Unione europea ribadisce nel documento la sua rafforzata determinazione nell'accompagnare "la costruzione di una democrazia tunisina forte", un processo su cui incombe come una minaccia "l'instabilità in Libia e il numero elevato di tunisini che si sono uniti a gruppi terroristici". Ma l'Ue ha anche una lista di raccomandazioni per le autorità tunisine. Tra queste, accanto all'invito "ad attuare la nuova Costituzione e a preparare le elezioni locali e regionali", l'urgenza di "politica e misure per la riforma del settore della sicurezza, specie di polizia e gestione delle frontiere".

Raccomandazioni che trovano il loro fondamento anche nel ruolo che l'Unione europea ricopre per l'economia tunisina. Nel 2014, si legge ancora nel rapporto, l'Ue si conferma partner commerciale numero uno del Paese, con scambi per 20,36 miliardi di euro. Con Bruxelles "pronta a lanciare negoziati per la conclusione di un accordo di libero scambio completo" dopo aver stanziato, sempre nel 2014, 169 milioni di euro di aiuti alla Tunisia e contando anche per il bilancio 2015 fra i 202 e i 246 milioni di euro complessivi. Cifra a cui vanno sommati altri fondi nel 2014 destinati a società civile e autorità locali (2,4 milioni), rafforzamento di democrazia e diritti dell'uomo (1,2 milioni) e missione di osservazione elettorale (3 milioni). Sempre a favore della Tunisia l'anno scorso l'Ue ha approvato inoltre 300 milioni di assistenza macro-finanziaria.