Il co-pilota voleva distruggere l'aereo. Andreas Lubitz era ai comandi e ha provocato il disastro Germanwings perché voleva togliersi la vita. Ha azionato "volontariamente" la discesa del velivolo. Non ci sono conferme al 100%, ma se l'ipotesi del suicidio del copilota dell'Airbus 320 venisse confermata, non si tratterebbe del primo caso nella storia dell'aviazione commerciale.
Un primo precedente si verificò il 9 febbraio del 1982 quando un DC-8 della 'Japan air lines' precipitò in mare poco prima di atterrare all'aeroporto Haneda di Tokyo. Tutto per colpa di una manovra sbagliata fatta deliberatamente dal comandante, Seiji Katagiri. La commissione d'inchiesta rivelò in seguito che l'uomo nonostante un tentativo di intervento di altri due membri dell'equipaggio, aveva invertito la spinta dei motori a 300 metri dalla pista, facendo precipitare l'aereo in mare. Soffriva di disturbi nervosi. Nell'incidente morirono 24 persone e 150 rimasero ferite.
[[ge:rep-locali:repubblica:110535316]]
Nell'agosto del 1994, l'Atr-42 della Royal Air Maroc, con 44 persone a bordo, tra cui 8 italiani, precipitò vicino Agadir. L'aereo era diretto a Casablanca. Il 'cockpit voice recorder', il registratore delle conversazioni di cabina, rivelò che fu il comandante, Younis Khayati, a causare l'incidente nonostante i tentativi disperati del co-pilota, Sofia Figuiqui, che dopo aver lanciato per ben tre volte il 'may-day', cercò invano di bloccare il comandante.
Il 19 dicembre del 1997 un Boeing 737 partito da Giacarta e diretto a Singapore cadde all'improvviso a Palembang, in Indonesia. Morirono i 104 persone. Le indagini svelarono in seguito che il primo ufficiale fu allontanato dalla cabina e il comandante in seguito a un personale dissesto finanziario ma ancora di più a vicende personali con alcune ombre, decise di farla finita.
Nell'ottobre del 1999, il volo 990 della EgyptAir, partito da New York e diretto al Cairo con 217 persone a bordo, precipitò nell'Oceano Atlantico, al largo dell'isola di Nantucket (Massachusetts), subito dopo il decollo. L'inchiesta della Ntsb (National transportation security board, l'agenzia federale americana che indaga sui disastri aerei) stabilì che il volo fu intenzionalmente sabotato da Gameel El-Batouty, il co-pilota il quale, secondo gli americani aveva manifestato propositi suicidi. Una tesi mai accolta dal Cairo.
Fu seguita la pista del suicidio anche per l'episodio del Pirellone, il 18 aprile del 2002, che fece 3 vittime. Un uomo rovinato finanziariamente, forse a causa di una truffa, precipitò con il suo aereo da turismo contro il palazzo della Regione a Milano.
Il 29 ottobre del 2013 un volo TM470 da Maputo, in Mozambico, a Luanda, in Angola con a bordo 27 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio precipitò mentre sorvolava il Botswana settentrionale. Le indagini svelarono in seguito che il pilota aveva fatto cadere "volontariamente" il velivolo.
Risalendo nel tempo esistono numerosi episodi, anche minori. Nel 1976 un pilota russo fece schiantare un Antonov 2 sull'abitazione dell'ex moglie, che in quel momento non era in casa. Nell'impatto morirono 11 persone. A raccogliere i casi di disastri aerei collegati a suicidi di piloti o di passeggeri è il database dell'Aviation safety network .
Un primo precedente si verificò il 9 febbraio del 1982 quando un DC-8 della 'Japan air lines' precipitò in mare poco prima di atterrare all'aeroporto Haneda di Tokyo. Tutto per colpa di una manovra sbagliata fatta deliberatamente dal comandante, Seiji Katagiri. La commissione d'inchiesta rivelò in seguito che l'uomo nonostante un tentativo di intervento di altri due membri dell'equipaggio, aveva invertito la spinta dei motori a 300 metri dalla pista, facendo precipitare l'aereo in mare. Soffriva di disturbi nervosi. Nell'incidente morirono 24 persone e 150 rimasero ferite.
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Nell'agosto del 1994, l'Atr-42 della Royal Air Maroc, con 44 persone a bordo, tra cui 8 italiani, precipitò vicino Agadir. L'aereo era diretto a Casablanca. Il 'cockpit voice recorder', il registratore delle conversazioni di cabina, rivelò che fu il comandante, Younis Khayati, a causare l'incidente nonostante i tentativi disperati del co-pilota, Sofia Figuiqui, che dopo aver lanciato per ben tre volte il 'may-day', cercò invano di bloccare il comandante.
Il 19 dicembre del 1997 un Boeing 737 partito da Giacarta e diretto a Singapore cadde all'improvviso a Palembang, in Indonesia. Morirono i 104 persone. Le indagini svelarono in seguito che il primo ufficiale fu allontanato dalla cabina e il comandante in seguito a un personale dissesto finanziario ma ancora di più a vicende personali con alcune ombre, decise di farla finita.
Nell'ottobre del 1999, il volo 990 della EgyptAir, partito da New York e diretto al Cairo con 217 persone a bordo, precipitò nell'Oceano Atlantico, al largo dell'isola di Nantucket (Massachusetts), subito dopo il decollo. L'inchiesta della Ntsb (National transportation security board, l'agenzia federale americana che indaga sui disastri aerei) stabilì che il volo fu intenzionalmente sabotato da Gameel El-Batouty, il co-pilota il quale, secondo gli americani aveva manifestato propositi suicidi. Una tesi mai accolta dal Cairo.
Fu seguita la pista del suicidio anche per l'episodio del Pirellone, il 18 aprile del 2002, che fece 3 vittime. Un uomo rovinato finanziariamente, forse a causa di una truffa, precipitò con il suo aereo da turismo contro il palazzo della Regione a Milano.
Il 29 ottobre del 2013 un volo TM470 da Maputo, in Mozambico, a Luanda, in Angola con a bordo 27 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio precipitò mentre sorvolava il Botswana settentrionale. Le indagini svelarono in seguito che il pilota aveva fatto cadere "volontariamente" il velivolo.
Risalendo nel tempo esistono numerosi episodi, anche minori. Nel 1976 un pilota russo fece schiantare un Antonov 2 sull'abitazione dell'ex moglie, che in quel momento non era in casa. Nell'impatto morirono 11 persone. A raccogliere i casi di disastri aerei collegati a suicidi di piloti o di passeggeri è il database dell'Aviation safety network .