Esteri

Papa, Cantalamessa: "Cristiani perseguitati anche nel 2015"

Alla presenza del Pontefice, il padre predicatore ha pregato "per i fratelli di fede" uccisi in Kenya, Nigeria e Siria. Alle 21 e 15 la Via Crucis

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CITTA' DEL VATICANO - Si è conclusa con una preghiera "per i nostri fratelli di fede perseguitati, e per tutti gli 'Ecce homo' che ci sono in questo momento sulla faccia della terra, cristiani e non cristiani" la omelia che padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, ha tenuto, presente il Papa, nella basilica vaticana, durante il rito di rievocazione della "Passione del Signore".

Papa Francesco, che all'inizio della celebrazione è rimasto prostrato sul pavimento, in preghiera, per circa due minuti, ha poi seguito seduto la lettura e il canto del racconto biblico della Passione e, come tutti gli altri, si è inginocchiato a lungo al momento in cui il lettore ha narrato il momento preciso della morte di Cristo sul Golgota. Al rito nella basilica vaticana hanno partecipato cardinali e  vescovi, tra cui Angelo Sodano, Giovanni Battista Re, Jean Louis Tauran, il sostituto alla segreteria di Stato mons. Angelo Becciu, il "ministro degli Esteri" vaticano Gallagher.
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Tra i possibili accenti legati alla passione padre Cantalamessa, come ha fatto anche il Papa nella udienza generale di mercoledì scorso, ha insistito sulla persecuzione dei cristiani, spinto da una attualità tragica in Kenya, in Nigeria, in Siria e in Medio Oriente. Il taglio della predica di Cantalamessa, anche questo bergogliano, è stato improntato alla concretezza. "Per una volta - ha invitato il predicatore - non pensiamo alle piaghe sociali, collettive: la fame, la povertà, l'ingiustizia, lo sfruttamento dei deboli. Di esse si parla spesso, anche se mai abbastanza, ma c'è il rischio che diventino astrazioni". "Per una volta - ha proseguito - pensiamo alle sofferenze dei singoli, delle persone con un nome e una identità precise; alle torture decise a sangue freddo e inflitte volontariamente, in questo stesso momento da esseri umani a altri esseri umani, perfino dei bambini". Quanti Ecce homo nel mondo, quanti che si trovano nelle stesse condizioni di Gesù sotto Pilato, soli, ammanettati, torturati, in balia di militari rozzi e pieni di odio, che si abbandonano a ogni sorta di crudeltà fisica e psicologica, divertendosi a veder soffrire.

"Non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli'".  In un inserto a braccio, il predicatore ha quindi inserito il ricordo della strage, ieri, in un collegio del Kenya di almeno 147 persone, uccise, ha detto, "dalla furia jahidista". E il martirio, ha constatato il predicatore,  sarà la realtà per molti cristiani, "anche la Pasqua di questo anno 2015 dopo Cristo", denunciando inoltre  "la inquietante indifferenza delle istituzioni mondiali e della opinione pubblica di fronte a tutto ciò". "Rischiamo di essere tutti, istituzioni e persone del mondo occidentale, dei Pilati che si lavano le mani".

Gesù, ha spiegato padre Cantalamessa, morì gridando una richiesta di perdono, "è gridata, perché la si oda bene": "Dobbiamo credere che il Padre abbia ascoltato anche questa ultima preghiera sulla croce, e che anche i crocifissori di Gesù, certo non senza essersi prima, in qualche modo ravveduti, e sono con lui in paradiso, a testimoniare per l'eternità fin dove è stato capace di spingersi l'amore di Dio". "Noi cristiani - ha osservato in un altro passaggio - reagiamo inorriditi alla idea che si possa uccidere in nome di Dio", e la Genesi ci presenta un mondo senza violenza, "neppure per vendicare Abele dunque per punire un assassino, è lecito uccidere".

Dopo la predica di Cantalamessa, la celebrazione continua con la preghiera universale, la processione della croce, l'adorazione (sarà il Papa a sollevare il legno e offrirlo alla preghiera dei fedeli) e la benedizione finale. Il rito dovrebbe concludersi poco dopo le 19. Alle 21,15 il Papa celebrerà al Colosseo il rito della via crucis.