MIAMI - Il senatore repubblicano di origini cubane Marco Rubio ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per la Casa Bianca. In una conference call con sostenitori della sua futura campagna presidenziale, Rubio ha affermato di sentirsi "qualificato", la persona giusta, per parlare di futuro agli americani con "competenze uniche". Mentre la democratica Hillary Clinton, che a sua volta ha rotto gli indugi ed è scesa in campo con un tweet, è una "leader del passato". Rubio - illustrando i motivi della sua discesa in campo - dice di voler parlare del domani e di voler difendere l"American Dream', il sogno americano.
Ma non c'è solo la sfida al campo democratico. Rubio è il terzo repubblicano e il terzo senatore a entrare ufficialmente nella corsa per la nomination repubblicana, dopo Ted Cruz (Texas) e Rand Paul (Kentucky). Ma la sua candidatura potrebbe trasformare il rapporto di fiducia e lealtà con Jeb Bush, il suo mentore politico. E spaccare quantomeno l'elettorato della Florida. Perché, considerando la probabile candidatura di Bush, ex governatore dello Stato e figlio e fratello di ex presidenti, molti credevano che Rubio non si sarebbe presentato al nastro di partenza delle presidenziali. Anche per coerenza con il suo passato.
Nella sua biografia An American Son, Rubio ha raccontato ad esempio di quando decise di partecipare alle elezioni del 2010 per il Senato, che per molti sembrava all'epoca azzardata e invece risultò una mossa indovinata, perché Rubio riuscì a battere il democratico Kendrick Meek e Charlie Crist, all'epoca ancora governatore della Florida, che aveva deciso di lasciare il partito repubblicano per correre come indipendente, per poi unirsi al partito democratico nel 2012. Attirando così l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. "Jeb Bush - scrive Rubio - era ancora immensamente popolare nello stato. Se avesse corso, nessuno lo avrebbe sfidato alle primarie. Io, no di certo".
Evidentemente, cinque anni dopo Rubio crede nelle proprie credenziali e non vuole attendere oltre il momento di calare la sua candidatura per la Casa Bianca. Anche perché in caso di vittoria di Bush alle primarie repubblicane, non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere scelto come vicepresidente proprio perché entrambi arrivano dalla Florida. in passato, proprio per allontanare le inevitabili discussioni sul suo "tradimento" nei confronti di Bush, aveva detto in un'intervista alla Cbs: "se correrò per la presidenza, non lo farò contro gli altri, ma perché convinto di avere un'agenda diversa da quella degli altri. E di poter fare un lavoro migliore".
Esattamente il messaggio lanciato oggi dalla Freedom Tower di Miami, luogo storico per la comunità cubana, dove negli anni 60 e 70 migliaia di esuli in fuga dal regime di Castro erano portati per essere registrati e ricevere le prime cure. Di quegli esuli non faceva parte la famiglia di Rubio. I genitori del candidato, nato a Miami nel 1971, arrivarono negli Stati Uniti nel 1956, durante la dittatura di Fulgencio Batista, quando Cuba era ancora il "parco dei divertimenti" dei ricchi statunitensi. Ma a parte questo dettaglio biografico, il giovane Rubio è per molti l'Obama repubblicano, l'uomo capace di avvicinare al partito giovani e immigrati, che negli ultimi anni hanno votato in grande maggioranza per i democratici.
Sicuramente una della "competenze uniche" di cui Rubio potrebbe disporre. Anche se, durante il suo operato al Senato, proprio sulla questione degli immigrati Rubio è stato protagonista di un repentino e controverso cambio di rotta. Rubio è stato infatti componente del gruppo bipartisan di otto senatori che ha scritto la riforma dell'immigrazione, approvata in Senato nel 2013 ma poi bocciata, che avrebbe creato un percorso verso la cittadinanza per milioni di immigrati irregolari che vivono e lavorano negli Stati Uniti da molti anni. L'ostilità dei deputati repubblicani e di una parte della base lo hanno poi spinto a sconfessare quell'approccio, appoggiato invece dal presidente Barack Obama, per sostenere una riforma che, secondo i gruppi in difesa dei diritti degli immigrati, penserebbe soprattutto a rafforzare i controlli alle frontiere, senza preoccuparsi di risolvere il problema degli 11 milioni di persone senza documenti.
Ciò che potrebbe davvero distinguere Rubio dagli altri candidati repubblicani in campagna elettorale è l'attenzione per la politica estera. In Senato, Rubio siede nelle commissioni Esteri e Intelligence, è stato uno degli oppositori più duri della politica estera di Obama e ha dimostrato, più della maggior parte dei suoi colleghi di partito, di essere preparato. In particolare, è uno dei più critici dell'apertura di Washington verso l'Avana, perché non servirebbe, a suo parere, a creare un regime più libero a Cuba. Contrario anche ai negoziati con l'Iran, sul nucleare, Rubio ha criticato insistentemente l'amministrazione per non aver fatto abbastanza per fermare la Russia in Ucraina.
Ma non c'è solo la sfida al campo democratico. Rubio è il terzo repubblicano e il terzo senatore a entrare ufficialmente nella corsa per la nomination repubblicana, dopo Ted Cruz (Texas) e Rand Paul (Kentucky). Ma la sua candidatura potrebbe trasformare il rapporto di fiducia e lealtà con Jeb Bush, il suo mentore politico. E spaccare quantomeno l'elettorato della Florida. Perché, considerando la probabile candidatura di Bush, ex governatore dello Stato e figlio e fratello di ex presidenti, molti credevano che Rubio non si sarebbe presentato al nastro di partenza delle presidenziali. Anche per coerenza con il suo passato.
Nella sua biografia An American Son, Rubio ha raccontato ad esempio di quando decise di partecipare alle elezioni del 2010 per il Senato, che per molti sembrava all'epoca azzardata e invece risultò una mossa indovinata, perché Rubio riuscì a battere il democratico Kendrick Meek e Charlie Crist, all'epoca ancora governatore della Florida, che aveva deciso di lasciare il partito repubblicano per correre come indipendente, per poi unirsi al partito democratico nel 2012. Attirando così l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. "Jeb Bush - scrive Rubio - era ancora immensamente popolare nello stato. Se avesse corso, nessuno lo avrebbe sfidato alle primarie. Io, no di certo".
Evidentemente, cinque anni dopo Rubio crede nelle proprie credenziali e non vuole attendere oltre il momento di calare la sua candidatura per la Casa Bianca. Anche perché in caso di vittoria di Bush alle primarie repubblicane, non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere scelto come vicepresidente proprio perché entrambi arrivano dalla Florida. in passato, proprio per allontanare le inevitabili discussioni sul suo "tradimento" nei confronti di Bush, aveva detto in un'intervista alla Cbs: "se correrò per la presidenza, non lo farò contro gli altri, ma perché convinto di avere un'agenda diversa da quella degli altri. E di poter fare un lavoro migliore".
Esattamente il messaggio lanciato oggi dalla Freedom Tower di Miami, luogo storico per la comunità cubana, dove negli anni 60 e 70 migliaia di esuli in fuga dal regime di Castro erano portati per essere registrati e ricevere le prime cure. Di quegli esuli non faceva parte la famiglia di Rubio. I genitori del candidato, nato a Miami nel 1971, arrivarono negli Stati Uniti nel 1956, durante la dittatura di Fulgencio Batista, quando Cuba era ancora il "parco dei divertimenti" dei ricchi statunitensi. Ma a parte questo dettaglio biografico, il giovane Rubio è per molti l'Obama repubblicano, l'uomo capace di avvicinare al partito giovani e immigrati, che negli ultimi anni hanno votato in grande maggioranza per i democratici.
Sicuramente una della "competenze uniche" di cui Rubio potrebbe disporre. Anche se, durante il suo operato al Senato, proprio sulla questione degli immigrati Rubio è stato protagonista di un repentino e controverso cambio di rotta. Rubio è stato infatti componente del gruppo bipartisan di otto senatori che ha scritto la riforma dell'immigrazione, approvata in Senato nel 2013 ma poi bocciata, che avrebbe creato un percorso verso la cittadinanza per milioni di immigrati irregolari che vivono e lavorano negli Stati Uniti da molti anni. L'ostilità dei deputati repubblicani e di una parte della base lo hanno poi spinto a sconfessare quell'approccio, appoggiato invece dal presidente Barack Obama, per sostenere una riforma che, secondo i gruppi in difesa dei diritti degli immigrati, penserebbe soprattutto a rafforzare i controlli alle frontiere, senza preoccuparsi di risolvere il problema degli 11 milioni di persone senza documenti.
Ciò che potrebbe davvero distinguere Rubio dagli altri candidati repubblicani in campagna elettorale è l'attenzione per la politica estera. In Senato, Rubio siede nelle commissioni Esteri e Intelligence, è stato uno degli oppositori più duri della politica estera di Obama e ha dimostrato, più della maggior parte dei suoi colleghi di partito, di essere preparato. In particolare, è uno dei più critici dell'apertura di Washington verso l'Avana, perché non servirebbe, a suo parere, a creare un regime più libero a Cuba. Contrario anche ai negoziati con l'Iran, sul nucleare, Rubio ha criticato insistentemente l'amministrazione per non aver fatto abbastanza per fermare la Russia in Ucraina.