NEW YORK - Si è dimesso l'inviato dell'Onu per lo Yemen, il diplomatico marocchino Jamal Benomar. La decisione era attesa dopo che martedì il Consiglio di sicurezza dell'Onu aveva ritirato la fiducia a Benomar adottando una risoluzione che chiede ai ribelli sciiti Houthi di lasciare il potere e aveva imposto sanzioni e un embargo sulle armi. Le Nazioni Unite hanno fatto sapere che il successore sarà nominato "al momento appropriato", anche se lo stesso Benomar ha fatto il nome del mauritano Ismail Ould Cheikh Ahmed, attualmente a capo della missione Onu per la lotta contro l'epidemia di Ebola.
FOCUS La guerra in Yemen
Benomar aveva recentemente scatenato l'ira delle petromonarchie sunnite del Golfo, Arabia Saudita in primis, per la gestione fallimentare dei negoziati di pace tra gli Houthi e il governo, sostenuto dagli occidentali, del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Il 26 marzo, poi, una coalizione di 10 Paesi sunniti guidati da Riad ha iniziato un'offensiva aerea contro gli Houthi, che secondo Riad e Washington sono sostenuti dall'Iran e hanno guadagnato tempo con i negoziati solo per poter conquistare ampie aree del Paese. Il 58enne Benomar era stato nominato nell'agosto 2012. In una nota Ban ki-moon ha espresso "grande apprezzamento" per i suoi sforzi alla ricerca di "una soluzione pacifica" per lo Yemen.
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I ribelli ora però aprono a una proposta per il passaggio dei poteri a Khalid Bahah, nominato appena tre giorni fa, il 13 aprile, vice presidente dal capo dello Stato in carica Abd-Rabbu Manosur Hadi, che si è rifugiato in Arabia Saudita. Bahah ha subito invitato le forze armate a sostenere il governo "legittimo" in esilio e ha detto che un cessate il fuoco deve precedere qualsiasi iniziativa di pace. Non verrà presa in considerazione alcuna iniziativa di pace prima del ritorno di Hadi e del suo governo ad Aden, ha aggiunto Bahah. Il vice presidente yemenita ha quindi sottolineato la "necessità" dell'intervento militare in corso e promesso che, dopo aver raggiunto gli "obiettivi strategici", il suo governo metterà fine alla guerra in corso. "Desideriamo una vittoria che sia la vittoria della nostra nazione", ha affermato.
Alcune unità militari, fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, si sono unite ai ribelli sciiti di etnica Houthi che hanno preso il controllo della capitale Sanaa. Secondo fonti della tv panaraba al-Arabiya, l'ex presidente Ali Saleh e i suoi alleati delle milizie sciite Houthi avrebbero accettato una proposta di pace che prevederebbe l'uscita delle milizie dalla capitale Sana'a e da Aden, seconda più grande città del Paese, e la consegna delle armi così come previsto da un'iniziativa dei Paesi arabi del golfo.
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Stando a queste stesse fonti, Saleh e i suoi figli avrebbero proposto la nomina dell'attuale governatore di Sana'a a primo ministro di un nuovo governo e accettato, concordandola con le milizie filo-iraniane Houthi, la formazione di un consiglio presidenziale guidato da Khalid Bhah. L'emittente di proprietà saudita, citando il portavoce del governo yemenita Rajih Badi, aggiunge che "personalità di alto profilo vicine all'ex presidente Saleh hanno chiesto dall'attuale presidente Hadi di farsi da parte".
Il primo aprile scorso, una coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita, ha lanciato una campagna aereo-navale contro i ribelli accusati "di golpe" ai danni del "legittimo" presidente Hadi. I combattimenti in Yemen dopo l'intervento saudita hanno già causato secondo l'Oms 736 morti e 2.719 feriti accertati, ma si teme che il bilancio sia molto più grave. Gli Houthi hanno parlato di più di 2500 morti.
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Ma a Taiz, terza città dello Yemen a sud di Sana'a, ribelli sciiti dell'imam Abdel Malik al Houthi e le milizie che sostengono il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, continuano a combattere violentemente. Secondo quanto riferisce l'inviato dell'emittente televisiva al-Jazeera, si sono udite sparatorie e esplosioni in strada mentre gli uomini di Hadi sono riusciti a prendere il controllo di una postazione militare vicino al carcere della città mentre un ordigno ha colpito una pattuglia di sciiti vicino al palazzo presidenziale e gli uomini di al Houthi non sono riusciti ad arrivare nel centro della città.
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FOCUS La guerra in Yemen
Benomar aveva recentemente scatenato l'ira delle petromonarchie sunnite del Golfo, Arabia Saudita in primis, per la gestione fallimentare dei negoziati di pace tra gli Houthi e il governo, sostenuto dagli occidentali, del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Il 26 marzo, poi, una coalizione di 10 Paesi sunniti guidati da Riad ha iniziato un'offensiva aerea contro gli Houthi, che secondo Riad e Washington sono sostenuti dall'Iran e hanno guadagnato tempo con i negoziati solo per poter conquistare ampie aree del Paese. Il 58enne Benomar era stato nominato nell'agosto 2012. In una nota Ban ki-moon ha espresso "grande apprezzamento" per i suoi sforzi alla ricerca di "una soluzione pacifica" per lo Yemen.
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I ribelli ora però aprono a una proposta per il passaggio dei poteri a Khalid Bahah, nominato appena tre giorni fa, il 13 aprile, vice presidente dal capo dello Stato in carica Abd-Rabbu Manosur Hadi, che si è rifugiato in Arabia Saudita. Bahah ha subito invitato le forze armate a sostenere il governo "legittimo" in esilio e ha detto che un cessate il fuoco deve precedere qualsiasi iniziativa di pace. Non verrà presa in considerazione alcuna iniziativa di pace prima del ritorno di Hadi e del suo governo ad Aden, ha aggiunto Bahah. Il vice presidente yemenita ha quindi sottolineato la "necessità" dell'intervento militare in corso e promesso che, dopo aver raggiunto gli "obiettivi strategici", il suo governo metterà fine alla guerra in corso. "Desideriamo una vittoria che sia la vittoria della nostra nazione", ha affermato.
Alcune unità militari, fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, si sono unite ai ribelli sciiti di etnica Houthi che hanno preso il controllo della capitale Sanaa. Secondo fonti della tv panaraba al-Arabiya, l'ex presidente Ali Saleh e i suoi alleati delle milizie sciite Houthi avrebbero accettato una proposta di pace che prevederebbe l'uscita delle milizie dalla capitale Sana'a e da Aden, seconda più grande città del Paese, e la consegna delle armi così come previsto da un'iniziativa dei Paesi arabi del golfo.
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Stando a queste stesse fonti, Saleh e i suoi figli avrebbero proposto la nomina dell'attuale governatore di Sana'a a primo ministro di un nuovo governo e accettato, concordandola con le milizie filo-iraniane Houthi, la formazione di un consiglio presidenziale guidato da Khalid Bhah. L'emittente di proprietà saudita, citando il portavoce del governo yemenita Rajih Badi, aggiunge che "personalità di alto profilo vicine all'ex presidente Saleh hanno chiesto dall'attuale presidente Hadi di farsi da parte".
Il primo aprile scorso, una coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita, ha lanciato una campagna aereo-navale contro i ribelli accusati "di golpe" ai danni del "legittimo" presidente Hadi. I combattimenti in Yemen dopo l'intervento saudita hanno già causato secondo l'Oms 736 morti e 2.719 feriti accertati, ma si teme che il bilancio sia molto più grave. Gli Houthi hanno parlato di più di 2500 morti.
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Ma a Taiz, terza città dello Yemen a sud di Sana'a, ribelli sciiti dell'imam Abdel Malik al Houthi e le milizie che sostengono il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, continuano a combattere violentemente. Secondo quanto riferisce l'inviato dell'emittente televisiva al-Jazeera, si sono udite sparatorie e esplosioni in strada mentre gli uomini di Hadi sono riusciti a prendere il controllo di una postazione militare vicino al carcere della città mentre un ordigno ha colpito una pattuglia di sciiti vicino al palazzo presidenziale e gli uomini di al Houthi non sono riusciti ad arrivare nel centro della città.
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