NEW YORK - Sei celebri scrittori si sono ritirati dal gala del Pen American Center per protestare contro la decisione della società letteraria americana di assegnare il mese prossimo un premio per la libertà di espressione al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, al centro dell'attacco di terroristi islamisti in cui hanno perso la vita dodici persone. Attacco seguito ad anni di minacce e intimidazioni contro i giornalisti e vignettisti per la pubblicazione di cartoon satirici sul profeta Maometto. Peter Carey, Michael Ondaatje, Francine Prose, Teju Cole, Rachel Kushner e Taiye Selasi non prenderanno parte al ricevimento annuale che si tiene il 5 maggio, secondo quanto rivelato dal New York Times.
Peter Carey, che ha vinto due volte il prestigioso Booker prize, ha spiegato al quotidiano statunitense che decidendo di attribuire il premio a Charlie Hebdo, il Pen va al di là del suo ruolo tradizionale di difesa della libertà di espressione contro la censura governativa. "E' stato commesso un crimine orribile, ma si è effettivamente trattato di una questione di libertà d'espressione tale da richiamare l'attenzione del Pen America?", si è chiesto lo scrittore in una intervista via email al Times. "Tutto questo è stato aggravato dall'apparente abbaglio del Pen rispetto all'arroganza culturale della Francia che non rispetta il suo dovere morale nei confronti di una grande parte della sua popolazione", ha proseguito l'autore, riferendosi alle critiche sulle scelte editoriali del settimanale che troppo spesso hanno preso di mira l'islam e il suo profeta, secondo alcuni. Kushner ha parlato invece di opposizione a "l'intolleranza culturale" del magazine e alla sua promozione di una "forma di visione secolare forzata".
Critiche respinte dall'associazione, secondo la quale l'intento di Charlie Hebdo non è quello di "ostracizzare o insultare i musulmani, ma piuttosto di respingere energicamente gli sforzi di una piccola minoranza di estremisti radicali di mettere off limit un ampio numero di discorsi". "Ci dispiace di non vederli al gala ma li rispettiamo per le loro convinzioni", ha aggiunto.
Peter Carey, che ha vinto due volte il prestigioso Booker prize, ha spiegato al quotidiano statunitense che decidendo di attribuire il premio a Charlie Hebdo, il Pen va al di là del suo ruolo tradizionale di difesa della libertà di espressione contro la censura governativa. "E' stato commesso un crimine orribile, ma si è effettivamente trattato di una questione di libertà d'espressione tale da richiamare l'attenzione del Pen America?", si è chiesto lo scrittore in una intervista via email al Times. "Tutto questo è stato aggravato dall'apparente abbaglio del Pen rispetto all'arroganza culturale della Francia che non rispetta il suo dovere morale nei confronti di una grande parte della sua popolazione", ha proseguito l'autore, riferendosi alle critiche sulle scelte editoriali del settimanale che troppo spesso hanno preso di mira l'islam e il suo profeta, secondo alcuni. Kushner ha parlato invece di opposizione a "l'intolleranza culturale" del magazine e alla sua promozione di una "forma di visione secolare forzata".
Critiche respinte dall'associazione, secondo la quale l'intento di Charlie Hebdo non è quello di "ostracizzare o insultare i musulmani, ma piuttosto di respingere energicamente gli sforzi di una piccola minoranza di estremisti radicali di mettere off limit un ampio numero di discorsi". "Ci dispiace di non vederli al gala ma li rispettiamo per le loro convinzioni", ha aggiunto.